Politica

Pubblicato il 21 Novembre 2013 | di Mario Cascone

Politica e corruzione, squallore che non può soltanto indignare

Lo squallore morale in cui vivono tanti nostri uomini politici è così evidente da non fare più notizia.

Ci stiamo talmente abituando al clima generalizzato di corruzione, clientelismo, uso del potere per la difesa di interessi personali da non provare più nemmeno un sentimento di indignazione o di scandalo. In alcuni casi, anzi, queste cose suscitano approvazione e perfino invidia. Come a dire: bravi i nostri politici che sanno “arrangiarsi” e approfittano del potere per fare i propri interessi e arricchire il proprio patrimonio personale.

Non si pensi che questa situazione di degrado morale investa solo i parlamentari nazionali, perché anche i politici locali hanno messo in evidenza la loro “disinvoltura” nella gestione etica della cosa pubblica. Basti pensare che attualmente risultano indagati dagli organi inquirenti i capi gruppo consiliari ed alcuni consiglieri di ben quindici regioni italiane su venti. Alcuni di essi sono già finiti in carcere per avere usato fondi pubblici per fini personali, quali l’acquisto di imbarcazioni di lusso, viaggi e vacanze nei posti più rinomati, ristrutturazione della loro abitazione. I più “ingenui” hanno usato i fondi pubblici perfino per fare la spesa al supermercato.

Il colmo è stato raggiunto da un consigliere della regione Calabria, che ha utilizzato il pubblico denaro per farsi tingere i capelli, senza precisare che però è… affetto da calvizie! La situazione risulta ancora più grave nella nostra Sicilia, la quale conta un numero di dipendenti che supera di tre volte quello della Regione Lombardia; dipendenti che sono stipendiati tre volte di più di quelli delle altre regioni d’Italia: lo statuto speciale deve pur servire a qualcosa… E come se non bastasse i dipendenti della Regione Siciliana hanno finora goduto di altre indennità, quale ad esempio una piccola indennità di 800 euro nel caso di funerale di un proprio congiunto… Come faremo ad uscire fuori da una tale penosa situazione? Come possiamo ancora sopportare un simile degrado, mentre la disoccupazione giovanile è salita al 40.4 per cento e le imprese che chiudono sono sempre più numerose, lasciando tanti padri di famiglia senza lavoro? In che modo possiamo restituire dignità etica all’impegno politico in un Paese nel quale sono circa cinque milioni i cittadini dichiarati ufficialmente “poveri” secondo i criteri dell’Istat? Una via d’uscita è quella indicata da chi vorrebbe mandare tutti a casa, senza però formulare, al di là di qualche idea populista, una vera proposta politica. La protesta, infatti, è cosa diversa dalla proposta. A protestare siamo tutti bravi, a costruire un progetto serio e fattibile tutti sembriamo stentare… Un’altra via d’uscita è quella dell’attuale governo “dalle larghe intese”, il quale però soffre di una grave instabilità del quadro politico, dal momento che tutti i partiti che lo sostengono stanno vivendo logoranti divisioni interne.

Enrico Letta sta facendo quello che può, ma sinceramente è assai poco quello che riesce a realizzare con una coalizione politica così debole… E allora? Allora la cosa più urgente sarebbe quella di riformare (finalmente!) l’attuale legge elettorale, in modo da restituire agli elettori la possibilità di scegliere i propri rappresentanti in Parlamento e definire una maggioranza certa, che possa governare il Paese con stabilità. Se i partiti riuscissero a fare questo in breve tempo, si potrebbe subito tornare a votare, nella speranza di scegliere un personale politico all’altezza della situazione, scartando con assoluto rigore morale tutti i corrotti già dichiarati tali dai tribunali e tutti coloro che hanno carichi pendenti con la giustizia. Il rigore morale non è facoltativo, ma è requisito essenziale per chi viene chiamato a servire il Paese e a gestire le pubbliche risorse. Per questo motivo la prima operazione per il rinnovo della politica e per la sua efficace azione è la trasparenza morale, che consenta a tutti i cittadini di tornare ad avere fiducia nelle istituzioni e a partecipare attivamente alla gestione della cosa pubblica, senza cedere a qualunquismi deleteri e di basso profilo.

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Autore

Mario Cascone

Sacerdote dal 1981, attualmente Parroco della Chiesa S. Cuore di Gesù a Vittoria, docente di Teologia Morale allo studio Teologico "San Paolo" di Catania e all'Istituto Teologico Ibleo "S. Giovanni Battista" di Ragusa, autore di numerose pubblicazioni e direttore responsabile di "insieme".



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