Società

Pubblicato il 2 Settembre 2016 | di Redazione

Emarginazione sui banchi di scuola

Il gruppo scolastico della scuola elementare ha una fondamentale importanza nello sviluppo sociale, importanza a volte non pienamente riconosciuta non solo dai genitori ma anche da insegnanti e studiosi.

La scuola appare comunemente come il luogo dove si apprende: ma esso è anche e soprattutto il luogo dove si socializza. Per molte ore al giorno, per ben cinque anni il fanciullo fa parte di un gruppo stabile e organizzato, un gruppo dal quale non può ritirarsi: nessuna altra esperienza sociale ha caratteri così ampi e quindi una influenza così grande sul processo di socializzazione.

Prima dell’età della scuola elementare il bambino ha già una sua ampia esperienza sociale. Il processo di socializzazione è l’evoluzione che comporta più ostacoli di ogni altra in quanto entra in inevitabile conflitto con l’egocentrismo che costituisce un fattore essenziale della psicologia infantile. Le dinamiche di gruppo sono a volte complicate, con bimbi che si cercano e si respingono in continuazione per cercare l’accettazione dell’altro e l’appartenenza al gruppo. Emarginare un bambino significa metterlo ai margini della società e poiché la società è un sistema complesso, l’esclusione o l’integrazione di solito dipendono da molteplici fattori. Spesso i bambini sanno essere cattivi tra loro, emarginare solo perché diversi. Il branco con  questo comportamento influisce molto sulla psiche del bambino che spesso si sente lui quello sbagliato. Da qui lo scatenarsi di dinamiche  preoccupanti. Se le maestre o i genitori si accorgono per tempo  proveranno a spezzare questa catena, altrimenti il bambino si porterà sulle spalle un fardello più grande di lui.

Tutti i giorni i media ci propinano casi di emarginazione, ma per lo più sono rivolti a disabili o discriminazioni razziali e religiose. Quando invece viene emarginato un bambino normale solo un po’ vivace con la compiacenza delle mamme allora veramente questa è una società morta sul nascere. Ogni forma di emarginazione deve essere punita e sopratutto non dovrebbe esistere. E’ assurdo che i bambini si devono difendere dai suoi stessi compagni e devono elemosinare il gioco o il fatto di essere invitati ad un compleanno. Ma finiamola di essere perbenisti e guardiamo la realtà dei fatti. Se questi bambini sono così cattivi verso i più deboli è perché hanno pessimi esempi in famiglia dove la ricchezza ha fatto perdere di vista i veri valori della vita. E’ difficile spiegare ad una bambino di 8 anni perché i suoi compagni non la accettano, non gli parlano, non vogliono giocare con lui, non lo vogliono neanche seduto a fianco. Tra gli adolescenti il mobbing può essere molto aggressivo. Crescendo i bambini attraversano cambiamenti fisici e psichici e modificano il loro comportamento sociale. Alcuni mirano anche a rafforzare la loro posizione all’interno del gruppo con intimidazioni e smancerie nei confronti dei loro coetanei. Chi è sensibile e non è in grado di difendersi viene escluso dal gruppo o dalla classe. La vittima soffre e spesso non è capace di esternare la sua sofferenza. La conseguenza è che il bambino si chiude in sé stesso senza motivi apparenti, non porta più a casa gli amici, non vuole più andare a scuola e presenta ferite che motiva con scuse.

Tutti questi indizi possono indicare emarginazione o mobbing. Un bambino emarginato ha bisogno di aiuto. Se il mobbing ha luogo a scuola, bisognerebbe parlarne con l’insegnante e prendere contatto con il servizio sociale o il servizio psicologico scolastico. Anche se i genitori sentono il bisogno di fare qualcosa è molto meglio essere presenti, capire la loro sofferenza, convalidare i loro sentimenti. Il messaggio migliore che si può trasmettere è che per i figli i genitori ci sono sempre e sono presenti. Offrire al bambino l’opportunità di risolvere la questione con le sue forze significa dargli la possibilità di trovare strumenti utili che gli serviranno da grande quando dovrà affrontare esclusioni sociali e personali.

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"Insieme" esce col n° 0 l'8 dicembre del 1984. Da allora la redazione è stata la "casa di formazione" per tanti giovani che hanno collaborato con passione ed impegno.



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