Società

Pubblicato il 27 Marzo 2015 | di Silvio Biazzo

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Noduli tiroidei: l’Università di Catania ai vertici della ricerca mondiale

tuminoE’ appena stato pubblicato su JAMA (Journal of the American Medical Association, rivista al top della ricerca medica mondiale) un importante lavoro sui noduli tiroidei frutto di molti anni di lavoro di un gruppo di ricercatori di vari centri italiani, tra cui il prof. Salvatore Tumino (nella foto a sinistra), ragusano dell’Università di Catania, da sempre fortemente legato alla sua terra di origine.
La lunga ed accurata ricerca ha visto il coinvolgimento, oltre che del prof. Tumino (U.O.C. di Andrologia ed Endocrinologia del Policlinico di Catania), del dr. Marco Attard (Azienda Villa Sofia-Cervello di Palermo), del dr. Meringolo (Ospedale Bentivoglio di Bologna), del prof. Puxeddu (Università di Perugia), dei dr. Lucisano e Nicolucci (Centro di Ricerca ed Epidemiologia di Pescara), del dr. Bruno (Ospedale Tinchi-Pisticci di Matera), del dr. Torlontano (Ospedale di San Giovanni Rotondo), del prof. Costante (Università Magna Graecia di Catanzaro). Lo studio è stato coordinato dal Dipartimento di Medicina Interna e Specialità Mediche dell’Università di Roma Sapienza guidato dal professore Sebastiano Filetti (prof. Durante, Paciaroni, Lamartina).
Abbiamo incontrato il prof. Tumino nel suo studio medico del Policlinico del capoluogo etneo : come sempre è stato molto disponibile per cui ne abbiamo approfittato innanzi tutto per complimentarci con lui e poi per farci spiegare le linee essenziali della ricerca che, come accennato, è stata pubblicata su JAMA, accompagnata da un Editoriale della stessa rivista che sottolinea come questa ricerca sia destinata ad influenzare sensibilmente le attuali linee guida internazionali sulla gestione tiroidedei noduli tiroidei. Il lavoro parla della storia naturale del nodulo tiroideo, cioè della sua evoluzione spontanea, in assenza di terapie. Un argomento, quello dei noduli tiroidei, che interessa buona parte della popolazione in quanto dal 30 fino al 50% dei soggetti adulti può presentare noduli tiroidei. Dice il prof. Tumino: “ Solo nello 0,3% dei casi un nodulo tiroideo diagnosticato come benigno può trasformarsi in maligno: è quanto scaturito dalla rilevazione, su un campione di 992 pazienti in tutta Italia, seguiti con controlli ecografici e citologici per almeno cinque anni. I noduli possono essere scoperti incidentalmente nel corso di un esame ecografico del collo – continua il prof. Tumino – spesso richiesto per motivi non strettamente legati allo studio della ghiandola tiroidea. Oltre il 90% dei noduli così scoperti sono di piccole dimensioni, non danno disturbi, si presentano benigni all’esame citologico su ago aspirato e senza caratteristiche ecografiche di malignità. Tuttavia la loro scoperta può essere fonte di stress per il paziente che comincia a porsi diversi interrogativi sulla possibilità che il nodulo possa crescere negli anni, determinare disturbi o peggio ancora possa trasformarsi da benigno in maligno. Lo studio risponde a queste domande e permette di definire protocolli di sorveglianza efficaci”. Il nostro intervistato ha proseguito precisando che “… i pazienti oggetto dello studio sono stati controllati annualmente mediante un esame ecografico del collo per misurare nel tempo il cambiamento dei noduli tiroidei e il dato emerso è che la grande maggioranza dei noduli rimane stabile nelle dimensioni nell’arco di 5 anni ed anzi una parte di essi (18%) va incontro ad una riduzione spontanea del volume. La loro crescita è stata rilevata solo nel 15% dei casi e l’aumento è risultato lento e graduale, pari a circa 5 millimetri in 5 anni. L’aumento di volume non è sinonimo di malignità ed anzi la maggior parte dei noduli che sono aumentati di volume sono risultati benigni. Nel complesso i noduli tiroidei inizialmente diagnosticati come benigni si sono trasformati in maligni solo nello 0,3% dei casi”. Il prof. Salvatore Tumino ha così concluso: “Questi dati servono a rassicurare un gran numero di pazienti, perché tali noduli spesso non richiedono alcuna terapia e non necessitano di un controllo ecografico frequente: questo significa inoltre che i controlli ecografici possono essere diradati negli anni, con un notevole risparmio economico per la nostra sanità. L’obiettivo del medico è di identificare, nel ‘mare magnum’ dei noduli, i pochi noduli non benigni”. La rivista JAMA ha ritenuto utile inserire i dati ed i risultati di questa ricerca sulla piattaforma multimediale “JAMA NETWORK” che raggiunge gran parte dei medici statunitensi.

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Autore

Silvio Biazzo

Giornalista Pubblicista dal 1980 , ha collaborato con Radio Insieme, Avvenire, Giornale di Sicilia e Gazzetta del Sud e tv locali, diploma di Maturità Classica, studi universitari in Giurisprudenza , dal 1993 insignito della Onorificenza di Cavaliere dell’ O.M.R.I.



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