Attualità

Pubblicato il 5 Aprile 2014 | di Giuseppe Cugnata

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Ragusa e il bisogno di un’antimafia “partigiana”

Secondo la severa legge astronomica, il 21 Marzo è convenzionalmente noto per essere la data in cui cade l’equinozio primaverile, il giorno in cui il freddo e il grigiore invernali cedono il posto alla Primavera. Da diversi anni a questa parte, il 21 Marzo ha acquisito anche un’altra accezione: dal 1996, infatti, ricorre in questa data anche la Giornata della Memoria e dell’Impegno per ricordare le vittime innocenti di tutte le mafie, organizzata da Libera e supportata dal resto del mondo dell’attivismo antimafioso- o meglio, dalla maggior parte di esso-. Con qualche anno di ritardo, la Giornata della Memoria e dell’Impegno è diventata una solida ricorrenza anche nella città di Ragusa, nel cuore di quella provincia “babba”, che per troppo tempo si è illusa di poter rimanere estranea e vergine al fenomeno mafioso.

A Ragusa il tempo è ottimo, quasi che il Sole voglia solidarizzare con i manifestanti. Con qualche minuto di anticipo –l’appuntamento è stato fissato per le 9.30 – arriviamo in piazza Zama, al punto di raccolta. Ad attenderci ci sono già parecchie decine di ragazzi, in maggioranza studenti del Liceo scientifico (tra le poche scuole ad aver concesso un’assemblea di istituto, proprio per favorire la partecipazione degli studenti alla manifestazione). Alcune TV locali finiscono di fare le ultime interviste di rito, mentre una massa disomogenea di ragazzi cede il passo alla testa del corteo e agli striscioni. Dagli altoparlanti dell’automobile che precede la massa fuoriescono le ultime indicazioni: il corteo parte. Dopo poche decine di minuti, la carovana ha già percorso buona parte del tragitto, accompagnata da ritmati cori simil-calcistici come “chi non salta un mafioso è” o “Giovanni e Paolo”. Per le vie del percorso, i balconi sono quasi tutti spogli, sintomo che l’invito ad esporre lenzuola bianche come simbolo di legalità e protesta (in analogia alle proteste di Palermo del ’92) non è stato recepito dalla cittadinanza.
Il corteo si ferma nei pressi del Palazzo di Giustizia (una delle tappe centrali dell’intero percorso). Giorgio Abate, coordinatore provinciale di Libera, prende la parola e ricorda che l’impegno più importante che Ragusa e i suoi studenti devono manifestare è il sostegno nei confronti di quelle persone come il giudice Di Matteo che quotidianamente rischiano la vita per combattere la mafia e affermare il principio di legalità. La parola passa poi a Simone Lo Presti, redattore di Generazione Zero: “Sono qui oggi, non per ricordarvi le schifezze che il sistema mafioso ha commesso, le conoscete già, ma per consegnarvi una piccola riflessione: da quando ho iniziato a scrivere per Generazione Zero ho avuto una curiosità, la curiosità di dare una faccia e un nome a chi fa parte di questo sistema, ai mafiosi, a chi non ha paura di puntare una pistola in faccia a qualcuno e sparare. Voglio dare una faccia a quei mafiosi che, mentre noi stiamo qui in corteo, lavorano nelle loro stanze-bunker per uccidere ogni singolo cittadino che non sia dalla loro parte o che semplicemente non ha il coraggio di schierarsi, che rimane indifferente: la zona grigia.” e continua “Se è vero che siamo un Paese in crisi è anche vero che leagromafie nel 2013 hanno fatturato 40 milioni di euro, è vero che la ‘Ndrangheta con lo spaccio di stupefacenti fattura 2mila miliardi di euro, è vero che nel 2013 sono stati sequestrati 3 milioni di euro di beni e servizi alla mafia. 40 milioni, 2mila miliardi, 3 milioni: una montagna di soldi di merda!”. Dopo la pausa, il corteo riprende la marcia, diretto verso la tappa finale: piazza S. Giovanni; ma pochi minuti dopo si ferma nuovamente. Stavolta è la professoressa Tina Petrolito a prendere il microfono e a ricordare che la mafia ha ucciso magistrati, uomini delle forze dell’ordine, sindacalisti e giornalisti, e che il mito della mafia fatta di uomini d’onore è un mito che non esiste.

