Attualità

Pubblicato il 21 Ottobre 2015 | di Silvio Biazzo

Una malattia che divora l’anima

La ricerca di falsi miti in un mondo dove l’effimero diventa sogno, dove la ricerca di emozioni fuori dalla norma diventa scopo primario di vita, alimenta fenomeni di dipendenza patologica.

E le emozioni devianti in questo secolo, frutto del malessere, sono tantissime, tra queste il gioco, una malattia subdola che giorno dopo giorno rode e divora anima e corpo, che diventa una dipendenza dalla quale da soli è difficile uscirne. La dipendenza patologica classicamente è stata intesa come riguardante l’assunzione di sostanze psicoattive in grado di dare dipendenza fisica e psichica. Così tra queste le più diffuse sono le droghe comunemente conosciute (hashish, marijuana, eroina, cocaina, ecstasy, anfetamine, lsd), ed altre ancora dette “socialmente accettate”, come l’alcol e il fumo.

Accanto a queste forme, sono state identificate delle nuove forme di dipendenze comportamentali, prime fra queste il gioco d’azzardo patologico, shopping compulsivo, dipendenza spasmodica da internet, sesso, e via dicendo. Il gioco d’azzardo patologico si trova ai primi posti di queste nuove forme di dipendenza maggiormente diffusa. È caratterizzato da un comportamento di gioco persistente e ricorrente (ad esempio il famigerato “Gratta e Vinci”) che fa scordare le attività personali, familiari, o lavorative del giovane il quale nel tentativo di fuggire dai problemi quotidiani o col miraggio di facile guadagno ritorna facilmente a giocare: a ciò si aggiunge anche il tentativo di recuperare somme di denaro perse. Spesse volte, il giocatore ricorre persino ad atti illegali per finanziare il suo perverso gioco.

Nell’era multimediale il giocatore d’azzardo cambia faccia: mentre prima era facilmente individuabile, segregato nei luoghi a lui deputati, ora chiunque sia in possesso di un computer, si collega ad internet e con una carta di credito può essere un giocatore compulsivo in un casinò-online. Il gioco online è estremamente pericoloso proprio perché, dalla solitudine della propria casa, il giocatore non ha freni: ha la possibilità di accedere al gioco senza limiti e senza lo sguardo giudicante degli altri.

Da tempo a impegnarsi su questo fronte è l’ufficio di Pastorale della salute che è riuscito a coinvolgere anche il Sert e i medici di base, provando a dare risposte a chi si trova a vivere queste complesse situazioni. Chiunque si trovasse, quindi, in situazione di bisogno può tranquillamente rivolgersi al proprio parroco o al medico di base che sapranno suggerire come contattare esperti in grado di assicurare protezione e aiuto.

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Autore

Silvio Biazzo

Giornalista Pubblicista dal 1980 , ha collaborato con Radio Insieme, Avvenire, Giornale di Sicilia e Gazzetta del Sud e tv locali, diploma di Maturità Classica, studi universitari in Giurisprudenza , dal 1993 insignito della Onorificenza di Cavaliere dell’ O.M.R.I.



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