Società

Pubblicato il 3 Giugno 2026 | di Redazione

0

Un villaggio che si attiva per l’educazione digitale dei suoi bambini

Il punto di partenza è stato un dato “disturbante”: osservare come sempre più bambini, sempre più precocemente, restino incollati allo schermo di uno smartphone o al display di un tablet.

Succede al ristorante, in una sala d’attesa, ad una riunione familiare, persino in spiaggia o durante una passeggiata al lungomare: dopo essere entrato in modo sempre più invadente nella vita degli adulti, lo smartphone ha finito per invadere anche lo spazio e il tempo dell’infanzia.

E così occhietti che dovrebbero catturare il mondo e riempirsi di curiosità e meraviglia, restano rivolti all’ingiù, catturati dall’attrattività della rete Web.

Eravamo due amiche, condividevamo la preoccupazione per il futuro e la frustrazione di sentirci impotenti di fronte all’idea del “così fan tutti”.

Un giorno, però, ci è capitato di leggere su un quotidiano che a Milano esisteva una rete di genitori che si proponeva di affrontare insieme a istituzioni e comunità educante la sfida per un uso più sano del digitale: si trattava del gruppo “Aspettando lo smartphone”, afferente alla rete dei “Patti digitali”.

Si è accesa una scintilla. Abbiamo iniziato a fare delle ricerche.

Abbiamo scoperto che Aspettando lo smartphone promuove un approccio graduale al digitale, puntando a posticipare l’uso di dispositivi personali e interconnessi a favore di una crescita sana e del rispetto dei limiti di età legali. Il principio cardine è che l’efficacia educativa dipenda dalla coesione di una comunità (genitori, scuole, istituzioni, pediatri e realtà locali) capace di stabilire regole condivise.

Ci siamo entusiasmate.

Abbiamo sentito che bisognava smuovere qualcosa anche nel nostro territorio e in pochissimo tempo abbiamo contattato amici, conoscenti, genitori dei compagni di scuola dei nostri figli e coinvolto alcuni assessori del nostro Comune.

Ci siamo ritrovati seduti in un bar, in cerchio, a guardarci in viso e abbiamo capito che avevamo intercettato un bisogno molto più comune di quello che potessimo pensare. Non eravamo le sole a sentire un bisogno di cambiamento, non eravamo da sole. Potevamo metterci in cammino.

Dopo le prime riunioni si è formato un team, una squadra di genitori che da un anno e mezzo a questa parte si sta muovendo nel territorio ragusano. È nata un’amicizia, tra di noi, che ci dà vigore e forza, che ci fa investire tempo e speranza nel nostro progetto.

Abbiamo ricevuto informazioni e supporto organizzativo da Milano (sperimentando con piacere una bellissima collaborazione tra città lontane) e abbiamo siglato un “patto” per la nostra comunità locale. Ci stiamo sforzando di agire contemporaneamente sia dall’alto – attraverso accordi istituzionali – che dal basso, con il passaparola e con la sensibilizzazione di quante più persone possibili, anche attraverso eventi di presentazione del progetto.

Siamo entrati a far parte del Patto educativo promosso dal Comune e della Fondazione San Giovanni Battista.  Abbiamo anche presentato il libro Alle medie senza smartphone di Annalisa Strada, nell’ambito della manifestazione A tutto volume e collaborato all’organizzazione di un incontro con il prof. Alberto Pellai, dedicato al suo libro Esci da quella stanza e all’avvio di un percorso di formazione per i pediatri (Custodi digitali).

Abbiamo organizzato diversi incontri guidati dagli esperti Stefano Ricca e Giovanni Mandalà sul tema della sicurezza informatica; abbiamo promosso un concorso, attualmente in corso, per le scuole di Ragusa dal titolo “Se spengo, accendo”.  Ci attiviamo per organizzare dei momenti di socialità e di aggregazione smartphone free, come le “Domeniche dis-connesse”.

Giorno 8 maggio abbiamo ottenuto un traguardo molto importante, con la firma da parte del nostro Vescovo del Manifesto per l’educazione digitale: è stato molto emozionante per noi sentire l’affetto e l’appoggio di Mons. La Placa, che ha firmato con convinzione un documento che rappresenta un impegno sincero che coinvolge tutti gli uffici diocesani.

Si dice che <<per crescere un bambino serve un villaggio>>: il villaggio diventa un luogo teologico, dove siamo chiamati a lavorare insieme per operare una presenza educativa attiva, anche sul tema del digitale.

L’intento dei Patti digitali 

I Patti Digitali si configurano come una risposta strutturata a un contesto culturale in cui il possesso precoce dello smartphone sembrava inevitabile. Attraverso la “gradualità” e la “comunità”, la Fondazione Patti Digitali ETS (con sede a Milano e promossa da figure come Marco Gui) mira a restituire ai genitori l’autorità educativa necessaria per proteggere la salute e il benessere dei minori.

Ogni Patto Digitale si fonda su tre punti programmatici essenziali per promuovere un uso corretto della tecnologia:

  • Stabilire comunitariamente l’età appropriata per la consegna del primo smartphone.
  • Partecipazione attiva delle famiglie a momenti di formazione e sensibilizzazione.
  • Definire regole chiare per l’utilizzo dello smartphone e degli altri dispositivi digitali.

 

Non si tratta di demonizzare la tecnologia, ma di imparare a usarla nei modi e nei tempi giusti.

Lo smartphone è un prodigio della tecnica che offre innumerevoli possibilità, ma le evidenze scientifiche dimostrano come esso non sia uno strumento adatto a tutte le età a causa della sua pervasività e portabilità. Più l’utilizzo in autonomia è precoce, più i rischi superano i potenziali benefici.

Lo smartphone permette un accesso alla rete potenzialmente senza limiti di spazio, tempo e contenuti, spesso portando al disprezzo dei limiti di età minimi per i social media definiti dalla legge.

L’educazione digitale non può essere un compito individuale delle singole famiglie, ma si deve realizzare come un’alleanza territoriale. Accordarsi collettivamente sull’età in cui consegnare lo smartphone, serve a evitare che i genitori si sentano isolati in una scelta “controcorrente”. Per questo i patti coinvolgono attivamente genitori, scuole, pubbliche amministrazioni, parrocchie, società sportive e pediatri, anche per offrire supporto e attività di socializzazione.  La rete dei Patti Digitali di comunità funge da piattaforma per condividere impegni e buone pratiche a livello locale perché “la sfida per un uso più sano della tecnologia, si può vincere solo insieme!”.

Per sottoscrivere il patto dei genitori della provincia di Ragusa : https://pattidigitali.it/aspettando-lo-smartphone-ragusa/

Se vuoi essere aggiornato sulle nostre iniziative a Ragusa, non esitare a contattarci a aspettandolosmartphoneragusa@gmail.com, ti inseriremo nella nostra mailing list!

Valeria Iacono

Tags: , ,


Autore

"Insieme" esce col n° 0 l'8 dicembre del 1984. Da allora la redazione è stata la "casa di formazione" per tanti giovani che hanno collaborato con passione ed impegno.



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Torna Su ↑