Cultura

Pubblicato il 8 Aprile 2012 | di Andrea G.G. Parasiliti

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Salvina Rabito, la signorina del teatro e dei bambini

Talvolta muore gente che sembrava destinata a non morire mai. È così quando è a morire un personaggio, una “figura istituzionale” di un paesino o di una provincia come la nostra… E questo è il caso della notizia della morte di Salvina Rabito, nipote di quel Vincenzo, ma soprattutto Salvina Rabito, “a signurina”. Una volta ricevutone la notizia, non importa dove io fossi, la penna ha iniziato a corrermi da sola fra le mani, davanti al foglio bianco, inarrestabile. Inizio a ripensare a quando da bambino la vedevo passare per la strada col suo passo pesante, a quando la chiamavo dal mio balconcino, in quella nostra via Fonderia… “A zia Salvina”, zia mia e di chissà quanti altri bambini a Chiaramonte e nel mondo, quei bambini per i quali ha dato la vita col suo “Coro dell’Annunziata”… Quante generazioni di bambini nella nostra provincia ricordano ancora oggi, da adulti, da padri, da cinquantenni, quei pomeriggi di prove sotto l’arco dell’Annunziata, cantando quei brani dello “Zecchino d’oro”. Lei, Salvina, la nostra Mariele Ventre, solo un po’ più cicciottella…

Cara zia Salvina, chissà quanta gente si è sbellicata dalle risate davanti alle tue esibizioni teatrali, ai tuoi motti dialettali, tu che con i tuoi amici del teatro te ne andavi in giro per il mondo ad allietare le serate degli immigrati siciliani d’America e dell’Africa del Sud…

Tu, con le tue irresistibili interpretazioni di Martoglio e De Filippo, fra “Ruppi ri cravatte e Filumene Marturane”.

“U sapiti com’era” Salvina, “U sapiti com’è”… Una donna incorreggibile la nostra Salvina, che ha fatto della sua vita un’opera d’arte, una tragicommedia alla siciliana. “Stavota Andreù, nun c’a fazzu, a zia! Vulissi partiri pà America ma nun mi sientu bona…”. Alla fine però partiva sempre, “a zia”. Un’attrice anche nella vita, dalla battuta sempre pronta, con un cuore grande quanto i nostri monti Iblei.

Mi raccontava che aveva recitato una sera, tanti anni fa, a New York. Ricorreva il “Columbus Day”, il giorno di Cristoforo Colombo, festa nazionale in tutti gli Stati Uniti, il giorno in cui si vede l’America tappezzata del nostro tricolore. La festa dell’orgoglio degli italo-americani… Aveva recitato per loro e loro l’avevano amata. Vennero i festeggiamenti e Salvina non poteva farsi più tutta quella strada appiedi dietro alla sfilata: la invitarono a salire sul carro e così, in poltrona, se la portano in giro per l’America. Questa era la nostra Salvina Rabito, la mia zia Salvina. E tutti i chiaramontani la ringraziano. Perché è stato davvero un onore e un gran bel divertimento averla avuta fra noi…

 

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Autore

Andrea G.G. Parasiliti

(Ragusa, 1988). Laureato in Filologia Moderna all'Università Cattolica di Milano è dottorando di ricerca all’Università degli Studi di Catania. Collaboratore del Centro di Ricerca Europeo Libro Editoria Biblioteca della Cattolica di Milano (CRELEB) è autore di "Dalla parte del lettore: Diceria dell'untore fra esegesi e ebook", Baglieri 2012; "La Totalità della Parola: origini e prospettive culturali del libro digitale", Baglieri 2014; Ha tradotto per il CRELEB le "Nuove Osservazioni sulle Attività Scrittorie del Vicino Oriente Antico" di Scott B. Noegel (Milano, 2014). Ha pubblicato un racconto dal titolo "Odisseo", all'interno della silloge su letteratura e disabilità "La mia storia ti appartiene" Edizioni progetto cultura (Roma 2014). Giornalista pubblicista, collabora con Torquemada (Milano), Emergenze (Perugia), Operaincerta (Modica), e con "Insieme" dal gennaio del 2010.



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