Finalmente il corteo arriva in piazza S. Giovanni, accolto dalle note de “I cento passi” miste ai rumori di un cantiere vicino e ai rintocchi funerei del campanile della cattedrale. Dopo aver avanzato più o meno compatta, la colonna di manifestanti si frammenta e si disperde. Al centro della piazza è stato allestito un piccolo palco, sul quale si susseguono gli organizzatori dell’evento e alcuni rappresentanti delle istituzioni, mentre un nucleo di reduci della manifestazione si addensa al di sotto del palco. Scorgo, a margine dalla platea, Pippo Gurrieri, noto attivista ragusano, impegnato da anni su diversi fronti, uno tra tutti la lotta al sistema di comunicazione militare statunitense MUOS. Mi avvicino e colgo l’occasione per fare qualche domanda, chiedo quale sia la sua impressione generale sulla manifestazione: “È sempre molto positivo quando i ragazzi scendono in piazza e manifestano idee di libertà. Quello che io noto da esterno è che purtroppo l’iniziativa possa anche essere calata dall’alto, come qualcosa di preconfezionato, e quindi il rischio è che qualcuno possa viverla non come una propria lotta, ma come una ‘scadenza istituzionale’.Può anche essere che sia soltanto una mia impressione, ma non è che oggi ci sia stato uno sciopero degli studenti. Il limite è che non tutti la vivano come una conquista, ma come una scadenza, così come ci sono le festività, il rischio è questo”.Mentre altri ragazzi scivolano via velocemente dalla piazza, quasi fosse suonata la campanella di fine lezione, mi avvicino a Giulio Pitroso, Presidente dell’associazione Generazione Zero, che commenta sarcasticamente: “I mafiosi sono sicuramente più organizzati di noi”, riferendosi al clima eufemisticamente caotico che si è creato nella piazza.
Sta quasi per arrivare l’ora di pranzo e la manifestazione si avvia al termine. Un rapido intervento dal palco ruba gli ultimi istanti prima che la piazza finisca per svuotarsi: “Sono felice che ci siano tanti giovani, i giovani sono il futuro, tra di voi potrebbe anche esserci il futuro Presidente della Repubblica” dichiara la voce al di là del microfono. Accanto a me c’è Alberto, vent’anni e una passione per la buona politica, che replica così all’intervento: “È capace ca muoru prima iu ca Napolitano (E’ possibile che muoia prima io che Napolitano)”. La sua battuta riesce a divertirmi, ma poi non posso fare a meno che pensare a quanto la politica, negli anni, abbia influito pesantemente sul sistema dell’antimafia, che oggi ne riflette, purtroppo, la maggior parte dei vizi e dei difetti. È il concetto dominante dell’antimafia di mestiere, raccontata in un articolo da Salvo Vitale, che oggi ammorba l’intero sistema, con buona pace di chi la mafia la combatte nelle scuole, nelle redazioni o semplicemente per le strade. Accanto a giornate come questa, che sicuramente rimangono impresse nella memoria della cittadinanza, Ragusa ha bisogno anche di un altro tipo di antimafia: un’antimafia sociale e partigiana.

 

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Autore

Giuseppe Cugnata

nato a Ragusa nel 1995, ma residente a Chiaramonte Gulfi. Comincia la sua attività giornalistica nell’Aprile del 2012, all’interno de “Il Volantino Indipendente”, foglio d’informazione redatto, insieme ad altri coetanei, nella cittadina stessa di Chiaramonte. Dall’Agosto del 2012 scrive per la testata online Generazione Zero.



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