Vita Cristiana

Pubblicato il 23 Ottobre 2015 | di Luciano Nicastro

Il vescovo del lieto annuncio della beata speranza

Arrivò con uno stile personale e si presentò subito con un tratto di amabilità, sincera e cordiale, con un sorriso largo e accogliente e un fare fiducioso e promettente. La sua persona manifestava una bella personalità di intellettuale e di Pastore giusto e responsabile, forte, coerente e deciso. Si percepiva in Lui senza eccessive difficoltà una bontà d’animo e una profondità spirituale propria di un Padre che era solito esercitare l’autorità di vescovo nel rispetto della dignità e della libertà personale. Pastore illuminato e volitivo era decisamente impegnato a proseguire sulla pastorale della misericordia e del perdono e sulla prospettiva della attuazione del Concilio Vaticano II sia nel metodo dialogico della “Gaudium et Spes” che nel merito delle deliberazioni conciliari secondo la teologia dei segni dei tempi e la metaforica della beata speranza.

Incominciò subito a camminare sui luoghi più umani e tristi della diocesi e ad esaminare problemi e attese dei giovani, degli anziani e delle loro famiglie. Per la scelta dei collaboratori del suo team pastorale di governo, il vescovo chiese un po’ a tutti una indicazione e una proposta motivata.

Lo sguardo ai fratelli bisognosi

La sua sensibilità cristiana lo portava a guardare innanzitutto ai fratelli più bisognosi e a voler conoscere di loro ciò che pensavano, ciò che intimamente desideravano e le cose che amavano cercare. Si domandava spesso cioè che cosa amavano avere le persone a lui vicine e che cosa desideravano ottenere le persone da lui lontane.

La via del dialogo

Per questo approfondì la qualità del suo rapporto con quelli che gli erano vicini e incominciò nello stesso tempo ad avvicinare con sollecitudine quelli che da lui erano rimasti lontani. Per esempio si spingeva a cercare e a telefonare ai laici di frontiera: i non credenti e quanti si dichiaravano atei e cercava di ricostruire o sanare le relazioni malate o moribonde. Con tutti, in altri termini, aprì un dialogo e una via di incontro manifestando in modo visibile e affidabile credito, fiducia e disponibilità alla valorizzazione delle persone e delle loro capacità. Nei vari incontri, informali o ufficiali, metteva tutti a loro agio e scriveva, senza farsene accorgere nel libro del suo cuore le persone più bisognose di aiuto, sostegno e cura pastorale.

Amante della libertà

É stato amante della sua libertà e ha rispettato sempre la libertà degli altri in tutte le persone che ha incontrato. I suoi consigli non erano precetti ma meditazioni ed esperienze sagge di vita umana e cristiana. I problemi più delicati dei sacerdoti in crisi erano affrontati da lui con una sincera linea di paternità ed egli coniugava con affetto la sua responsabilità di Vescovo unitamente alla comprensione del Buon Pastore. Per ogni sacerdote in difficoltà egli era pronto a fare con lui un cammino di dialogo discreto e autentico e sincero. Da uomo di preghiera pensava spirituale e si adoperava affinché la sua Chiesa di Ragusa diventasse una casa vera e una scuola tenace di preghiera.

Le sue omelie

Le sue omelie avevano la caratteristica della essenzialità di riflessione e della vocazione spirituale anelanti alla piena comunione e della brevità costruttiva. Senza cadere in un comodo twitter religioso comunicava pensieri sostanziosi e pieni di saggezza biblica e di meditazione esistenziale profonda e colta, al servizio di un umanesimo letterato e maieutico.

É stato il vescovo del lieto annuncio della beata speranza, cioè il padre che ha spalancato in diocesi le porte a quelli che cercavano ancora Gesù Cristo perché non ne avevano avuto l’occasione di incontrarlo. A loro si presentava quindi come visibile incarnazione del buon Pastore e in questa immagine del volto di Dio invitava tutti i suoi sacerdoti a rispecchiarsi.

Il buon seminatore

Egli indicava quindi come sacra icona catechetica e omiletica l’immagine del seminatore che lascia nel terreno dei piccoli semi e affida alla volontà di Dio il germoglio e il frutto. Ha manifestato a ciascuno di noi una forza spirituale e una santa volontà di lavoro su tutto il quadro complessivo dei problemi di una comunità difficile come obiettivamente è la società ragusana “aperta” e “in transizione”. Su questo mondo “concentrazionario” e impersonale era solito promuovere e studiare, qualità e virtù umane e morali.

La via maestra di questo tenace Vescovo buono e adolescente era quella di pregare e consultare, dialogare e accogliere le persone più umili per insegnare loro la virtù rogersiana di mettersi dalla parte dell’altro per poterlo pienamente comprendere e  di promuovere una spirituale rivelazione ad personam della luce vicina di Gesù nella propria coscienza.

