Politica

Pubblicato il 28 Maggio 2014 | di Maria Teresa Gallo

Ad Acate primo bilancio dell’amministrazione di Franco Raffo

Quando anche gli alleati diventano avversari tenaci e sono i primi a martellare l’operato dell’amministrazione comunale allora c’è qualcosa che non torna nel modo di fare o concepire la politica. Questo perché quello che sta succedendo al sindaco Franco Raffo, ad appena un anno dalla sua elezione, è il copione di un film già visto con chi lo ha preceduto e non solo nella precedente legislatura.

Pochi mesi di “luna di miele” e poi cominciano i malumori, le divergenze, i riposizionamenti e quindi gli attacchi che in democrazia sono legittimi se non fosse per quel vizio di fondo che è sempre lo stesso a prescindere da chi stia al governo o all’opposizione. A Raffo, in particolare, nonostante sia riuscito ad eliminare il gettone di presenza e l’indennità di carica (imponendo un “sacrificio” che poteva essere evitato, perché non si può chiedere a nessuno di rimetterci anche per spostarsi), quello che il movimento “Orizzonti chiari”, che fa riferimento all’ex presidente del consiglio comunale Giuseppe Di Natale, ma anche il Nuovo centrodestra rimproverano, oltre all’”autoritarismo”, è pure il fatto di “aver da una parte distribuito incarichi ben remunerati agli amici e dall’altra aumentato a dismisura l’aliquota delle tasse e introdotto l’Irpef”.

In poche parole ciò che nessuno aveva osato o potuto fare prima di lui. La differenza con i suoi predecessori questa volta sta però nel fatto che ancora, nonostante le defezioni, con tre assessori su quattro che si sono già dimessi, uno dei quali non è stato ancora sostituito, riesce a “controllare” il consiglio comunale. Il diretto interessato non sembra curarsene, impegnato come è a risanare le casse dell’ente, ma la “rivoluzione” annunciata rischia di subire rallentamenti che non può permettersi se non vuole prestare il fianco a chi lo ha bollato ormai come il “sindaco tassatore”. Se infatti è riuscito ad eliminare gli affitti e il buono pasto per i dipendenti comunali, il resto rimane ancora tutto da vedere a cominciare dal proposito di rendere “efficiente la macchina amministrativa, di colmare la carenza idrica e di togliere la dipendenza dai pozzi privati, di bonificare il territorio e fare della spazzatura una risorsa economica”.

Ciò che più lo preoccupa sono però “i debiti venuti fuori dall’inizio di gennaio e ancora da aggiornare e che riguardano 12 mila euro al consorzio ripopolamento ittico “Golfo di Gela”, quasi 22 al Consorzio “Valle dell’Ippari”, 3 alla “Sogevi”, 3 alla società “Sviluppo ibleo”, 4 al Mercato degli agricoltori, 22 alla Riscossione Sicilia, 5 all’Agenzia delle entrate, 23 per la festa di San Vincenzo dello scorso anno.

A questi bisogna aggiungere una serie di contenziosi per un importo complessivo di oltre cento mila euro, altri da quantizzare, come quelli alla “Strada del vino”, e i vecchi debiti già messi in bilancio per diverse centinaia di migliaia di euro con l’equipe scolastica, gli assistenti socio-sanitari, pulizieri (tutta gente che deve riscuotere da 12 a 14 mesi di stipendio), proprietari dei pozzi, discarica di Motta Sant’Anastasia e con la ditta che si occupa dei rifiuti.

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Autore

Maria Teresa Gallo

Docente di italiano e storia e giornalista pubblicista, amante dello sport.



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