Vita Cristiana

Pubblicato il 28 Gennaio 2025 | di Alessandro Bongiorno

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Il terremoto, la rinascita, una città

Il terremoto che 332 anni fa distrusse il Val di Noto è una tragedia che ha segnato la storia di questa parte della Sicilia. Ha causato distruzione, dolore e lutti ma ha anche rappresentato l’occasione per una rinascita civile, architettonica, urbanistica e sociale e ha finito per avviare un cammino nuovo lungo il quale, ancora oggi, si muovono le nostre comunità. Nell’anno del Giubileo della Speranza e del Giubileo della nostra Diocesi, anche la commemorazione di quell’evento così drammatico (storici e sismologi concordano nel definirlo il terremoto più forte mai registrato nell’intero territorio italiano) è stata un’occasione per andare alle radici della ragusanità che sono profondamente innestate nella fede che ci hanno tramandato i nostri padri. E così la scelta delle parrocchie San Giovanni Battista e San Giorgio di celebrare insieme questo evento mettendosi in pellegrinaggio dietro i due compatroni è stato molto più di un momento celebrativo o di un’occasione per una foto da affidare ai social. In tanti hanno voluto esserci anche per unire le preghiere e affidare la città alla protezione dei due compatroni. Il programma è stato curato in ogni dettaglio con il supporto dei parroci don Giuseppe Burrafato e don Giuseppe Antoci e ha finito con il coinvolgere, come era giusto che fosse, l’intera città. Che si è sempre sentita una e ha sempre onorato i suoi due patroni, al di là delle narrazioni distorte o degli eccessi campanilistici di qualcuno. Le processioni con i due compatroni hanno, piuttosto, offerto la conferma delle grandi potenzialità della religiosità popolare quando viene spurgata di quegli elementi che la appesantiscono inutilmente e la indirizzano, impoverendola, verso orizzonti per lo più folcloristici.

Quelle vissute nei giorni della commemorazione del terremoto dell’11 gennaio sono state celebrazioni sentite alle quali hanno preso parte anche le istituzioni. Lo stesso è avvenuto anche a Vittoria, Comiso e in altri centri colpiti dai terremoti del 1693. Celebrazioni che hanno unito aspetti religiosi e civili. In tutte le chiese si è pregato per le vittime di quei terremoti affidandole alla Misericordia di Dio. Il Vescovo monsignor Giuseppe La Placa, nell’omelia del suo solenne pontificale, ha ricordato come la fede non sia «una ninna nanna che ci culla per farci addormentare, ma un fuoco acceso per farci stare desti e operosi. Non dispensa una falsa pace intimistica, ma accende un’inquietudine che ci mette in cammino, ci spinge ad aprirci a Dio e ai fratelli e proprio come il fuoco, mentre ci riscalda con l’amore di Dio, vuole bruciare i nostri egoismi, illuminare i lati oscuri della vita, consumare falsi idoli che ci rendono schiavi. Chiediamo al Signore, per intercessione della Vergine Maria e dei nostri santi patroni San Giorgio Martire e San Giovanni Battista, di tenere sempre viva in noi – ha aggiunto il Vescovo – la fiamma della fede affinché con la nostra testimonianza possa portare a tutti il fuoco dell’amore di Dio che riscalda il cuore e rende bella la vita».

Tra le iniziative inserite nel programma di Ragusa anche la camminata della speranza, curata dall’ufficio diocesano per la Pastorale del tempo libero, Turismo e Sport. È stato un altro evento, anche questo con lo stile del cammino e del pellegrinaggio, che non ha mancato di attirare l’attenzione dei partecipanti i quali, a piedi dalla cattedrale al duomo, hanno voluto rendere onore ai due compatroni e ricordare le vittime del grande terremoto del 1693.

In tutti la sensazione che da quella terribile giornata di 332 anni fa, Ragusa e la Sicilia Orientale abbiano saputo rinascere a nuova vita. La ricostruzione, come è noto, avvenne sia riprendendo le trame caratteristiche delle piante medioevali sia aprendosi alla magnificenza del barocco che nel 2002 è stato proclamato dall’Unesco patrimonio dell’Umanità. Ragusa custodisce 18 beni (14 dei quali a Ibla) e l’intero centro storico è classificato come patrimonio dell’umanità. Se oggi Ragusa, Noto, Catania, Siracusa e moltissimi altri centri grandi e piccoli della Sicilia sud/orientale possono vantare un favoloso patrimonio artistico, lo devono a quella ricostruzione che mise in piedi veri portenti di arte tardo barocca. Un messaggio di speranza che, nell’anno dei due Giubilei, era giusto rilanciare.

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Autore

Laureato in Scienze politiche, giornalista professionista, redattore della Gazzetta del Sud, già condirettore di Insieme e presidente del gruppo Fuci di Ragusa



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