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Pubblicato il 20 aprile 2017 | di Simona Brugoletta

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La Pasqua a Comiso: tra culto e folklore

La Pasqua a Comiso, chiamata da tutti  “A Paci”, è molto particolare, poiché avendo origini catalane si svolge esattamente come nel 400’. Fulcro della festa è la chiesa Maria Santissima Annunziata, costruita sui resti di una chiesa bizantina antica preposta all’adorazione di San Nicola. Durante la dominazione spagnola, divenne luogo di culto della Madonna, per questo motivo il suo simulacro, che rappresenta il momento dell’annunciazione, domina l’altare maggiore.  L’altro simulacro della chiesa, invece, rappresenta il Cristo risorto.  Dunque, un’antica usanza catalana  reinterpretata in chiave locale che ha affiancato ai festeggiamenti del Cristo Risorto quelli della Madonna Annunziata, sicché la domenica di Pasqua l’angelo annunzia alla Madonna la resurrezione intonando il “Regina coeli” fra due ali di folla osannante che esplode al momento in cui la Madonna incontra il Figlio risorto, nella cosiddetta “Paci”. La festa, documentata dal 1635, è rimasta sempre uguale; si apre la domenica delle palme con funzioni religiose e processioni. Nei giorni della Settimana Santa si vive già il clima di festa. Il Giovedì con i Sepolcri  adornati da piantine di cereali germogliati al buio che ricordano i legami della festa con i cicli naturali e con il mito greco di Adone. Il Venerdì con le chiese a lutto e un suono sordo annunzia la processione dell’Addolorata e del Cristo morto.  Il Sabato della vigilia la gente partecipa alla Veglia Pasquale seguita da un scampanio prolungato e mortaretti di ogni genere. La festa prosegue con la Notturna, usanza spagnola trapiantata che porta la gente in giro per la città fra musichette e spari di petardi. Ancora colpi di robusti mortai e campane a festa ,annunziano l’alba della Pasqua. Tutti pronti per la sciuta (uscita) dei simulacri di Gesù Risorto e della Madonna Annunziata. Appuntamento sul sagrato dell’Annunziata per la prima “Paci”. I due simulacri si incontrano e due angioletti (due bambini di circa 11 anni), ai piedi dei due simulacri, intonano il canto del “Regina Coeli”. Subito dopo il canto, i due simulacri vengono lanciati uno verso l’altro, per tre volte, accompagnati dal suono gioioso dell’Inno pasquale. Questo rito di alto valore simbolico, arricchito di tutti gli elementi folkloristici che nel tempo si sono consolidati, si ripete per dodici volte nel corso della giornata, ogni qualvolta la processione giunge nei pressi di una chiesa. La processione è lunghissima, dura 14 ore e si conclude intorno alle due di notte: segna in maniera forte i ritmi e la vita della comunità cittadina. La “Paci” si ripete per ben 14 volte per cui tutta la città, a Pasqua, si ferma per un giorno intero.

Concludendo, la Paci di Comiso è riuscita ad ispirare, in tutta la provincia di Ragusa, un vero e proprio momento di sacralità, ma anche un momento suggestivo. Una festa, che proprio perché rispetta in pieno la storia e la tradizione, è  diventata un’eredità genetica da tramandare da padre in figlio.

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Autore

Simona Brugoletta

Sono nata a Ragusa, il 2 Luglio 1976, ho conseguito il diploma di perito commerciale all'Istituto "F. Besta" di Ragusa e poi la laurea in Scienze Politiche indirizzo internazionale presso l'Università degli Studi di Catania. Sono appassionata di diritto e dedita al volontariato.



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