Vita Cristiana

Pubblicato il 3 Ottobre 2026 | di Redazione

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Don Gioacchino Interliggi, una vita spesa per Dio e per gli altri

“Sessant’anni di sacerdozio vissuti nella consapevolezza della propria fragilità, trasformata dalla misericordia di Dio in occasione di servizio e di amore verso gli altri.” È questo il filo conduttore della lunga esperienza sacerdotale di Don Gioacchino Interliggi, che, in occasione del sessantesimo anniversario della sua ordinazione, ha ripercorso le tappe più significative di una vita interamente dedicata all’annuncio del Vangelo e alla costruzione di comunità.

«Sessant’anni vissuti nell’esperienza di una fragilità che Dio ha usato per donare la Sua misericordia»: con queste parole Don Gioacchino sintetizza il senso più profondo del proprio ministero. Un tempo speso accanto ai fratelli, con il desiderio di accompagnarli all’incontro con l’Amore del Padre attraverso Gesù Cristo, nel dono dello Spirito Santo e sotto lo sguardo materno e misericordioso di Maria.

Fin dai primi anni del suo sacerdozio, Don Gioacchino viene chiamato a operare nelle realtà più bisognose di presenza pastorale. Grazie alla fiducia di Monsignor Ferraro, per quattro anni gli vengono affidati i quartieri della Trinità, con la riapertura della chiesa al culto, e della zona di via Montegrappa, dove nasce l’Oasi Santa Bernadette.

Successivamente, Monsignor Pennisi lo invia a Milano, presso la Beato Angelico, dove per tre anni approfondisce lo studio dell’arte sacra e, contemporaneamente, presta servizio nell’assistenza a un convitto destinato ai giovani provenienti dal Mezzogiorno.

Rientrato in diocesi nel settembre del 1973, Don Gioacchino riceve l’incarico di guidare una realtà pastorale ancora in fase di espansione. Si tratta di un quartiere di circa 1.500 abitanti, frammentato e in continua crescita, che egli individua e organizza nelle tre zone denominate zona A, zona B e Rinascita.

Nel corso degli anni, quel territorio conosce una straordinaria crescita demografica e pastorale. Negli anni Ottanta, inoltre, Don Gioacchino partecipa alla nascita delle associazioni AVIS e AVO, delle quali è il quarantaduesimo socio fondatore, mantenendo fino ad oggi il proprio impegno come assistente.

È il 1986 quando Monsignor Rizzo, accogliendo una proposta di Don Gioacchino, assegna alle tre zone una precisa identità pastorale: la zona A diventa San Domenico Savio, la zona B Resurrezione e la zona Rinascita viene dedicata a San Massimiliano Maria Kolbe. Nel frattempo, il quartiere ha raggiunto la considerevole dimensione di circa 10.000 abitanti.

Due anni dopo, nel 1988, Don Gioacchino propone a Monsignor Rizzo di rendere autonoma la parrocchia della Resurrezione, che conta ormai circa 4.000 abitanti, suggerendo anche la nomina di Padre Salvatore Puglisi, già curatore della zona.

Le tre realtà pastorali vivono, in quegli anni, una delle esperienze più intense della loro storia: una grande opera di evangelizzazione porta a porta, dalla quale nascono i primi gruppi familiari della diocesi. Un’esperienza che suscita l’ammirazione di Monsignor Rizzo e di Padre Romolo Taddei e che conduce anche alla nascita della prima cappellina destinata all’adorazione eucaristica, aperta persino nelle ore notturne.

La crescita delle comunità non riguarda soltanto la dimensione spirituale, le zone A e B riescono infatti a dotarsi di propri locali pastorali grazie alla generosità e al coinvolgimento diretto dei parrocchiani. Muratori, operai e semplici volontari offrono il proprio contributo manuale ed economico, affiancati anche dal lavoro del padre di Don Gioacchino e dall’assistenza tecnica del geometra Campo.

Nel corso degli anni vengono organizzati centinaia di corsi biblici e percorsi di vita cristiana, realizzati anche con il contributo della comunità “Eccomi, manda me”, insieme a itinerari sacramentali caratterizzati da una forte corresponsabilità tra sacerdote e laici.

Particolarmente significativa è stata anche l’esperienza di collaborazione fraterna e pastorale che, per diversi anni, ha coinvolto sei parrocchie del territorio: San Giovanni Bosco, Scoglitti, Santa Maria Maddalena, San Giuseppe, Santa Maria Goretti e San Domenico Savio. Un cammino condiviso che ha prodotto importanti frutti anche sul piano vocazionale: nell’arco del suo ministero ben otto giovani hanno scelto di consacrare la propria vita al servizio del Signore, e uno di essi svolge oggi il proprio ministero missionario in Perù.

Tra le persone che hanno accompagnato più da vicino il suo cammino sacerdotale ricordiamo con gratitudine la preziosa collaborazione di Anna Arangio, della sorella Rosetta, del papà Salvatore e soprattutto, la presenza discreta, silenziosa e costante della mamma Concetta.

Un capitolo centrale della sua lunga esperienza sacerdotale è rappresentato dalla nascita della comunità di San Massimiliano Maria Kolbe. Don Gioacchino ne è stato nominato parroco da Monsignor Rizzo nel 1989 ed è stato successivamente riconfermato nel suo incarico da Monsignor Paolo Urso nel 2011.

Da otto anni, come egli stesso afferma, il Signore gli ha chiesto di vivere una nuova e impegnativa esperienza, quella dell’impianto e della crescita di questa nuova comunità. Un cammino che Don Gioacchino continua ad affidare alla volontà di Dio, all’intercessione di Maria Immacolata e alla protezione di San Massimiliano Maria Kolbe.

La storia della parrocchia è segnata anche dalla vicinanza e dal sostegno dei diversi vescovi della diocesi. Monsignor Paolo Urso ha fortemente voluto questa comunità e l’ha dotata di un terreno di circa 5.000 metri quadrati. Nell’ottobre del 2018, Monsignor Cuttitta ha nominato Don Gioacchino amministratore della parrocchia. Un passaggio particolarmente importante è stato reso possibile anche grazie alla mediazione di Monsignor Giuseppe La Placa, attuale vescovo della diocesi di Ragusa. Grazie a questo percorso, oggi la comunità può celebrare nel locale donato alla parrocchia dall’amico e benefattore Dottor Giovanni Giudice e dalla moglie Franca, un gesto di generosità che rappresenta un nuovo punto di partenza per il cammino della comunità.

Sessant’anni dopo l’inizio del suo ministero sacerdotale, Don Gioacchino Interliggi continua dunque a guardare avanti con lo stesso spirito di servizio che ha caratterizzato tutta la sua vita. Nessun bilancio celebrativo, ma la consapevolezza di essere stato uno strumento nelle mani di Dio. «Pronto a continuare a servire finché la Sua Misericordia vorrà usarmi»: è in questa disponibilità semplice e totale che si racchiude il senso più autentico dei sessant’anni di sacerdozio di Don Gioacchino. Una storia fatta di umanità, perseveranza e fiducia, di comunità costruite insieme, di Vangelo annunciato nelle case e nelle strade, di persone incontrate e accompagnate, con un unico desiderio: continuare a servire Dio servendo i fratelli.

Francesca Sarra

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"Insieme" esce col n° 0 l'8 dicembre del 1984. Da allora la redazione è stata la "casa di formazione" per tanti giovani che hanno collaborato con passione ed impegno.



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