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Pubblicato il 31 Luglio 2025 | di Saro Distefano

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Il mare è di tutti ma non ditelo ai ragusanini mezzi borghesi

Siamo in piena estate. E per quanti sforzi si facciano (privati commercianti, amministrazioni pubbliche, associazioni culturali) per far durare l’estate, la nostra estate fino a tutto settembre, in realtà noi ragusani siamo rimasti molto legati alle antiche tradizioni: si scende a Mazzarelli ai primi di luglio e si torna a Ragusa per San Giovanni a fine agosto.

La nostra estate quella è: molti in città (ed alcuni con autobus e mezzi pubblici vanno e vengono dalle spiagge), alcuni in campagna (fortunati e furbi) e molti al mare.

Tra questi ultimi una bella percentuale è di ragusani che posseggono la casa delle vacanze. Certo, molti di loro alla domanda “dove abiti in estate?” rispondono serenamente “al mare, a Marina” per poi scoprire che la loro villetta è a tre chilometri dalla spiaggia, per raggiungere la quale non possono fare a meno dello scooter o dell’automobile (cercando parcheggio e utilizzando lo stesso tempo di chi parte e torna a Ragusa). La bicicletta solo quelli che hanno i polpacci di ferro.

Tra i proprietari di casa a Marina di Ragusa già Mazzarelli ci sono poi quelli che, per meriti loro o più spesso grazie all’eredità della fatica paterna, si possono vantare della casa prossima alla gialla spiaggia. Beati loro. Sia che la vivano, sia che decidono di affittarla (coi prezzi di Marina significa che in tre mesi d’estate incassano quanto una piccola industria in un anno…). E infine, tra questi proprietari di casa dirimpetto al Mediterraneo, ce ne sono alcuni che hanno da anni lanciato una campagna: fuori i mau mau.

Nel caso in ispecie, i mau mau non sono quelli della Storia, ovvero i guerrieri indipendentisti del Kenia degli anni 50 così appellati Mau Mau dai loro nemici inglesi, convinti di denigrarli. No. I mau mau ai quali i residenti a Marina di Ragusa hanno dichiarato guerra sono solo e soltanto i mille, mille volte mille siciliani che abitano nel resto della provincia o nelle provincie vicinorie e la domenica (pochi anche nel resto della settimana) vanno a Marina. Parcheggiano, stanno un’intera giornata in spiaggia, e poi al calar del sole tornano a casa dopo aver lavato i piedi dalla sabbia con l’acqua del mare raccolta nei secchielli o nelle bottiglie di plastica. Durante la giornata in riva al mare mangiano e bevono quanto portato da casa o quanto comprano nelle cento e cento botteghe, rivendite, supermercati che offre la piazza mazzariddara.

Perché la battaglia contro costoro? Perché, a sentire i ragusani della medio/alta borghesia che vorrebbero Marina di Ragusa tutta per loro e solo per loro, costoro sporcano e producono rifiuti.

Ed è vero: sporcano con la sabbia che riversano sul lungomare per il tramite delle infradito, e producono rifiuti che i cestini predisposti dal Comune non sempre riescono a contenere.

E solo per questo si devono combattere, descrivere come incivili (e certamente ce ne saranno), sporcaccioni, in una parola non graditi? No. Non sarebbe sufficiente. Ma il ragusano della media borghesia è larvatamente razzista. E se non mi crea problema il cinquantenne possibilmente ricco che vorrebbe il lungomare come cortile di casa con ingresso interdetto a tutti tranne a lui stesso e ai suoi pochissimi amici, quello che invece mi preoccupa assai è il leggere alcuni commenti scritti su Facebook (ci si convinca, è la nuova piazza, virtuale ma pur sempre piazza) da parte di “insospettabili”. E su tutte le due insegnanti di materie letterari alle superiori, l’una poco oltre i sessanta anni e la interlocutrice poco più giovane. L’una ha scritto (in occasione della ultima domenica di giugno con il tutto pieno nelle spiagge di marina) che avevano “aperto le gabbie”, espressione tipicamente nostrana per dire che “le bestie” (queste stanno nelle gabbie) erano state liberate e quindi pronte ad invadere i territori dei civili (nell’occasione le spiagge di Marina di Ragusa). Di rimando la sua collega integra sostenendo che “il carnaio domenicale mi fa stare scappare dalla spiaggia”.

Appare evidente un substrato se non di razzismo quantomeno di classismo: questi morti di fame che vengono a stare un’intera domenica in spiaggia e dandoci summo fastidio. E poi possibilmente discuterne al tramonto al Porto davanti lo spritz con le amiche della stessa tipologia.

Quanto sarebbero più cordiali i ragusani di questa pasta se sapessero che il mare è di tutti, come anche le spiagge (soprattutto i commercianti che, ricchissimi, si lamentano di questi “mau mau” che però lasciano gli euro nei loro registratori di cassa). E che chi deve fare cento chilometri per prendere il bagno dove sventola la bandiera blu andrebbe trattato bene, accolto, non osteggiato. Ragusani o, meglio, “ragusanini” che tre generazioni fa erano esattamente come quelli che oggi loro chiamano “mau mau”. “Ragusanini” che senza i risparmi del nonno massaro oggi non potrebbero sfoggiare le case in riva al mare. “Ragusanini” che non conoscono il significato della parola accoglienza (e chissà cosa pensano dei migranti …).

Certo che sarebbe cosa molto divertente fare incontrare uno di quelli che vogliono interdire l’ingresso a Marina dei Mau Mau con un mau mau originale, cioè un guerriero indipendentista del Kenia e rimproverarlo perché ha usato l’acqua di una bottiglia per sciacquarsi i piedi dalla sabbia!

 

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Autore

Nato a Ragusa nel 1964 è giornalista pubblicista dal 1990. Collabora con diverse testate giornalistiche, della carta stampata quotidiana e periodica, online e televisive, occupandosi principalmente di cultura e costume. Laureato in Scienze Politiche indirizzo storico, tiene numerose conferenze intorno al territorio ibleo.



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