Emanuele Giudice

Pubblicato il 26 Novembre 2015 | di Redazione

La fabbrica dei cattivi

Partiamo da qui. «Non molesterai il forestiero né l’opprimerai, perché voi siete stati forestieri in terra d’Egitto» (Esodo, 22,20; Deuteronomio 10, 19). Potremmo continuare con i numerosi, assillanti interventi del Maestro sul tema dello straniero e dell’emigrato. Fu egli stesso straniero e rifiutato. «venne tra i suoi e i suoi non lo accolsero…», oppure: «Da Nazareth può venire qualcosa di buono?…» Gesù conobbe la condizione di straniero, “estraneo tra i suoi”, apolide nella sua terra.

Non siamo quindi vittime di una insonne xenofilia, o amicizia per lo straniero. Siamo, a causa della nostra fede, per l’uomo e per le vicissitudini che lo accompagnano nella vita, di cui l’emigrazione è una delle più dolenti. Ci interessa l’uomo come vertice della creazione, obiettivo dell’Incarnazione e soggetto dell’amore.
Tali convinzioni, nostre e in parte anche di chi non crede, stanno subendo un’aggressione insolente e drammatica, intrisa di una crudeltà umiliante per chi appartiene al consorzio umano. La politica rischia di diventare una scuola di disumanità spietata, soprattutto nella persecuzione del povero. Per questo la data in cui il Parlamento ha approvato la legge sulla sicurezza, il 2 luglio del 2009, scandisce un giorno di vergogna per chi si fregia del nome cristiano, o soltanto di uomo.
È una legge ripugnante per la coscienza civile e per quella cristiana, perché richiama l’obbrobrio delle leggi razziali fasciste del 1938. Essa discrimina l’uomo e ne offende la dignità, separando gli esseri umani in categorie abominevoli, abietti da respingere, da una parte, ed eletti da proteggere dall’altra, famiglie da colpire ostacolandone l’unità e i diritti fondamentali, e famiglie da blandire per catturarne il voto, accogliendone e gestendone spregiudicatamente le paure. I disperati sono da respingere senza pietà ricacciandoli sulle sponde libiche senza alcuna garanzia su ciò che li aspetta dopo, sul piano dei trattamenti umanitari e civili. Quelli che arrivano via mare sono appena il 10 per cento del totale degli arrivi, gli arrivano via terra. Ma la legge infierisce solo sui primi, perché i respingimenti in mare procurano voti.
Trova avallo, la prepotenza dei ricchi e dei sazi a discapito dei poveri che fuggono, via mare dalla fame, dalla violenza, dalle malattie. È la caduta, rovinosa di ogni elementare senso morale e decoro civile, per dar luogo a forme persecutorie in conflitto con gli stessi interessi del Paese.
Nessuno di noi pensa che il fenomeno migratorio sia da vivere all’interno si un buonismo d’accatto, liberalizzando ogni tipo di ingresso. Sappiamo che si connette con un problema di sicurezza e di ordine pubblico. Ma sentiamo anche che gli strumenti scelti per governarlo sono di segno elettoralistico, tese a incentivare le paure indotte e diffuse, anziché ricorrere ad accordi con i Paesi d’origine, com’è avvenuto con l’Albania. Si tratta di regolare adeguatamente i flussi, obbedendo alle normative dettate dagli accordi internazionali sui rifugiati provenienti da paesi in guerra, o da quelli dove non sono rispettati i più elementari diritti umani. Vanno elaborate quindi politiche di integrazione nel rispetto delle culture di provenienza, delle fedi religiose, delle lingue.
Non ci si può meravigliare quindi se la Chiesa, per bocca del cardinale Marchetto del pontificio Consiglio dei migranti dichiara che quella del 2 luglio è «una legge che porterà solo dolore». Nelle orecchie c’è ancora l’eco delle esortazioni, pronunciate dal Papa, a fare del nostro Paese una «casa ospitale per tutti, segno e strumento di comunione per l’intera famiglia umana». Nella Caritas in veritate Egli scrive: «Ogni migrante è una persona umana che, in quanto tale, possiede i diritti fondamentali inalienabili che vanno rispettati da tutti e in ogni situazione».
Ora siamo invece a gente respinta dagli ospedali perché i me- dici, come pubblici ufficiali, sono obbligati, a rifiutare perché definiti criminali, i malati di colore. La legge prevede che anche l’ iscrizione dei neonati figli di extra-comunitari sia rifiutata sottraendoli così alle madri e affidandoli a terzi a cura dello Stato.
Infine, chi affitta appartamenti agli irregolari rischia il carcere fino a tre anni. Un altro abominio consumato contro i poveri: proibito alloggiarli, anche a pagamento. Dormiranno sulla strada e vivranno da randagi. Ci resta solo la “consolazione” che chi ha scritto questa legge, e anche chi l’ha votata, si proclama cristiano.
Ci chiediamo allora dove siamo finiti, noi che crediamo nel Cristo venuto tra noi per sostenere i poveri.
Siamo di fronte a scelte deliberatamente disumane che gridano vendetta al cospetto di Dio. Cosa risponderemo quando ci sarà detto: «Ero forestiero e non mi avete accolto…»? (Mt, 25). Altro il destino che Dio riserva ai poveri, è quello cantato da Maria di Nazareth: «Depose i potenti dalle loro sedi ed esaltò i poveri…», proprio quelli contro cui la legge si accanisce, lasciando i ricchi e i potenti, indisturbati, ai loro bagordi.


Autore

Redazione

"Insieme" esce col n° 0 l'8 dicembre del 1984. Da allora la redazione è stata la "casa di formazione" per tanti giovani che hanno collaborato con passione ed impegno.



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