9 maggio: non solo un anniversario
“Carissima Madre Ester, carissime sorelle, si rinnova oggi per noi un evento che non riesce mai a perdere il carattere della sorpresa e della novità: la professione perpetua di tre Suore …”
È con le parole di saluto e di affetto del vescovo monsignor Giuseppe La Placa rivolte alla nostra Madre Generale che vorrei cominciare per condividere con i lettori quanto vissuto lo scorso mese nel lieto evento della professione religiosa perpetua di tre suore del Sacro Cuore, celebrati nella parrocchia San Francesco d’Assisi in Ragusa. Una sorpresa e una novità perché vi sono ancora giovani che rispondono al Signore con la totalità della propria esistenza e perché la vita religiosa, sorretta dall’azione dello Spirito Santo, rientra a pieno titolo nel solco di quella chiamata rivolta a tutti gli uomini ossia «partecipare alla costruzione del sogno di Dio: la felicità!».
Il 9 maggio dunque, è per noi, Suore del Sacro Cuore di Gesù di Ragusa, il giorno della Rinnovazione del nostro sì che si eleva da ogni parte del mondo in rendimento di grazie a Dio per l’opera iniziata con Maria Schininà nel lontano 1889 proprio con la fondazione dell’Istituto in Ragusa e quest’anno segnato dal sì in perpetuo di tre suore le quali, se pur «appaiono così distanti dal mondo di oggi, con la loro definitiva consacrazione in realtà si piazzano nel cuore del mondo, perché il cuore del mondo è Colui al quale si offrono in spose: Cristo Gesù» (dall’omelia del Vescovo 9.05.22). Non soltanto un anniversario, che di fatti si presta come occasione per riportare alla memoria un evento, lembi di vita, di scelte, di significati che edificano un corpo perché su quelle fondamenta si costruisce, soprattutto perché un anniversario non è mai un traguardo ma una nuova ripartenza.
Un contesto celebrativo internazionale quello vissuto da noi Suore e dal popolo di Dio convenuto per l’occasione, sobrio e allo stesso tempo traboccante di vita, di sacralità, di compostezza e vivacità, i cui gesti apparentemente normali, riempiti di luce immensa, di dignità, di grazia comunicano più delle parole, gesti che rimandano ad una presenza: quella di Cristo incontrato e mai lasciato, che ha fatto sì che diventasse la pietra d’angolo su cui far poggiare tutta la costruzione.
Un “sì” per sempre detto da Sr Liva, Sr Francisca e Sr Chidinma con una forza dirompente tale da lasciar cadere ogni dettaglio costringendoci quasi a guardare con maggiore attenzione a ciò che rimane, guardare all’Essenziale!
Cosa di fatto abbiamo celebrato il 9 maggio? Riporto testuali parole di S. E. il Vescovo: «l’amore incondizionatamente fedele di Dio che prescinde dai nostri meriti, dal nostro impegno, dalla nostra buona volontà o dalle nostre azioni giuste e lodevoli». E ancora […] «la vostra vita religiosa, carissime sorelle, a partire da questa professione solenne, dovrà essere un’adesione d’amore totale ed incondizionata all’amore di Dio. Il vostro amore per Gesù, per il suo Sacratissimo Cuore, come quello della Madre Schininà, dovrà essere teso ad un’ascesi tale da conformarvi a Gesù crocifisso, gustando la gioia della croce, per dare gloria a Dio, dovrà coinvolgere gli affetti, la volontà, l’intelligenza, le vostre forze. È un sacrificio completo di fedeltà e di lode che dovrete vivere in piena libertà, sorrette dalla grazia. Divenendo povere di voi stesse, nutrendo l’amore per Gesù attraverso la castità. Il cuore casto è un cuore che ama ogni persona come la ama Dio, è un cuore capace di «farsi tutto a tutti», un cuore che non fa differenze di persona, che bandisce le maldicenze e che ama con benevolenza e nella verità».
Il vescovo ci ha offerto parole forti, chiare e per questo lo ringraziamo perché in un mondo dove tutto è messo in discussione si fa presto a confondere la verità con le opinioni, ciò che rimane stabile ed è pietra portante con ciò che è perituro e passa con lo scorrere del tempo. Mi piace sottolineare come fil rouge di tutta la celebrazione sia stato il rimando all’Unico essenziale, a Colui che si “prende cura” dell’umile filo d’erba, il quale apre il nostro cuore ad un orizzonte diverso. Per noi che lo seguiamo nella vita religiosa l’orizzonte è la Fraternità: «d’ora in poi tutto sarà in comune tra voi» esclama la Madre Generale a sigillo della solenne benedizione che il Celebrante rivolge alle neoprofesse «dove al primo posto vi è la relazione con Dio “stare con Lui, rimanere nel Suo amore” e così abitare il Cuore Sacratissimo di Dio nella preghiera e nella carità fraterna. Questa è la radice della vostra fedeltà, di quel per sempre che accompagnerà la nostra vita».
A Cristo nostro maestro e sposo che ci ha donato il suo Spirito e, per mezzo di lui, il nostro carisma per la missione, che dà senso alla nostra vita e ci invita a vivere una spiritualità incarnata nella realtà, chiediamo di confermarci nella profezia di quei valori evangelici che vanno spesso contro corrente. Una sfida a cui non vogliamo rinunciare e a cui vogliamo dare una risposta perché qui e ora si gioca la partita della felicità!
Sr Laura Di Noto
