Attualità

Pubblicato il 23 gennaio 2018 | di Veronica Falcone

0

La rinascita dopo la catastrofe

Una tre giorni intensa, piena di momenti di riflessione, confronto, preghiera, approfondimento, crescita, per recuperare la memoria e proseguire quel processo di “costruzione dell’orgoglio” di una città che è rinata dalle macerie. Il cartellone di eventi, giunto alla quarta edizione, per celebrare il terremoto del 1693 e la rinascita ha preso il via giovedì 11 gennaio, alle 11 nella chiesa di Santa Maria delle Scale, dove si è tenuta la cerimonia commemorativa. Il prefetto Maria Carmela Librizzi ha sottolineato come la nostra terra sia tutt’ora fragile e soggetta a possibili scosse e che è quindi fondamentale essere pronti a fronteggiare il pericolo. Il sindaco Federico Piccitto, ringraziando le associazioni organizzatrici ed in particolare Youpolis Sicilia promotrice della prima edizione dell’evento nel 2015, ha voluto invece sottolineare l’importanza di ricordare, oltre le vittime, le opere di ricostruzione lasciateci in eredità e che ancora oggi possiamo ammirare. Successivamente Ismael Giovanni Scribano, presidente di Youpolis Sicilia e moderatore dell’incontro, ha parlato della memoria come fonte ispiratrice per la Ragusa di oggi e domani; ha inoltre sottolineato come, in un momento di tragedia, il popolo ragusano si riscoprì popolo in senso stretto, riuscendo a vedere una città nuova oltre le macerie.

La giornata è proseguita alle ore 15, quando, per la prima volta, non solo la cattedrale e la chiesa Madre San Giorgio hanno suonato a distesa le campane maggiori in concomitanza con l’ora del sisma; si sono “uniti” i campanili delle chiese SS. Ecce Homo, Santa Maria delle Scale, San Pier Giuliano Eymard, Sacra Famiglia, Anime Sante del Purgatorio, San Francesco all’Immacolata, San Giacomo.

L’aula consiliare del Comune di Ragusa ha invece ospitato “Un venerdì notte alla Quinta ora forte la terra cominciò a tremare… Storie di Distruzione e Rinascita nella Ragusa di Fine Seicento”, incontro tenuto da Saro Distefano e da Giuseppe Cultrera, moderato da Simone Digrandi, direttore del nostro Ufficio delle Comunicazioni Sociali. «Da questo tragico evento, sprofonda una Ragusa ma rinasce un nuovo ragusano», questa la frase con cui Distefano, presidente delegazione Fai di Ragusa, ha voluto iniziare l’incontro. Ci spiega, infatti come «da un momento così tragico e luttuoso la gente sopravvissuta non ha perso tempo nel rimboccarsi le maniche e dare il via ad una rinascita prospera e d’eccellenza». Cultrera, da ricercatore e saggista, invece ha dato testimonianza attraverso le cronache del tempo di come la gente abbia vissuto il momento del terremoto sia a Ragusa che nelle altre città. Secondo quanto ha raccontato, la gravità e il tempo impiegato dal terremoto ha avuto un impatto forte nella memoria dei sopravvissuti, tanto da essere catalogato nello spazio di un miserere.

Al fine dell’incontro tutti i partecipanti si sono spostati presso la cattedrale San Giovanni Battista, dove il vescovo monsignor Carmelo Cuttitta, alle 18.30, ha celebrato la santa messa per commemorare le vittime, concelebrata dai parroci della cattedrale San Giovanni Battista e della chiesa Madre San Giorgio, rispettivamente don Giuseppe Burrafato e don Pietro Floridia, con la partecipazione delle autorità civili e militari, dei rappresentanti dei Comitati Festeggiamenti di San Giovanni e San Giorgio e numerosi fedeli. Al termine della celebrazione, durante la quale il vescovo Carmelo ha fatto un appello al rispetto e all’amore verso la Terra, spesso deturpata da scelte che la danneggiano, ha preso il via una lunga fiaccolata, che ha raggiunto il quartiere barocco di Ibla con diverse fermate di preghiera e riflessione significative: la statua della Madonna in Corso Mazzini, la Chiesa di San Giovanni Lo Vecchio (Sant’Agnese), il Portale di San Giorgio, per entrare poi dentro il Duomo di San Giorgio dove si è tenuto un momento di adorazione e il canto del Te Deum, presieduti dal vescovo Carmelo.

Gli appuntamenti sono poi proseguiti con un convegno dal titolo: “Dal Terremotu Ranni alla Rinascita Barocca: Storie di Arti e Devozione”, e con un incontro, dal titolo: “L’Architettura civile nella ricostruzione post 1693”, con mostra “Echi del Barocco. Le radici internazionali dell’Architettura Siciliana tra ‘600 e ‘700 attraverso la Collezione Musac”.

Come ha ricordato Giorgio Flaccavento, parlare del terremoto significa parlare di noi stessi, della nostra identità. Il tema non sarebbe in fondo comprensibile se non riuscissimo a scardinarne la psicologia della gente che visse quell’evento catastrofico. Marcella Burderi ha invece trasportato tutti nell’atmosfera del terremoto 1693.

Questi dunque i tratti fondamentali di tre giorni pieni di significato; il cartellone di eventi è stato organizzato da diversi partner in una sinergia pluridisciplinare: il Comune di Ragusa, il Libero consorzio comunale di Ragusa già Provincia regionale, l’associazione Youpolis Sicilia (capofila), la Biblioteca diocesana Mons. Francesco Pennisi, l’associazione Astraco che gestisce il Musac di Palazzo La Rocca, l’ufficio Comunicazioni sociali della Diocesi di Ragusa, la cattedrale San Giovanni Battista, la parrocchia Chiesa Madre San Giorgio e i rispettivi comitati festeggiamenti ed associazioni.

Tags: ,


Autore

Veronica Falcone

Veronica Falcone, nata a Ragusa il 04/05/1986, dottore in Archeologia Classica con laurea magistrale conseguita presso l’ Università degli di Catania. Iscritta regolarmente all’Albo dei Restauratori indetto dal MiBACT Ministero dei Beni e le Attività Culturali e del Turismo; ha svolto attività archeologiche in Italia e all’estero per campagne di scavo archeologico internazionali; collaboratrice esterna presso la Soprintendenza di Ragusa, Siracusa e Catania. Ha svolto e continua a svolgere attività di giornalismo presso diverse testate giornalistiche locali e non. Attualmente svolge servizio di collaborazione giornalistica presso Radio Karis. Le sue passioni sono l'amore per l’Arte e la letteratura. Predilige un giornalismo d’inchiesta ed attento alle problematiche del territorio. Ha a cuore la fruizione e valorizzazione del nostro patrimonio culturale.



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna Su ↑