Attualità

Pubblicato il 29 Settembre 2021 | di Mario Cascone

Della cura e salvaguardia del Creato siamo tutti responsabili davanti a Dio

Partiamo dall’assunto che il disordine ecologico è il frutto del disordine morale, che investe l’uomo contemporaneo. Di conseguenza la risoluzione di questo problema non può prescindere dalla dimensione etica, la quale anzitutto deve investire la scienza e la tecnica. Non abbiamo nulla in contrario nei confronti del progresso scientifico, che può certamente servire al miglioramento della qualità della vita dell’uomo. Il problema è che “la scienza non pensa”, come dice Fritz Schumacher. La scienza è in grado di fare sempre di più di quello che deve fare. Essa “può” più di quello che “deve”. Alla base della risoluzione del problema ecologico ci deve essere un profondo dialogo tra scienza, tecnica e riflessione morale. Tutti quelli che propagandano l’idea di una scienza fine a se stessa e di una tecnica lasciata a briglie sciolte sono responsabili anche del disastro ecologico.

Chiaramente la riflessione morale deve anche investire il mondo dell’economia. L’attuale modello di sviluppo economico, che si fonda essenzialmente sulla ricerca del massimo profitto è un modello sicuramente anti-ecologico e, a lungo andare, si ritorce contro l’uomo. L’uomo è la misura, il centro, il fine del sistema economico. Se si smarrisce questa prospettiva, le conseguenze sul piano della salvaguardia dell’ambiente sono nefaste, perché si diffonde la prassi di uno sfruttamento senza limiti delle risorse naturali.

Infine, è chiaro che il problema ecologico investe le responsabilità politiche. I governi appaiono spesso incapaci di programmare interventi che non siano nocivi sull’ambiente. L’impegno politico in questo campo oggi è ancora molto povero. È vero che sono nati dappertutto movimenti politici che richiamano fortemente il problema ecologico, ma è anche vero che non mancano deviazioni e strumentalizzazioni ideologiche di questo movimento ambientalista, che in talune circostanze avalla il rispetto della natura nel campo vegetale, animale, atmosferico, ma non altrettanto, per esempio, nel campo della sessualità umana e della procreazione…

Inquinamento da rumore, stress, smog: questi problemi necessariamente richiedono politiche che ancora purtroppo stentano a decollare, probabilmente perché si devono difendere certi interessi particolaristici in campo economico, che spesso prendono il posto degli interessi comuni.

Certamente un modello etico non può basarsi sulla paura, ma solo su un ruolo creativo della libertà educata al senso della responsabilità, e quindi al dialogo e al rispetto delle cose. Sarebbe da promuovere perciò l’educazione ambientale a scuola, in modo da educare i cittadini ad un uso più corretto delle cose. Più in generale c’è da far crescere una coscienza ecologica, attraverso la collaborazione di tutte le agenzie educative.

Della cura del creato si è responsabili davanti a Dio. È un grave peccato non rispettare le opere del creato. Un peccato che può generare ingiustizie a catena ed è in grado di mettere in pericolo la vita di tante persone. L’etica delle beatitudini ci impegna a vivere nella sobrietà, nella scelta dell’essenziale, nella mitezza con tutti, nella giustizia. Siamo chiamati a riconciliarci continuamente con Dio Creatore attraverso un rapporto sano con le creature, che vanno rispettate nel finalismo impresso ad esse dall’Onnipotente. Non possiamo “appropriarci” delle cose in modo dispotico, ma dobbiamo solo servircene in modo rispettoso e creativo, contemplando costantemente in esse il riflesso della bontà e della bellezza di Dio.

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Autore

Mario Cascone

Sacerdote dal 1981, attualmente Parroco della Chiesa S. Cuore di Gesù a Vittoria, docente di Teologia Morale allo studio Teologico "San Paolo" di Catania e all'Istituto Teologico Ibleo "S. Giovanni Battista" di Ragusa, autore di numerose pubblicazioni e direttore responsabile di "insieme".



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