Attualità

Pubblicato il 31 Marzo 2014 | di Silvio Biazzo

Festeggiata la centenaria Concetta Occhipinti

Cento anni, un traguardo di vita non certamente usuale, lo ha tagliato una donna della nostra terra, Concettina Occhipinti , un secolo vissuto intensamente con grande dignità in una famiglia rurale sana e laboriosa, una delle tante di un tempo oramai lontano: donna Concettina , come ama essere chiamata da chi l’ha da sempre conosciuta, vede i natali il 27 febbraio 1914, un anno che segna scatenarsi la follia umana con le devastazioni e i milioni di morti della Grande Guerra, tragico evento mondiale propedeutico dell’altro , la Seconda Guerra Mondiale, che sconvolgerà l’intero pianeta. L’evento è stato ricordato con una sobria celebrazione eucaristica, presieduta da mons. Giovanni Battaglia, nella chiesa delle Suore Cappuccine dell’Immacolata di Lourdes di via G.B.Odierna, presenti i familiari ed i tanti nipoti e gli abitanti del quartiere. Significativa sotto l’aspetto umano la presenza del nostro vescovo Paolo Urso sempre vicino alle persone umili che ha voluto porgere personalmente all’arzilla centenaria i suoi più affettuosi auguri: ancora un’altra sorpresa, la consegna della pergamena ricordo a lei dedicata da Papa Francesco con la benedizione apostolica del Santo Padre, non poteva certamente mancare la classica torta.
Dopo avere perduto l’amato compagno 27 anni fa, la “nonnina” sceglie di rimanere sola in casa badando a se stessa e occupandosi di ricami, il suo appuntamento fisso quotidiano è riservato alla S. Messa mattutina in questa chiesa delle suore, cui non mancherà mai con qualsiasi tempo: fino a due anni addietro è totalmente autonoma, solo da poco le figlie l’hanno convinta a vivere con loro. Tante le testimonianze d’affetto ricevute , tra le prime quella di Suor Rosalia la Madre Superiora del Convento delle Suore Cappuccine: e durante la cerimonia commozione ha suscitato la lettura da parte dei nipoti di una toccante lettera dove tra l’altro si ricorda il suo passato duro ma appagante, lettera dove si legge tra l’altro…” …hai iniziato a lavorare sin da piccola perché quegli anni erano davvero difficili…e poi la tua passione del ricamo che hai imparato all’ età di quattro anni…il nonno ti ha lasciato da 27 anni e tu sei vissuta nella tua casetta senza mai abbatterti con l’aiuto anche delle tue figlie…lui oggi ti starà certamente guardando da lassù, contento ed emozionato di vederti arrivare fin qui con questa tua piccola ma grande famiglia che è felice di essere oggi con te e di augurarti buon compleanno ed altri 100 di questi giorni ”.
Significative le parole a lei dedicate all’omelia da mons. Battaglia. Dopo avere premesso che la vita è un dono di Dio messo nel grande contenitore del tempo, con voce rotta dall’emozione ha detto: ”Questa donna che porta in se i segni della sua vita sofferta e laboriosa ci presenta intatto il giglio della sua fede semplice e piena di speranza in Dio che non si è mai dimenticato di lei, l’ha sostenuta con la sua Provvidenza e l’accoglierà,quando giungerà l’ora, fra le sue braccia”. Si è poi riallacciato ad una parabola araba che narra come all’inizio dei tempi il mondo era tutto un giardino verde e fiorito, e Dio “ creando l’uomo gli disse: “ogni volta che compirai una cattiva azione io farò cadere sulla terra un granellino di sabbia”. Ma l’uomo non lo ascoltò ed i suoi peccati nel corso dei millenni fecero inondare la terra da torrenti si sabbia creando deserti… ed ancora oggi Dio ammonisce: non riducete il mio mondo fiorito in un immane deserto”. Traslando la morale della parabola nella vita retta vissuta dalla centenaria, mons. Battaglia ha proseguito: “ Non facciamo diventare la vita in un fiore avvizzito coperto di sabbia né la vecchiaia in un deserto di solitudine: seguiamo l’esempio di Donna Concettina emulando la sua vita che ha trasformato in giglio. E aggiungo: non permettiamo che il mondo si sgretoli sotto i nostri occhi miopi, facciamo in modo che tutti i grandi valori che il buon Dio, nella sua Provvidenza, ha soffiato nel cuore dell’umanità – lasciandovi tracce profonde – non vengano mai cancellati dalle tormente di sabbia scatenate dai peccati degli uomini”.
E’ proprio vero che in questa fragile società del benessere-malessere i saldi valori tramandatici dai nostri avi rimarranno per sempre fonte di saggezza e di testimonianza di vita vissuta nella rettitudine e nel rispetto di quanto e di quanti ci circondano. E ci sono ancora – fortunatamente – giovani generazioni che pur nel frastuono della vita moderna credono ancora in questi valori: lo testimoniano le parole scritte dai familiari di questa “santa” donna nella su citata lettera a lei dedicata dove traspare e si legge, ancora, il senso dell’emozione vissuta in questo “giorno particolare, raro, unico che a noi ha dato una grande emozione perché ci sentiamo orgogliosi di avere ancora una bisnonna, una nonna e una mamma che ha trascorso 100 anni di vita, un secolo di emozioni, sacrifici, costellati da gioie e dolori che tu hai saputo superare sempre con tenacia e determinazione non sciupando mai un solo attimo della tua mirabile esistenza”.

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Autore

Silvio Biazzo

Giornalista Pubblicista dal 1980 , ha collaborato con Radio Insieme, Avvenire, Giornale di Sicilia e Gazzetta del Sud e tv locali, diploma di Maturità Classica, studi universitari in Giurisprudenza , dal 1993 insignito della Onorificenza di Cavaliere dell’ O.M.R.I.



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