Umiltà generosa e coraggiosa

Ha incarnato in tutti questi anni con soavità e fine intuito l’amore di Dio in mezzo a noi e facendone sentire nitida e forte la presenza discreta e profonda attraverso la dimensione spirituale dei testimoni visibili del Risorto. L’umiltà non era in lui un saio esterno, sfavillante e giustapposto, ma una convinta e matura intenzione di servizio laicale cristiano: generoso e coraggioso, giusto e competente. Era difficile non trovare in Lui l’occhio e la mente di un mistico nonché l’identità matura di un teologo spirituale nella sua personalità culturale di squisito letterato e di fine, acuto e aperto cultore e dottore di diritto canonico. La sua bella personalità spirituale era forgiata dalla vocazione cristiana al dovere della umiltà e della semplicità alla maniera di San Paolo il quale sintetizzava tutto della predicazione nella esclamazione forte e convincente: «l’occhio non ha visto, l’orecchio non ha udito, il cuore dell’uomo non ha compreso ciò che Dio prepara a coloro che lo amano».

Il vescovo Paolo affidava ad una eloquenza sobria ma profonda e riflessiva il dovere di vescovo, di trasmettere una fede concreta ed essenziale nella catechesi ad personam e nella riconciliazione della misericordia. Era la ferma testimonianza della fede e la percezione effettiva di una vicinanza di Dio, di Gesù e della Chiesa madre e maestra che affinava la dimensione salvifica della sua missione sacerdotale. Già nel motto episcopale aveva configurato l’itinerario e lo spessore della sua vocazione di Padre e Maestro nell’ambito della volontà di Dio: «Il suo amore è per sempre!» indicava la via del suo cuore e della sua anima verso ogni singolo peccatore che avrebbe incontrato sulle strade. Il suo passo era deciso e di esempio in questo piccolo e grande mondo locale già sconvolto e cambiato da una galoppante secolarizzazione e dall’ oblio dalla dimenticanza della prima catechesi.

L’atteggiamento maieutico

Il suo atteggiamento sacerdotale, maieutico nello stile e nel metodo, era fiducioso nella sostanza sacramentale perché si preoccupava di far crescere nella sua Chiesa di Ragusa la consapevolezza di ciò che è prioritario, essenziale e bisognoso di attenta e diligente cura pastorale nelle parrocchie e negli ambienti di vita. Furono svolte molte assemblee di pastorale diocesana per costruire con il coinvolgimento entusiasta del cuore e della mente la costruzione e l’edificazione mediante la fede viva nel Cristo, vivente e operante, l’opera della Grazia. Era solito attraversare con la dizione coinvolgente e carezzevole “quella di «educhiamoci al discernimento»”, alla libertà, alla corresponsabilità e alla pace interna e nelle relazioni, educhiamoci alla speranza e a rifondare nuove, piccole e grandi comunità cristiane di servizio maturo di amore e di fedeltà sia nella dottrina che nella ortoprassi di scopo a mettere su  “pietre vive”. Per l’anno pastorale 2012-2013 il tema che ha visto impegnata la ricerca spirituale e religiosa della chiesa di Ragusa è stato “educhiamoci alla verità”. Mentre nell’anno 2013-2014 ha riguardato la tematica di “educhiamoci alla speranza”. Con la tecnica del movimento a spirale prendeva tutti i fedeli nei momenti della fede e della carità e nelle relative attività di incarnazione e promozione.

Gestione trasparente

Il vescovo Paolo, insieme al consiglio presbiterale e con la indicazione del consiglio pastorale, ha gestito i soldi dell’8 per mille in modo trasparente e finalizzato. Anche il patrimonio dei beni ecclesiastici è stato amministrato con l’obiettivo della destinazione privilegiata alla soglia di povertà e di bisogno. Ha detto il vescovo Paolo: «Vogliamo condividere “in modo trasparente” le nostre scelte finanziarie e le decisioni di merito con tutti i cittadini e con le parrocchie».

Nella pastorale annuale della diocesi l’investimento di mezzi e di persone viene destinato per il quaranta per cento nella formazione e nella motivazione all’impegno culturale, teologico e spirituale. Viene anche promossa la cittadinanza spirituale sia a livello sociale che politico nella sfera della quotidianità prepolitica e non solo per i momenti elettorali.

