Papa Francesco e l’accoglienza ai clandestini
L’inizio della primavera ha comportato una ripresa degli sbarchi a pieno regime. Le nostre coste sono teatro di innumerevoli barconi di clandestini provenienti dal Nord Africa dove la crescente instabilità politica ed economica è la causa principale di questa immigrazione.
Dall’inizio di marzo sono stati salvati 3700 profughi, di cui 1100 bambini. Molte imbarcazioni affondano, altre si salvano ma i clandestini arrivano ammassati, stremati dalla fame e in condizioni igieniche proibitive. Giunti in Sicilia vengono rimpatriati nei paesi d’origine perché privi del permesso di soggiorno; alcuni riescono ad eludere i controlli e cercano di rifarsi una vita cercando un lavoro onesto, altri invece diventano criminali. In particolare la Sicilia sta diventando terra di sbarco, luogo di detenzione e a volte anche terra di passaggio.
A ciò si aggiunge il problema umanitario, i continui muri alzati contro chi fugge da guerre e miserie è segno che si è rotto un sistema educativo trasmesso dai nostri nonni e che sarebbe bene ricostruire. Anche il nostro Pontefice non perde occasione per parlare dell’emergenza immigrazione, cercando di sensibilizzare gli animi all’integrazione; non per niente ha scelto Lampedusa come meta del suo primo viaggio proprio per mettere la centro del suo pontificato l’accoglienza ai forestieri. Bisognerebbe ascoltare le storie di ognuno di loro per capire quanta sofferenza c’è dietro questi viaggi della speranza e vergognarci come essere umani, figli di Dio, per aver calpestato la dignità di questa gente costretta ad affrontare viaggi, subire ricatti per poi morire in mare o vedersi sbattuta una porta in faccia. Papa Francesco ha infatti chiesto perdono per le istituzioni che non tutelano i nostri fratelli, che cercano solo di essere custoditi.
Il grado di progresso di una civiltà si misura proprio dalla capacità di custodire la vita. “Respingere gli immigrati è un atto di guerra” questo l’appello del Papa a favore dell’accoglienza e condanna duramente coloro che li respingono. Bisogna superare sospetti e paure, ma soprattutto bisogna attuare una cooperazione tra Stati in modo da gestire il problema a livello internazionale e sconfiggerlo definitivamente. Nei suoi vari discorsi il Pontefice paragona la situazione del migrante a quella della Sacra Famiglia. ”Gesù, Maria e Giuseppe”, spiega papa Francesco, “hanno sperimentato che cosa significhi lasciare la propria terra ed essere migranti: minacciati dalla sete di potere di Erode, furono costretti a fuggire e a rifugiarsi in Egitto”. Logicamente l’arrivo di migranti, profughi, richiedenti asilo e rifugiati suscita nelle popolazioni locali sospetti e ostilità.
Nasce la paura che si producano sconvolgimenti nella sicurezza sociale, che si corra il rischio di perdere identità e cultura, che si alimenti la concorrenza sul mercato del lavoro o, addirittura, che si introducano nuovi fattori di criminalità”. Concludendo occorrono quindi seri gesti fraterni e di comprensione umana, in modo da creare un futuro migliore per noi e per le generazioni future.
