“U cuntu ro tirrimotu ranni”
Martedì 13 gennaio 2026, il gruppo donne dell’Azione Cattolica della Cattedrale ha ospitato la dottoressa Cristina Gennaro, attrice teatrale formatasi alla Compagnia Godot di Ragusa con particolare riferimento alla Commedia dell’Arte. La dott.ssa Gennaro ha emozionato i numerosi presenti rappresentando “U cuntu ro tirrimotu ranni”. Tramandato oralmente da secoli il racconto del terremoto che sconvolse la parte orientale della Sicilia nel 1693, fa parte del repertorio dei cantastorie.
La dott.ssa Gennaro ci ha raccontato come i cantastorie, uomini e donne della nostra terra, antenati pastorali e analfabeti, fino ai nostri nonni e alle nostre nonne, utilizzando la tecnica del cunto, che attinge a un linguaggio formulare, mnemonico, e popolare e tematico (gli stessi ingredienti dell’epica omerica), abbiano arricchito la storia con le proprie tradizioni e il proprio linguaggio, creando delle varianti linguistiche, dialettali, con nuovi episodi della propria chiesa, campagna, città, territorio.
Ci ha detto inoltre come nella tradizione biblica, ma religiosa in generale, la “catastrofe” naturale venisse interpretata come un castigo divino e un monito a fare penitenza; e come lu tirrimotu ranni diventasse così il racconto della preghiera di intercessione dei santi (ogni territorio ringraziava il proprio patrono) affinché Dio placasse la sua ira: ora Sant’Agata, ora San Rocco, ora San Giovanni Battista.
La versione scelta dalla dott.ssa Gennaro è quella secondo cui è la Madonna “misa a lu scutu” che mette in atto tutti i modi della “supplica”, dell’invocazione: si inginocchia, scioglie le mani, si batte il petto “scapiddata”, diventa “avvucata” dei peccatori: ricorda al Figlio i patimenti sul monte Calvario, per la loro salvezza, gli ricorda che tra i peccatori ci sono gli innocenti (“fallo ppi ddi nnucienti picciriddi, fallo ppi dda grannissima nuttata, quannu nascisti ppi sarvari a iddi”). Quando la scossa termina, il cuore del Figlio Divino si è finalmente sciolto.
Segue poi l’elenco delle città cadute, Catania, Siracusa, Messina, Ragusa, l’elenco dei monumenti, delle piazze rotolate fino al mare, tutte testimonianze vive per sempre, da tramandare nei secoli: “scurùsi cavi e sutterranei rutti, o munti comu siti strafacciati, ppi lu tantu trimari siti rrutti, ppi tistimoni ni siti lassati”.La dott.ssa Gennaro nella sua rappresentazione ha omaggiato la figura del cantastorie utilizzando un antico basco, lumi accesi che hanno illuminato il centro pastorale, come quando una volta il quartiere si riuniva per ascoltare u cuntu ro tirrimotu anticu.
Veramente un momento forte in cui memoria storica, tradizioni teatrali e fede si sono intrecciate e che ha coinvolto e commosso tutto il gruppo come quando il popolo pregava alla sua maniera, si riconosceva come popolo di Dio, ricordava il dolore e lo commemorava.
