Rassegna Stampa

Pubblicato il 14 aprile 2017 | di Redazione

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Mostra. Fotografia, la Sicilia letteraria di Giuseppe Leone

Il viaggio di Giuseppe Leone nella Sicilia reale e sognata approda a Busto Arsizio con la mostra Neorealismo siciliano (fino al 30 aprile, a Palazzo Marliani Cicogna) nell’ambito del Festival Fotografico Europeo (www.europhotofestival.it ). «Superando i limiti dell’apparenza – dice Leone – ho intrapreso un viaggio di sguardi e silenzi, che costringe l’osservatore a fermarsi ad ascoltali e internazionali. Ha esordito illustrando il volume di Antonino Uccello La civiltà del legno in Sicilia (Cavallotto, 1973). Trre la quieta sonorità di questa terra dove ogni istante è reso eterno». Leone ha collaborato con riviste nazionaa i suoi libri: L’Isola nuda con testo di Gesualdo Bufalino (Bompiani, 1988);L’isola dei Siciliani con testo di Diego Mormorio (Peliti associati, 1995);Immaginario barocco con testi di Salvatore Silvano Nigro e André Chastel (Kalós, 2006); Sicilia, l’isola del pensiero Postcart, 2015). Ha esposto in numerose mostre personali in Italia e all’estero. 

Restu cca è il titolo di una struggente canzone di Carlo Muratori, cantore delle tradizioni del Sud-Est della Sicilia. È il grido di chi non vuole lasciare l’isola nonostante le tante cose storte, nonostante sia una terra «unni lu malu tempu dura tuttu u tempu», come se non ci fosse mai la primavera, quella auspicata da Franco Battiato in un altro testo, con “sangue siciliano”, che ha fatto storia, Povera patria.

Così è stato ed è per Giuseppe Leone, 80 anni, il fotografo della civiltà iblea, che vive nel cuore di Ragusa – dove si arriva fra i campi segnati da secolari muri a secco, carrubi e ulivi solitari – fra le pietre barocche dei meravigliosi intarsi che scolpiscono le chiese e i palazzi di quello che può considerarsi il «Rinascimento siciliano» dopo il devastante terremoto del 1693. «Allora la Sicilia seppe rialzarsi. E Ragusa, nel tempo, sebbene fosse una terra agricola pullulava di vita: ora viviamo il benessere dell’industria, ma siamo poveri in un deserto globalizzato», dice Leone. Eppure Leone è sempre qui.

Ha frequentato Milano, l’editoria che conta (da Bompiani a Electa), ha esposto nella galleria “Il diaframma” di Lanfranco Colombo. Ma la sua terra no, non l’ha voluta mai lasciare: «Vivere a Milano non sarebbe stato per me così stimolante come lo era la mia amata terra d’origine, i cui scorci, forme e colori mi accarezzavano costantemente lo sguardo». Anche se con amarezza e rabbia la vede sempre più «devastata», in un declino che sembra incontrastabile: «irredimibile» aveva detto, profeticamente, Leonardo Sciascia. L’amico Leonardo che con Gesualdo Bufalino e Vincenzo Consolo aveva trovato in Leone uno sguardo per dare un’immagine alle parole (il rapporto fra i tre scrittori e il fotografo è raccontato in Storia di un’amicizia, Postcart, a cura di Giuseppe Prode, pagine 116, euro 22,00). Le fotografie neorealiste di Leone sono intrise di letteratura e spaccati di antropologia, sulle tracce segnate dal poeta e studioso della tradizione contadina e rurale, Antonino Uccello.

«Un giorno – racconta Leone – mi chiamò Enzo Sellerio per visionare il mio lavoro sul paesaggio ibleo. Mi invitò a Palermo in modo da poter osservare attentamente le fotografie, insieme alla moglie Elvira. Era il 1977 quando iniziammo a lavorare al volume, pubblicato nel 1978, con il titolo La pietra vissuta. In uno dei tanti incontri in casa editrice, Sellerio mi presentò Leonardo Sciascia, che dichiarò il suo grande interesse per la provincia iblea. Nello stesso periodo ebbi l’incarico sempre da Sellerio di restaurare e stampare circa cento lastre fotografiche di fine Ottocento che dovevano costituire il corpus di un libro introdotto da uno sconosciuto professore di Comiso, Gesualdo Bufalino, che io non conoscevo e lo stesso Sellerio non aveva certezza della qualità del suo testo. Veniva nel mio studio accompagnato da un amico (né lui né Sciascia avevano la patente) in modo da seguire i lavori.


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“Insieme” esce col n° 0 l’8 dicembre del 1984. Da allora la redazione è stata la “casa di formazione” per tanti giovani che hanno collaborato con passione ed impegno.



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