Attualità

Pubblicato il 12 marzo 2016 | di Vittoria Cappello

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Migranti alle porte dell’Europa: muri o ponti?

Si sta svolgendo in questi giorni il ciclo di incontri “Venerdì Insieme 2016”, manifestazione di promozione della cittadinanza attiva, organizzata di concerto da numerose associazioni cattoliche e laiche ragusane.

A dare il via alla tre giorni su “La difficile condivisione: migranti, lavoro, ambiente” è stata l’intervista condotta da Gian Piero Saladino, direttore dell’Ufficio diocesano per le Comunicazioni Sociali, a Tonio Dell’Olio, presbitero impegnato attivamente nella costruzione di vie di pace come membro della presidenza nazionale di Libera (associazioni nomi e numeri contro le mafie), già presidente nazionale di Pax Christi (movimento cattolico internazionale per la pace) e oggi di CIPAX (Centro Interconfessionale per la pace).

“Migranti alle porte dell’Europa: muri o ponti?”, questo il titolo della conferenza-intervista che ha avuto luogo ieri presso la sala “Saro Di Grandi” dell’Avis di Ragusa, riscuotendo grande successo di pubblico.

A introdurre la prima domanda è stato un dato numerico: dei 60 milioni di persone che nell’ultimo anno sono emigrate dai propri paesi di origine solo 1 milione è arrivato effettivamente in Europa, e in Germania, Francia e Gran Bretagna molto più che in Italia.

A giudicare da questo dato si è rivelato infondato l’allarme diffuso nel nostro paese, soprattutto se si pensa al contributo netto (ricchezza prodotta meno costi sociali) che 6 milioni di migranti presenti in Italia assicurano al benessere oggettivo della nazione, che in termini meramente economici è pari ad oltre 4 miliardi di euro annui.

Tonio Dell’Olio ha sottolineato come l’incontro tra culture diverse merita di essere rivalutato come fattore di crescita e come conquista positiva, non a danno dell’altro ma come segno di solidarietà; soprattutto se, come cittadini e come uomini, fossimo davvero in grado, tutti, di riconoscere la dignità di queste persone costrette a fuggire dalla guerra, dalla fame, dallo sfruttamento delle risorse dei propri territori ad opera di multinazionali senza scrupoli che si appoggiano alle mafie locali per espropriare i contadini delle loro terre e le nazioni delle ricchezze minerarie da esse possedute.

“Di fronte a questo fenomeno – ha chiesto Gian Piero Saladino – si può ancora parlare dello spirito che ha animato la nascita dell’Unione Europea e dei principi che hanno fondato la sua costituzione e il suo allargamento progressivo, su pilastri come il riconoscimento della dignità umana, il diritto di asilo e l’uguaglianza fra tutti i cittadini?  O non è piuttosto avvenuto che quell’Europa si è chiusa nel suo egoismo, ha perduto la sua ispirazione ideale e si affretta oggi a concedere alla Turchia la libertà di violare i diritti umani purché trattenga milioni di migranti intenzionati ad entrare in Europa in cambio di miliardi di euro sottratti alle tasche dei cittadini europei?

L’Europa, afferma Dell’Olio, costituisce per profughi e migranti la terra promessa in cui vivono i valori della democrazia. È dunque paradossale che tale sogno si scontri con un confine sormontato da filo spinato, presso il quale persone che fuggono da situazioni tragiche vengono trattate come pericolosi criminali e respinte con idranti, lacrimogeni e manganelli. L’Europa dovrebbe riscoprire quindi, al di là di una vuota retorica di convenienza, le proprie radici cristiane e i valori di solidarietà e di giustizia posti alla base della sua costituzione.

“Cosa dire e come comportarsi però – ha chiesto Gian Piero Saladino – con l’altra categoria di “vittime”, costituita da quegli europei, e da quegli Italiani che, di fronte al fenomeno migratorio, provano spontaneamente paura, non per malafede ma per spontanea reazione di difesa rispetto allo “straniero” diverso da sè?

Risponde Dell’Olio che “l’industria della paura”, questa sì in malafede, tende a  sfruttare la non conoscenza del fenomeno e delle persone concrete che da terre infelici migrano nel nostro Paese. Pertanto, la paura “in buona fede” va adeguatamente “educata” attraverso la relazione con lo straniero, favorendo la conoscenza diretta della sua storia e del dramma da cui fugge. Solo incontrandosi fra diversi è possibile sciogliere le riserve mentali e vivere processi di avvicinamento e di costruzione della fiducia reciproca.

Infine, alla domanda su quali azioni concrete sia possibile e necessario realizzare per accogliere e integrare la popolazione migrante con quella locale, Tonio Dell’Olio ha concluso citando Don Tonino Bello, suo mentore spirituale,  che amava ricordare che “di fronte a coloro che ci mostrano i segni del potere dobbiamo porre il potere dei segni. Di fronte al fenomeno irreversibile dell’immigrazione siamo allora chiamati a compiere gesti di solidarietà come quello espresso in questi giorni dalla comunità Valdese e dal Movimento di Sant’Egidio, di istituire corridoi umanitari organizzati per far giungere in Italia profughi e perseguitati raccolti dalle sponde mediterranee e condotte con dignità nel nostro paese, senza passare dal ricatto dei mafiosi dei barconi per essere consegnati ai mafiosi dello sfruttamento schiavista nei paesi europei”.

La rassegna “La difficile condivisione: migranti, lavoro, ambiente” proseguirà stasera alle ore 18,00 presso il Cine-Teatro Ideal, dove avrà luogo l’incontro intitolato “Ghetto Italia: storie di sfruttamento nelle campagne del nostro paese”, durante il quale Vincenzo La Monica, responsabile immigrazione e osservatorio della povertà della Caritas diocesana di Ragusa, dialogherà con Leonardo Palmisano, docente di Sociologia Urbana presso il Politecnico di Bari e autore del libro “Ghetto Italia – i braccianti stranieri tra caporalato e sfruttamento”, che descrive scientificamente i processi di abuso compiuti sui migranti, uomini e donne, nelle campagne del Sud, compreso il nostro territorio locale.

A conclusione dei tre giorni, domenica mattina si partirà tutti insieme alle 9.30 per andare a visitare Villa Magnì, dove è in corso “Costruiamo saperi”, progetto di cooperazione internazionale promosso dalla Caritas, di cui si è data ampia notizia nelle settimane scorse, e che continua così ad essere centro di attenzione e di coinvolgimento civico responsabile grazie all’impegno comune delle Associazioni che hanno promosso i “Venerdì Insieme”.

 

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Autore

Vittoria Cappello

(Ragusa, 1989) Laureata in Progettazione e Gestione di Eventi e Imprese per l’Arte e lo Spettacolo all'Università degli Studi di Firenze. Ha proseguito la sua formazione all'Università Cattolica di Milano dove ha conseguito la Laurea Specialistica in Economia e Gestione dei Beni Culturali e dello Spettacolo. Conclusi gli studi e dopo un'esperienza all'estero, ha deciso di tornare in Sicilia per spendersi nella valorizzazione e promozione della propria terra di origine.



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