Attualità

Pubblicato il 15 aprile 2017 | di Silvio Biazzo

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Nel ricordo del Principe della risata

Solo oggi la sua Napoli si ricorda di Lui organizzando per l’evento mostre, convegni, retrospettive, persino l’attribuzione della “Laurea honoris causa” post mortem da parte dell’Università Federico II° di Napoli, il tutto voluto ed orchestrato da Renzo Arbore: l’occasione è stata offerta da una storica ricorrenza, il 15 aprile di cinquanta anni fa, si spegneva colui che ha fatto della risata un’arte, Totò.
15 febbraio 1898 ore 7.30, Antonio Clemente nasce al rione Sanità, un quartiere difficile ieri come oggi ma ricco di tantissima umanità, al n.109 di via Santa Maria Antesaecula in Napoli, da Anna Clemente, nubile e, secondo la “leggenda” da Totò stesso alimentata, da Giuseppe De Curtis, figlio dello spiantatissimo marchese De Curtis, che si era sempre opposto al matrimonio tra il nobile figliolo e la bella popolana.
Esuberante, Totò cresce nei vicoli di Napoli, che preferisce di gran lunga alla scuola: finite le elementari, viene mandato in un collegio ma non arriva neppure alla licenza ginnasiale. È qui che un insegnante, boxando scherzosamente con lui, gli rovina il setto nasale, deviandoglielo, sarà l’emblema perenne della sua inconfondibile “maschera” che lo farà riconoscere ed amare per sempre in Italia e nel mondo. Già da ragazzo si mette a fare vari lavoretti e si avvicina al teatro, anche se come semplice spettatore. Lo affascinano e colpiscono alcuni personaggi comici, che imita benissimo. E nel 1913/14 debutta in uno dei tanti teatrini napoletani con uno lo pseudonimo di Clerment.
Scoppia la guerra, parte volontario, poi ne ha paura, finge un attacco di cuore e resta nelle retrovie. Conosce però ugualmente le durezze e le stupidità della vita di caserma. Quando finisce la guerra torna al teatro e comincia a fare “banda” con mostri sacri come Eduardo e Peppino De Filippo, ed anche Cesare Bixio: chi faceva prosa, chi componeva canzoni, chi si dedicava al varietà. Antonio continua su questa strada e acquista una certa notorietà. La coincidenza vuole che il marchesino suo padre avesse iniziato una sua attività, di agente teatrale, che lo aveva reso economicamente indipendente dalla famiglia consentendogli quindi di riavvicinarsi ad Anna, sua madre. E nel 1921, alla morte del marchese padre, si sposa con lei. Antonio diventa Antonio De Curtis (il riconoscimento vero e proprio sarà però del 1928).
Nel 1924 il marchese Giuseppe De Curtis , il padre, legittima il figlio che, dopo accurate ricerche araldiche, assume i predicati nobiliari di Angelo Ducas Commeno De Curtis. Dai documenti del Comune di Napoli fa cancellare la denominazione in base alla quale era, per la società, Antonio Clemente, di Anna Clemente e di N.N.
Da allora la vita di Totò sarà un turbinio di eventi che è facilmente riscontrare nelle sue molteplici biografie, sarà il Principe della risata, i suoi film oggi sono un “ cult “ e si rivedono per tantissime volte sempre con entusiasmo e piacevolezza, sarà il maestro per decine di comici, imitato sino all’inverosimile: un solo elemento della sua vita ci piace ricordare, la sua estrema magnanimità specie per la sua gente la più povera (venne soprannominato il divo dei poveri).
Tra i suoi lavori ci piace ricordare gli ultimi, per il grande schermo ad. es. Uccellacci e uccellini di Pasolini (si ricordino le stupende sequenze dei tentativi di evangelizzazione dei falchi e dei passerotti, uno dei massimi punti del suo talento), e le celeberrime composizioni “ Malafemmina” e “ a livella”-
Per questa grande interpretazione, realizzata da Totò ormai quasi cieco, vinse nel 1966 una Palma d’oro speciale al Festival di Cannes e un Nastro d’Argento come miglior attore dell’anno. Con Pasolini fece in tempo a girare altri due cortometraggi tra la fine del 1966 e l’inizio del 1967. Oggi di lui a Napoli rimane in una delle viuzze del quartiere Sanità – via Madonna Antesecula – un modesto altarino – una sorta di nostrana “fiuredda” realizzata dalla benevolenza degli abitanti di quello storico quartiere. Totò morì nella sua casa dei Parioli alle 3:25 del mattino del 15 aprile 1967 all’età di 69 anni, stroncato da una serie improvvisa di tre infarti .
Le sue ultime parole furono, secondo Franca Faldini: “T’aggio voluto bene Franca, proprio assaje”, sebbene secondo la figlia Liliana avesse detto “Ricordatevi che sono cattolico, apostolico, romano”.
La sua salma fu vegliata per due giorni da tutte le personalità della politica e dello spettacolo giunte a commemorarlo e a rimpiangerlo. La Fa
ldini raccontò un episodio amaro: il sacerdote che venne nella casa dei Parioli in cui avevano vissuto insieme per 15 anni accettò di benedire la salma ancora calda di Totò soltanto se ella, vedova “biblica”, fosse uscita sul pianerottolo.

 

Tags: piccolo principe


Autore

Silvio Biazzo

Silvio Biazzo

Giornalista Pubblicista dal 1980 , ha collaborato con Radio Insieme, Avvenire, Giornale di Sicilia e Gazzetta del Sud e tv locali, diploma di Maturità Classica, studi universitari in Giurisprudenza , dal 1993 insignito della Onorificenza di Cavaliere dell’ O.M.R.I.



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