Vita Cristiana

Pubblicato il 27 Marzo 2014 | di Silvio Biazzo

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Monsignor Francesco Pennisi il Vescovo commediografo

30 marzo 1974, quarant’anni fa lascia Ragusa colui che può definirsi il primo Vescovo “a tempo pieno” della allora giovane diocesi iblea ( dopo mons. Ettore Baranzini che aveva diviso la sua missione pastorale tra l’arcidiocesi di Siracusa – della quale era titolare – e quella di Ragusa ).
Mons. Pennisi nasce a Pedara il 4 marzo 1898 e già in giovane età entra nel Seminario arcivescovile di Catania dove compie il regolare corso di studi. Il 21 agosto 1921 viene ordinato sacerdote, raggiunge quindi Roma dove consegue la laurea in Teologia e Filosofia. Sono gli anni in cui i fedeli e il clero catanesi lo vedranno – per oltre un quarto di secolo – impegnato in una miriade di attività pastorali: docente di Filosofia e Teologia morale in quel seminario vescovile, Assistente diocesano della F.U.C.I., fondatore dell’Opera Vocazioni Ecclesiastiche, animatore instancabile dei laureati cattolici, guida intellettuale e spirituale dei docenti dell’Ateneo, Rettore del Seminario diocesano, ed altro ancora.
Il 7 maggio 1950 viene eletto vescovo titolare di Cesarea di Mauritania e vescovo ausiliare di mons. Baranzini nella sede arcivescovile di Siracusa e nella neonata sede vescovile di Ragusa. Il 15 agosto 1950 è consacrato Successore degli Apostoli, il 1° ottobre 1955 viene trasferito a Ragusa quale vescovo titolare “a tempo pieno” ( Ragusa oramai non sarà più unita a Siracusa ). Ne sarà la guida saggia e illuminata che, con mano esperta, saprà accompagnare la neonata diocesi nei suoi primi passi, infiammandola con il suo zelo, illuminandola con la sua dottrina, guidandola con la sua vasta esperienza, edificandola con il suo esempio. Tantissimo nella nostra diocesi oggi rievoca mons. Pennisi cui si deve la impostazione ed il cammino del vasto e difficile percorso pastorale. Ed a lui si devono le indispensabili infrastrutture per il buon funzionamento della diocesi: sistemazione del palazzo vescovile, degli uffici della Curia e la costruzione del Seminario diocesano. Tale ingente mole di lavoro non distrae il Vescovo dai suoi impegni primari di Pastore della comunità iblea, e così durante il lungo episcopato provvede alla creazione di ben trenta nuove parrocchie, facendo costruire alcune chiese e parecchi centri dedicati alle attività di ministero parrocchiale. Apre anche il suo palazzo alla vasta schiera di persone che si rivolgono a lui per ricevere conforto, aiuto e consiglio. Nel contempo particolare attenzione riserva al garbato ed affettuoso colloquio con le autorità locali, contraddistinguendosi per la vasta cultura, il senso pratico della vita, la bontà dell’animo sempre pronto a cogliere e valorizzare il bene, a scusare e dimenticare il male.
Al vertice della sua opera l’annunzio della Parola di Dio e la illuminazione intellettuale dei fedeli: lo testimoniano le sue lettere pastorali, apprezzate per la piena ortodossia della dottrina, per la profondità del pensiero, per la chiarezza dell’esposizione. Di lui resta anche il ricordo della sua instancabile e dotta predicazione che, rifuggendo dall’ astrattismo e dalla “verbosità” , nell’eleganza del dire è stata accessibile a tutti. Vasta la sua cultura umanistica esternata in parecchie opere, alcune tradotte in lingua estera, apprezzate per la vivacità e la profondità del suo pensiero: da sottolineare che è stato anche un prolifico autore di testi teatrali (circa 25 tra farse, commedie e drammi).
Per i suoi meriti viene nominato dalla Santa Sede Assistente al Soglio Pontificio, mentre il Ministero della Pubblica Istruzione gli conferisce la Medaglia d’oro al merito della cultura. Giunto alla soglia del 75° anno di vita, inoltra richiesta alla Santa Sede di essere esonerato dagli impegni diocesani: lascia Ragusa il 30 marzo 1974 (nella foto). Si spegne dopo pochi mesi, precisamente il 24 giugno, e la notizia fa calare come una cappa di piombo su tutta la comunità iblea, la diocesi viene colpita da un lutto immane, raggiungeva la Patria Celeste colui che era stato denominato “ Il Vescovo di tutti”. I suoi resti mortali riposano nella Cattedrale di San Giovanni Battista a Ragusa ottemperando così al suo desiderio scritto nel suo testamento: “ Desidero essere seppellito nella Cappella del SS. Sacramento della Cattedrale di Ragusa”, quel tempio che lui aveva abbellito e reso oltremodo decoroso ( voleva restare ancora in mezzo ai suoi figli spirituali ). Ancora nel suo testamento si legge tra l’altro: “ …non ho mai odiato nessuno, ma se per errore ho offeso qualcuno chiedo umilmente perdono…io ho voluto umilmente servire esclusivamente la Chiesa e non ho portato un soldo alla mia famiglia. …Ad essa ( i nipoti ) lascio l’onore di uno zio Vescovo che ha tutto donato alla Chiesa e ai poveri”.

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Autore

Silvio Biazzo

Giornalista Pubblicista dal 1980 , ha collaborato con Radio Insieme, Avvenire, Giornale di Sicilia e Gazzetta del Sud e tv locali, diploma di Maturità Classica, studi universitari in Giurisprudenza , dal 1993 insignito della Onorificenza di Cavaliere dell’ O.M.R.I.



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