Cultura

Pubblicato il 14 luglio 2017 | di Luca Farruggio

0

Il nuovo libro di Massimo Fazio e quel “titolo” che inganna

Ero scettico, ma sono stato smentito! Un paio di giorni fa ho ricevuto, in dono, il nuovo libro di Salvatore Massimo Fazio: “Regressione suicida. Dell’abbandono disperato di Emil Cioran e Manlio Sgalambro” (Bonfirraro Editore). Avendo letto i precedenti lavori dell’autore catanese, non mi aspettavo nulla di prettamente serio (in senso filosofico, intendo). Invece, ho trovato questo libro illuminante! Proprio Fazio, che ha sempre dichiarato di essere contro le Università, con questo libro ci regala una vera e propria tesi di laurea. Quello che per lui può essere un difetto, per me è stato un pregio. Il libro, infatti, è molto chiaro, denso e preciso.

Fazio analizza due filosofie scomode, isolate e provocatorie. Cioran e Sgalambro vengono studiati da un punto di vista teoretico, storico ed estetico. Sono due pensatori che, forse, in comune hanno solo la solitudine. E’ certo che se i due si fossero incontrati in qualche pub, sarebbe nata una rissa (sempre in senso filosofico, si spera). Tuttavia, non è così per ogni filosofia? Mai una uguale all’altra, ma sempre pronte a scontrarsi o, al massimo, a dialogare.

Però, questi due filosofi si sono incontrati realmente! Non in un pub, ma nella testa di Salvatore Massimo Fazio (anche se con Sgalambro, in realtà, l’autore ha avuto davvero una profonda amicizia, la cui testimonianza è riportata nella prima parte del libro). Forse nessuno può invidiare l’autore, perché si tratta di filosofie che, se non prese con distacco, possono condurre all’angoscia o a una freddezza cinica verso tutto e tutti.

Provo a sintetizzare estremamente le due filosofie senza annoiare i lettori. Cioran valorizza il nulla in opposizione al mondo, il quale però non è altro che una manifestazione dello stesso nulla a cui tutto disperatamente tende a ritornare. Sgalambro identifica Dio col mondo, e nel disprezzare entrambi, trova la grandezza nel pensiero geniale e nel bello che annienta ogni determinazione in qualcosa di vago. Chiunque voglia capire in profondità queste due filosofie, troverà nel libro una analisi coerente, dettagliata e ben scritta.

Eppure, dopo aver letto il libro mi sono chiesto: come mai questo titolo? Nel libro non si parla mai né di “regressione suicida” né di “abbandono di Cioran e Sgalambro”. Così, ho chiamato l’autore chiedendo una spiegazione. Fazio, telefonicamente, mi ha confessato che aderire a queste due filosofie lo ha portato spesso al malessere. Così, anche se incantato da questi due grandi pensatori, ha dovuto attuare un sano distacco umano e filosofico. Con “regressione suicida”, invece, l’autore vorrebbe tornare a quell’istante prima della nascita, in cui ancora il mondo e il pensiero non hanno presa negativa sull’individuo.

In sintesi: il titolo inganna, il libro no!

 

 

Tags: Manlio Sgalambro, filosofia, Emil Cioran


Autore

Luca Farruggio

Luca Farruggio (Catania 1984). Dopo aver conseguito la maturità classica nel 2003 a Ragusa, e aver vinto il primo premio Nicholas Green nella stessa provincia, si è laureato in Filosofia presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano nel 2007, con una tesi sull’utopia scientifica. Qui ha seguito con interesse i corsi di Massimo Cacciari, Emanuele Severino, Giovanni Reale ed Enzo Bianchi. Nel 2006 ha esordito nel mondo della poesia con BUGIE ESTATICHE (prefazione di Manlio Sgalambro e postfazione di Enzo Bianchi) e nel mondo della letteratura con LA SCOMPARSA DI COLMAPOTRA. Nel 2010 ha pubblicato una raccolta di poesie GESU’ AL BAR, vincendo la Targa Antonio Corsaro del Premio Natale Città di Tremestieri Etneo. Nel 2011 è uscita la raccolta A CUORE PURO, in cui l’autore mostra la sua vicinanza al monachesimo di Bose. Sempre nel 2011 consegue la laurea specialistica in Filosofia della Storia al San Raffaele di Milano con una tesi sulla teologia bizantina. Nel 2013 ha pubblicato il suo primo saggio: L'ESICASMO E LA DIFESA DI GREGORIO PALAMAS. Nel Febbraio 2016 è uscita la sua quarta silloge poetica: DELLA LUCE NON CONOSCO IL MISTERO E LA VITA DEL POETA. Nel 2016 ha conseguito il Master di II livello in Didattica della Lingua Italiana presso l'Università Tor Vergata Roma



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna Su ↑