Cultura

Pubblicato il 23 Giugno 2013 | di Andrea G.G. Parasiliti

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Tecnica, uomo e parola

“L’elettronica e la volatilità del fenomeno elettronico. La pagina stampata la vedo meglio per la meditazione, per la riflessione. La parola non è la stessa. Vuole un’analogia? Parola parlata e parola scritta: la parola scritta ha una sua disponibilità spaziale e temporale. Mentre l’oralità è volatile. Ecco il digitale è più vicino al parlato da questo punto di vista. Qualche anno fa ho diretto i lavori per l’Enciclopedia filosofica di Bompiani. Bene, per la consultazione vedo meglio la versione elettronica. Per la meditazione quella stampata. Ma posso chiederle una cosa? Perché è venuto da me? Che c’entra un filosofo con i suoi studi?”‘

C’entra professore, c’entra… O almeno credo. Lo sviluppo della tecnica, come ad esempio l’uso della scrittura stessa, ha portato a nuova letteratura, nuovo pensiero. Lei ha scritto Essere e parola tanti anni fa… Nel 2001 siamo arrivati alla quarta edizione di Vita e Pensiero. Posso chiederle di andare alle radici della cultura, del libro e di tutta la trasmissione del sapere? Posso chiederle cos’è la parola…

La parola… La parola è una curiosa traduzione di suoni in pensiero. Il pensiero senza parola non c’è. Noi erroneamente continuiamo a distinguere fra aspetto spirituale e aspetto materiale. Ma in realtà non c’è distinzione… Segni e suoni sono alla base della meditazione. Non c’è mai lo spirito senza la materia. Il termine Verbum ha una molteplicità di significati. Verbum è il fiato dello spirito non intellegibile se non con lo spazio e la materia. La parola è un’apparire del pensiero. Un’espressione.

Quindi la parola è spirituale e materiale assieme…

Certo. Quando non conosco una lingua straniera, i suoni che emette quella persona potrebbero essere, per quel che ne so, i versi di un animale. E questo accade perché io non sono spiritualmente dentro alla materialità di quei suoni. E questo spiega perché un’autentica opera d’arte è intraducibile…

Parola orale, parola scritta e stampata, parola digitale. La differenza è solo del supporto o c’è dell’altro?

La parola scritta vive nella singolarità di chi la pronunzia. La parola orale è per un confronto. Nel mondo digitale serve una via per conservare lo spazio non digitabile della parola. Mi spiego. La parola pensata non viene assorbita interamente dalla scrittura, ha una sua trascendenza. La parola digitale è ulteriormente semplificata, il periodo della frase spesso è ancora più striminzito. Ecco la parola digitale è un po’ decadente… Ma ad ogni supporto corrisponde una limitazione. Per dare ragione a Platone diciamo che la parola scritta ha limitato la dialogicità della parola parlata. Anche se è grazie alla parola stampata che si è avuto lo sviluppo dell’intelligenza e del pensiero.

Per cosa può servire la parola digitale?

È sicuramente un privilegio dei nostri giorni… La memorizzazione finita e corporea non arriva a tanto. In brevi spazi conserviamo intere biblioteche. Una protesi per la memoria. La parola comunque trascende i suoi supporti sebbene questi servono per la sua fertilità.

Ma la parola può contenere anche la musica, anche un quadro? Può essere una “dea del sincretismo”?

È il pensiero che contiene tutto. E poi la parola, espressione di un pensiero ha una fortissima capacità di richiamare la memoria, ha una grande capacità evocativa.

Lei è uno dei padri dello studio della corrente personalista in Italia. Penso al suo Metodo di Mounier pubblicato nel 1960 con Feltrinelli. Come può la tecnica aiutare l’uomo, piuttosto che costringerlo all’alienazione del sé?

Innanzitutto non si può esaurire l’uomo nella dimensione della tecnica o del lavoro. E a tal proposito le consiglio l’ultimo lavoro di Franco Totaro. L’uomo non va mai identificato con il mezzo. Per dirla con Heiddeger “all’inizio la tecnica non è pura strumentalità ma essa faceva tutt’uno con la parola e l’espressività”. Per cui la tecnica prima ancora di essere mezzo ha la sua radice nella dimensione dello spirito. Per dirla col personalismo: Il primato dato dall’inutile è a fondamento dell’umano. D’altra parte Dio e lo Spirito sono inutili. Ecco la tecnica deve essere messa a servizio dell’inutile.

 

 

 

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Autore

Andrea G.G. Parasiliti

(Ragusa, 1988). Post-doctoral Fellow della University of Toronto si è laureato in Filologia Moderna all’Università Cattolica di Milano e ha conseguito il dottorato di ricerca all’Università degli Studi di Catania. Collaboratore del Centro di Ricerca Europeo Libro Editoria Biblioteca della Cattolica di Milano (CRELEB) e, nel 2018, del PRISMES (Langues, Textes, Arts et Cultures du Monde anglophone) dell’Université Sorbonne Nouvelle – Paris 3, si occupa di Libri d’artista e Letteratura Futurista, Disability Studies e Food Studies. Fra le sue pubblicazioni: Dalla parte del lettore: Diceria dell’untore fra esegesi e ebook, Baglieri (Vittoria, 2012); La totalità della parola. Origini e prospettive culturali dell’editoria digitale, Baglieri (Vittoria, 2014); Io siamo già in troppi, libro d’artista di poesie plastiche plastificate galleggianti per il Global Warming, KreativaMente (Ragusa, 2020); Ultima notte in Derbylius, Babbomorto editore (Imola, 2020); All’ombra del vulcano. Il Futurismo in Sicilia e l’Etna di Marinetti, Olschki (Firenze, 2020). Curatore del volume Le Carte e le Pagine. Fonti per lo studio dell’editoria novecentesca, Unicopli (Milano 2017), ha tradotto per il CRELEB le Nuove osservazioni sull’attività scrittoria nel Vicino Oriente antico di Scott B. Noegel (Milano, 2014). Ha pubblicato un racconto dal titolo Odisseo, all’interno della silloge su letteratura e disabilità La mia storia ti appartiene, Edizioni progetto cultura (Roma 2014). Come giornalista pubblicista, ha scritto per il «Corriere canadese» (Toronto), «El boletin. Club giuliano dalmato» (Toronto), «Civiltà delle macchine» (Roma), l’«Intellettuale Dissidente» (Roma), «Torquemada» (Milano), «Emergenze» (Perugia), «Operaincerta» (Modica), e «Insieme» (Ragusa) dal gennaio del 2010.



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