Cittadinanza spirituale

La cittadinanza “spirituale” ci porta a frequentare di più i problemi della gente e di meno i corridoi del Palazzo. La chiesa immaginata e concepita dal Vescovo Paolo non può fare a meno di incontrare e intercettare la problematica umana e spirituale della cittadinanza e di farsene carico, assumendola come missione propria dei laici cristiani. I cristiani, vivendo la doppia cittadinanza del cielo e della terra sono stranieri e pellegrini, peccatori e penitenti, cittadini e santi sociali impegnati a portare un supplemento di anima al mondo della politica ed un valore essenziale e trascendentale alla città dell’uomo. La cittadinanza, come l’impegno culturale, è così “una via di santità”. I cittadini come “il buon ladrone” sono santi perché peccatori pentiti e come il figliol prodigo ritornano con fiducia alla casa del Padre, alla grazia del perdono e dell’Eucaristia che apre il cuore alla speranza e la prassi alla misericordia dell’amore che salva. É il momento di camminare con il divino viandante sulle strade delle nostre città portandovi il contagio della fede, della speranza, della giustizia e della carità, trasformando la cittadinanza da fatto di interesse a valore di testimonianza spirituale, da politica del privilegio a politica del servizio. L’inizio di un nuovo futuro non può non partire che dall’anima e dallo spirito e non può non trascinare il corpo ecclesiale e la partecipazione di ogni cristiano adulto e maturo.

Scrivevo in un mio precedente libro che la politica è “una passione inutile” quando dimentica l’anima vivificante della costruzione comunitaria. Per restituirle senso e valore bisogna innanzitutto penetrarne la valenza “spirituale” che dalla modernità in poi è stata negata. Si devono dissociare i valori universali e spirituali, oggi coperti sotto la menzogna e bisognosi di un po’ di “acqua battesimale fresca” dalla continua strumentalizzazione del Potere e dalla logica del tradimento e della infedeltà nonché dalla rapina della loro bontà e autenticità in vista della diabolica strategia del consenso a tutti i costi.

La Chiesa di Ragusa ha potuto “riprendere” il suo cammino con le altre Chiese sorelle di Sicilia e di Italia sulla strada della Confessione, della Riconciliazione e del Perdono.

Vicino alle famiglie

L’invito del nostro Vescovo Paolo è caduto come un buon seme nella terra bagnata ed ha messo su radici di sviluppo e di crescita. In questo modo si è sempre lasciato coinvolgere direttamente e da vicino nella vita delle famiglie cristiane e laiche conosciute e dai loro problemi di condizione materiale e spirituale sia nella società che nella Chiesa. Nel villaggio globale intanto le Reti si cercano per connettersi e per promuovere la libertà e la salute dei loro “mondi vitali”. C’è pericolo però che avanzi in loro un piatto e cieco conformismo orizzontale senza l’intelligenza della fede, arricchita dall’esercizio della ragione e dalla volontà del sognatore. Quest’ultimo è a mio parere l’homo ludens di J. Huizinga per il quale dopo i giorni del gioco viene il giorno della preghiera. La Domenica infatti è il giorno del Ringraziamento, è il giorno del Signore….

Il Suo Amore è per sempre

Ora il Vescovo Paolo sta concludendo il Suo Servizio apostolico programmato e, dopo aver combattuto la sua santa battaglia spirituale, si accinge a passare la staffetta pastorale al suo successore sulla cattedra episcopale della Chiesa  di Ragusa.

Ricorderemo ancora la sua personalità e il suo metodo pastorale dell’imparare insieme in una “Casa e Scuola di preghiera e di comunione” ad amarci come fratelli e ad amare il prossimo come noi stessi.

Ci accorgeremo che, dopo averlo conosciuto e stimato, lo abbiamo scelto per amico e Maestro nella fede e nella carità e nelle vicissitudini esistenziali. Dopo averlo sperimentato come Pastore, dolce e forte, buono e misericordioso, abbiamo capito veramente che “il Suo Amore è per sempre”.

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Autore

Luciano Nicastro

Laureato in Filosofia alla Cattolica di MILANO e in Sociologia alla Università degli Studi di URBINO, è stato per molti anni professore di filosofia e storia al Liceo Scientifico “E. Fermi” di Ragusa. Filosofo e Sociologo di orientamento “mounieriano”. Ha insegnato storia della filosofia e storia della sociologia. Docente di Antropologia filosofica presso l’Istituto Teologico Ibleo di Ragusa, è stato docente di Sociologia delle Migrazioni e di soc. dell’educazione alla LUMSA di Roma – sede di Caltanissetta; è stato altresì docente di Domande Filos. Contemp., di filos. della Religione e filosofia politica alla Facoltà Teologica di Sicilia a PALERMO. Consigliere Nazionale delle Acli, ha fatto parte della Associazione “Agostini Semper” tra i laureati della Cattolica di Milano ex alunni del Collegio Augustinianum, militante del MEIC (movimento ecclesiale di impegno culturale), della Lega Consumatori ed Utenti. Ha pubblicato diversi libri, articoli e ricerche di filosofia, psicologia, sociologia, teologia e psicopedagogia oltre che sui temi della scuola, del lavoro, della famiglia e della condizione meridionale e sulla nuova questione giovanile…



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