Come vivere il Vangelo anche nell’impegno politico
La politica è una cosa sporca: questo slogan circola parecchio tra la gente, e in particolare tra i cristiani, i quali, pur consapevoli dell’importanza dell’impegno politico, preferiscono dedicarsi ad altre cose più “pulite”, lasciando questo compito ad altri, che magari fanno meno gli “schizzinosi” e non sono motivati da ideali evangelici
Le indicazioni del Magistero vanno però nella direzione dell’invito all’impegno. Giovanni Paolo II, nella Christifideles laici, affermava: “Le accuse di arrivismo, di idolatria del potere, di egoismo e di corruzione che non infrequentemente vengono rivolte agli uomini del governo, del parlamento, della classe dominante, del partito politico; come pure l’opinione non poco diffusa che la politica sia un luogo di necessario pericolo morale, non giustificano minimamente né lo scetticismo né l’assenteismo dei cristiani per la cosa pubblica” (n.42).
Le parole del Papa sono un invito esplicito e forte a dedicarsi anche al servizio politico, che costituisce soprattutto per i laici un preciso dovere morale: i cristiani che vivono nel laicato, infatti, hanno il compito di ordinare questo mondo secondo il progetto di Dio. Essi si santificano non a prescindere dalla loro presenza nel mondo, ma proprio grazie ad essa, in quanto l’indole secolare costituisce l’essenza della loro vocazione. I discepoli di Gesù perciò non fuggono dal mondo né delegano completamente ad altri il compito di governarlo secondo giustizia; essi compiono la loro parte, immergendosi tra le pieghe di questa storia con lo stile evangelico del sale e del lievito, al fine di essere davvero “luce del mondo”.
I cristiani sono chiamati ad essere “l’anima” di questo mondo, come dice meravigliosamente il testo della lettera a Diogneto, che così ne delinea la presenza nella storia: «Prendono parte a tutti gli obblighi come cittadini, ma tutto sopportano come stranieri; obbediscono alle leggi costituite, ma con il loro modo di vivere superano le leggi. Portano amore a tutti e da tutti sono perseguitati. Insultati, benedicono; oltraggiati, rispondono con riverenza; fanno del bene e sono puniti come malfattori; puniti, godono come se fossero colmati di vita. Per dirla in breve, ciò che è l’anima per il corpo, questo sono i cristiani per il mondo».
L’impegno politico dei cristiani può assumere diverse forme: si va infatti dal dovere di votare secondo coscienza all’impegno pre-politico del volontariato nel sociale, dal prendere parte a raggruppamenti politici all’assumere forme dirette di servizio politico. In ogni caso però deve essere chiaro che quando i cristiani, individualmente o in gruppo, assumono un impegno politico, lo fanno a nome proprio, e non della Chiesa. Svolgono certamente il loro servizio da cristiani, ma non lo fanno a nome della Chiesa, la quale “in nessuna maniera si confonde con la comunità politica e non è legata ad alcun sistema politico” (Gaudium et spes n.76).
In questo senso la politica ha una sua “laicità”, in quanto obbedisce a leggi proprie, che godono di una loro necessaria autonomia. Dal Vangelo il cristiano desume i criteri di giudizio e la luce di verità con cui vagliare criticamente ogni sistema politico e perfino ogni decisione o comportamento in questo campo, ma non può pensare di desumere le soluzioni tecnico-operative per i vari problemi da affrontare. Il Vangelo infatti si pone al di sopra dei sistemi e delle soluzioni operative, nel senso che tutte le trascende e non ne assolutizza nessuna.
Su questa base si capisce facilmente che non ha senso parlare di una politica cristiana, perché la politica in sé non è né cristiana né non cristiana. Ha più senso parlare di impegno politico dei cristiani, in quanto “cristiano” non è un aggettivo o un’etichetta, che si appiccica ad una realtà per farla apparire più buona. Cristiano è un sostantivo, è sempre il nome di una persona, che si sforza di vivere la sua coerenza al Vangelo anche in questo delicato e intricato campo dell’impegno politico. Ma l’azione politica è sempre così imperfetta che dobbiamo guardarci bene dall’identificarla con il nome di Cristo. Essa è però un’azione grande, che nessun cristiano può eludere dal suo quotidiano impegno per far crescere il Regno di Dio.
Un vero cristiano, che ha trascorso la sua vita nell’impegno politico conducendo una vita da asceta e contemplativo, Giorgio La Pira, diceva: «La politica è l’attività umana più alta dopo quella dell’unione intima con Dio. Essa è lo strumento per costruire case dove volersi bene, ospedali dove guarire, imprese dove lavorare, scuole dove apprendere, chiese dove pregare, tribunali dove essere trattati con giustizia».
