Società

Pubblicato il 19 aprile 2016 | di Alessandro Bongiorno

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La Passalacqua vince la Coppa Italia

È stato un momento di esaltazione collettiva. Uno di quei momenti che solo lo sport sa regalare. La conquista della Coppa Italia di basket femminile da parte della Passalacqua Ragusa ha consentito alla città di vivere momenti che sembravano non dover più tornare. Anzi, per certi versi, si è raggiunto un obiettivo che (con la sola eccezione degli anni d’oro del tennistavolo) mai Ragusa aveva raggiunto. E, siccome vincere aiuta a vincere, la società, la squadra e i tifosi continuano a coltivare quel sogno che per due volte sembrava a portata di mano.

Ragusa, che difficilmente si entusiasma, ha trovato in questa società e in questa squadra l’occasione per identificarsi in qualcosa di positivo e di vincente. È la realtà di periferia, del Sud dimenticato che, grazie a un canestro e a un pallone a spicchi, si pone al centro dell’attenzione.

Merito soprattutto della dirigenza e del presidente Gianstefano Passalacqua che ha saputo proiettare in una società sportiva i criteri di gestione che hanno consentito all’azienda della sua famiglia di conquistare porzioni di mercato sempre più significative, allargandosi da Santa Croce Camerina verso confini sempre più ampi. Ma non c’è solo abilità imprenditoriale. Dietro i successi aziendali e sportivi ci sono anche grandi valori che nella famiglia Passalacqua si sono sempre respirati. Il presidente è cresciuto nelle nostre comunità (è stato anche animatore del centro giovanile e oratorio Spazio) e ha trasmesso anche nella gestione della sua società sportiva la passione per i giovani. In pochi anni ha costruito infatti un vivaio nel quale tanti ragazzi e ragazze hanno modo di avvicinarsi allo sport, praticarlo e divenire anche spettatori competenti e appassionati, in grado di capire e applaudire i gesti e le giocate delle ragazze in maglia biancoverde e delle avversarie. Non è caso che per far crescere i giovani, il presidente ha scelto tecnici di grandissimo valore come Gianni Recupido e come Svetlana Kuznetsova. Quest’ultima è una campionessa olimpica che a Ragusa insegna basket alle ragazzine con la stessa passione con la quale affrontava in campo le partite. E con queste basi si possono comprendere tante cose.

Ci sono tanti significati, non solo sportivi, dietro quella coppa alzata a Schio. È stata la prima. Non sarà l’ultima.

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Autore

Alessandro Bongiorno

Giornalista, redattore della Gazzetta del Sud e condirettore di Insieme. Già presidente del gruppo Fuci di Ragusa, è laureato in Scienze politiche.



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