Vita Cristiana

Pubblicato il 5 Novembre 2015 | di Silvio Biazzo

Beata Schininà, un ricordo sempre vivo nel cuore dei ragusani

Prima di lasciare tra pochi giorni la nostra diocesi ( al suo posto si attende con ansia il suo successore il giovane ( 53 anni ) mons, Carmelo Cuttitta, quinto vescovo della diocesi ragusana ) il vescovo mons. Paolo Urso ha presieduto la solenne Celebrazione eucaristica per celebrare il 25° anniversario della Beatificazione della “ Fondatrice” suor Maria Schininà: il sacro rito si è svolto nella Cattedrale di San Giovanni Battista gremita di fedeli, presente naturalmente la Madre Superiora dell’Istituto di Ragusa Suor Graziella e l’Economa Generale Suor Virginia, e poi tantissime consorelle provenienti da tutti gli istituti della Sicilia ed oltre: toccanti le parole di mons. Urso , parole pronunciate all’omelia in ricordo della Beata della quale ha esaltato le sue ineguagliabili opere di carità verso i poveri, gli ammalati ed i bisognosi portate aventi oggi dalla Suore del Sacro Cuore anche in lontanissime terre di missione.3

La nostra comunità venticinque anni addietro ha registrato il grande evento della Beatificazione di Suor Maria Schininà, avvenuta il 4 novembre 1990: è conosciuta come la Madre ragusana dei poveri che, come S. Francesco, lascia gli agi e gli onori di una preminente casa patrizia per dedicare la sua vita agli ultimi ed ai diseredati, una decisione che all’epoca dovette far scalpore. Quel giorno Piazza S. Pietro a stento è riuscita ad accogliere le migliaia di fedeli che hanno voluto partecipare allo storico evento.

schininaMaria Schininà nasce a Ragusa il 10 aprile 1844: il padre è il Cav. Giambattista Schininà dei Marchesi di Sant’Elia e dei Baroni di San Filippo del Monte, la madre la N.D. Rosalia Arezzo Grimaldi dei Duchi di S.Filippo delle Colonne, è la quinta di otto figli. Cresce in un ambiente familiare dove venivano professati i principi cristiani, ricevendo un’educazione integerrima con l’aiuto del sacerdote Vincenzo Di Stefano suo precettore, figura usuale nelle famiglie nobili.

Seguendo l’istinto della sua età frequentò, sempre con liceità, la danza, la moda, soprattutto la musica cui aveva una particolare predilezione; al punto che nel 1860, a 16 anni, divenne l’animatrice della costituenda banda musicale di Ragusa e in occasione dei festeggiamenti per l’Unità d’Italia ebbe il privilegio da parte del maestro della banda, di battere il tempo con la bacchetta, durante il concerto in piazza S. Giovanni. Ma questo mondo effimero non appaga l’animo di Maria: i suoi momenti più veri li vive nella ricerca interiore dell’Onnipotente. La morte del padre segna la svolta della sua vita: abbandona ricevimenti e mondanità, si veste con umiltà, visita i bisognosi e la povera gente, i “tuguri” diventano la “sua nova casa”, viene così soprannominata la “madre dei poveri”. Fu una scelta, diremmo oggi scioccante, per la società dell’epoca, perché infranse un muro esistente fra ricchi e poveri, nobili e popolo, per servire personalmente nei loro tuguri i poveri e gli ammalati.

Dopo la sua morte la sua opera sarà proseguita e potenziata dalle consorelle: l’impronta indelebile della Fondatrice rimane ancora oggi nelle decine di Istituti sparsi in Italia ed oltralpe, specie in 4terra di missione (es. Filippine, Madagascar, etc.). Ed in quei luoghi sperduti e spesso inospitali le suore – sulle orme della Fondatrice – portano avanti molteplici attività educativo-assistenziali, ospedaliere, assistenza domiciliare, ospitalità per gli anziani, presenza viva nelle scuole e nelle parrocchie. Ed in questi ultimi anni lo spirito della Beata ha trovato riscontro in tante giovani vocazioni provenienti appunto dalle terre di missione, giovani ragazze che hanno abbattuto le frontiere nazionali per dedicarsi agli insegnamenti della loro Prima Madre Generale, nuova linfa per una Istituzione che tanto lustro continua a dare a questa terra di Sicilia.

5Le sue spoglie mortali sono custodite nella Casa Madre di Ragusa, all’interno del Convento, e sono meta di continuo pellegrinaggio da parte dei fedeli, così come il piccolo museo che accoglie suoi oggetti, abiti, ricordi, scritti, testimonianze della Sua vita terrena.

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Autore

Silvio Biazzo

Giornalista Pubblicista dal 1980 , ha collaborato con Radio Insieme, Avvenire, Giornale di Sicilia e Gazzetta del Sud e tv locali, diploma di Maturità Classica, studi universitari in Giurisprudenza , dal 1993 insignito della Onorificenza di Cavaliere dell’ O.M.R.I.



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