“Si può fare” Nasce il parco Alessandro Licitra
La notizia è nota. Ne hanno riferito praticamente tutte le testate giornalistiche locali, oltre al passa parola sui social: il 21 dicembre scorso è stato inaugurato il parco urbano “Alessandro Licitra”. Si trova al quartiere Pianetti, per la precisione è ricompreso tra le vie Alberto Sordi e Australia. Il merito è di molti, ed in particolare di Giovanni Moltisanti.
Andiamo per ordine. Il parco è intestato ad Alessandro Licitra, un giovane ragusano, studente e giocatore di tennis, figlio di Loredana e del conosciuto Giorgio, medico ortopedico. Alessandro è morto troppo presto, a 23 anni, nel dicembre del 2023, per un male che non gli ha dato scampo.
Alessandro era fidanzato con Francesca Moltisanti, la figlia di Giovanni e coetanea di Alessandro.
Questo legame, troncato troppo presto, ha spinto Giovanni Moltisanti, molto noto in città perché imprenditore nel settore informatico oltre che impegnato nel sociale e nella politica locale, a fare qualcosa. Per ricordare Alessandro.
Contattato il Comune di Ragusa e fatto appello ad imprese e cittadini, Giovanni ha fatto partire una macchina organizzativa che lo scorso mese di dicembre (ad un anno dalla morte di Alessandro) ha portato alla formale inaugurazione del parco, presente il sindaco Giuseppe Cassì. Chiari i ruoli: l’amministrazione comunale ha fornito il terreno, del quale è proprietaria, oltre agli allacci idrico e elettrico. I privati hanno fornito tutto il resto per far diventare quel pezzo di campagna dell’altopiano un parco. Ovvero gli alberi, i cespugli, le panchine, i giochi dei bambini, la tabellonistica, l’area fitness, i vialetti.
È nato un parco. Adesso si tratterà di farlo vivere, in memoria di Alessandro.
In tal senso già nella prossima primavera saranno numerose le iniziative, e le più varie. Molti amici di Giovanni Moltisanti hanno già preso impegno con lui per organizzare e produrre momenti significativi.
Questa vicenda è onusta di significati. Sull’eterna domanda del perché si può morire a 23 anni quando hai davanti una vita di successi. Alessandro, ottimo giocatore di tennis, era parte di un gruppo molto ampio che ruota attorno a Sky e nel quale si discute di tennis ad alti livelli. Alessandro, da sempre appassionato di cucina, aveva avviato un blog per discutere di ricette ed esperimenti culinari con oltre tremila follower.
Alessandro era il classico bravo ragazzo, amato da tutti. Ma è morto a 23 anni.
Eppure, in questo mio articolo voglio prendere spunto dalla vicenda, indubbiamente drammatica, di Alessandro Licitra. Quanto voglio evidenziare è l’iniziativa di quanti, avendolo conosciuto, hanno voluto ricordarlo con l’idea, poi il progetto e infine la realizzazione del parco nella zona Pianetti.
Ovvero che, volendolo, si può fare. Si può fare del bene, si può fare qualcosa utile a tutti, si può fare anche quanto all’apparenza è difficile perché coinvolge la burocrazia, la sfera pubblica, la necessità di spendere migliaia di euro.
Eppure si può fare, tant’è che si è fatto. Si è fatto un parco che è manifesto della positiva e pacifica collaborazione tra il pubblico (in questo caso il Comune di Ragusa), e il privato (in questo caso la famiglia di Alessandro e della sua fidanzata) insieme a decine e decine di imprese e di cittadini che hanno dato una mano.
Non è scontato. Non lo è per nulla. E l’esserci riusciti, con gran parte del merito da assegnare al dottor Moltisanti, dimostra che uomini e donne di questa città possono, volendolo, fare cose belle, utili, interessanti. È un esempio il parco Alessandro Licitra. Un buon esempio da indicare a tutti, da far diventare idea conduttrice, manifesto della buona volontà e dell’animo gentile e al contempo fattivo di uomini e donne di buona volontà. Così facendo quel meraviglioso sorriso di Alessandro rimarrà eterno, e sapendolo nella pace del Signore, sorridere anche noi rivolgendogli un pensiero.
Un segnale di speranza e di futuro che scava nella memoria. Un piccolo miracolo laico di una comunità e di una città che riesce ancora a stupire. Ed è proprio il senso di comunità, oltre a quello di voler perpetuare la memoria di Alessandro, che emerge con forza da questa storia. Un parco è quanto di più bello possa desiderare un quartiere per diventare una comunità. Quanto accaduto in via Australia non è però un caso isolato. Nel quartiere San Giovanni, da anni, opera infatti un’associazione “Insieme in città” che genera speranza provando proprio a ricreare un senso di comunità che, per tanti motivi, rischiava di perdersi. In queste due esperienze si coglie un filo conduttore che unisce un centro storico che ha cambiato pelle e la parte moderna di una città che si allunga verso le sue periferie. Due esperienze che seminano speranza e alle quali hanno dato un contributo importante, se non decisivo, due personalità della nostra comunità ecclesiale come Giorgio Flaccavento (“Insieme in città” è nata dall’esperienza dei “Venerdì Insieme” promossi anche con il contributo di questa testata) e Giovanni Moltisanti cresciuto nell’oratorio salesiano e nella Comunità Don Bosco.
Ragusa non è nuova a questi slanci di generosità. Il pensiero va infatti anche all’Avis che continua a offrire sangue e salute a chiunque ne abbia bisogno e a quel progetto Icaro che, con una raccolta di fondi partecipata e trasparente cui aderirono migliaia di cittadini, consentì di regalare all’ospedale la tecnologia per poter sottoporre alle cure necessarie i malati di tumore.
Spesso il termine identità è usato a sproposito, quasi come a voler escludere qualcuno. A Ragusa c’è invece un’identità che include, fa memoria, semina speranza, crea futuro. E ci rende orgogliosi di appartenere a questa comunità.

