Politica

Pubblicato il 15 Maggio 2026 | di Redazione

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Il referendum sulla riforma Nordio e la nuova geografia del voto

Il 22 e 23 marzo le elettrici e gli elettori italiani sono stati chiamati ad esprimersi sulla riforma Nordio.  Com’è noto ha vinto il No (53,75%, nei seggi all’estero invece ha vinto il SI). Solo in Lombardia, Veneto e Friuli il successo è stato del Si, in tutte le altre regioni il No ha avuto la meglio. La Sicilia con il 61% ha segnato il miglior risultato del Mezzogiorno, esclusa la Campania. Un primo dato significativo è l’inversione delle preferenze degli elettori meridionali, rispetto al 2022 massicciamente filogovernativi. Forse un segnale al governo circa la capacità di rispondere alle domande urgenti e intense della società meridionale. Una società, comunque piegata da divari strutturali, da debolezza delle istituzioni e da crisi (da ultima quella dei costi dell’energia) che mordono di più i contesti vulnerabili. In realtà, si tratta di una cronicizzazione della delusione: di un Sud che, già prima delle ultime elezioni, aveva espresso uno tsunami di consensi per il M5S (2018) e ancor prima per Renzi (nelle Europee del 2014). Un elettore volatile per una politica volubile.

Quello di marzo è stato il quinto referendum costituzionale. Tutti concentrati negli ultimi 25 anni: Titolo V (2001); riforma Berlusconi (2006); riforma Renzi-Boschi (2016); riduzione del numero dei parlamentari (2020). Solo in due casi gli elettori hanno confermato la riforma: nel 2001, ma con il record negativo partecipazione, 34% e nel 2020 con il 51%. Più si alza l’affluenza e più aumentano le chances per il No. In realtà, il referendum costituzionale senza quorum è una ruota della fortuna affidata alla partecipazione. Livelli piccoli hanno grandi effetti. Un monito affinché le riforme di sistema vadano fatte in Parlamento, cercando con fatica accordi ampi. La cultura maggioritaria, con la sua distorsione pro-governo, non si addice alle modifiche della costituzione.

D’altra parte, dopo il trauma del 1992-94, l’Italia non riesce a trovare ancora un assestamento. Come dimostra anche il susseguirsi di leggi elettorali: nel 1993 (Mattarelum), 2005 (Porcellum), 2015 (Italiscum), 2017 (Rosatellum) e adesso una nuova in discussione (Melonellum). Nessuna democrazia matura ha sperimentato in un lasso di tempo così breve una tale stabile instabilità. Ne deriva una radicale frattura tra costituzione formale e costituzione materiale e lo scollamento tra capacità di risposta e problemi collettivi, a partire da quelli economici, internazionali, ambientali, ecc. In questo quadro la crescita dalla partecipazione giovanile (tra chi ha 18 e 34 anni il No ha fatto registra il 61%) più che costituire delle rendite di opposizione è un segnale di un potenziale effetto fenice. Di una democrazia che può rigenerarsi dal basso grazie purché le speranze non traducono ancora una volta in delusione o peggio in disperazione.

Francesco Raniolo

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"Insieme" esce col n° 0 l'8 dicembre del 1984. Da allora la redazione è stata la "casa di formazione" per tanti giovani che hanno collaborato con passione ed impegno.



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