Società

Pubblicato il 21 Settembre 2016 | di Vito Piruzza

L’estate del burkini

Questa estate il nostro vocabolario personale si è arricchito di un nuovo vocabolo: il burkini.

Il burkini è il costume da bagno che usano le donne islamiche osservanti che conciliano così il piacere di fare il bagno in pubblico con il divieto di mostrare in pubblico il proprio corpo.

Questo costume da bagno che lascia scoperte solo le mani i piedi e il viso è saltato alla ribalta internazionale a seguito del divieto imposto da una trentina di sindaci francesi che, seguendo l’esempio del sindaco di Cannes che ha fatto da battistrada, ne hanno vietato l’uso nei propri comuni.

Le motivazioni di queste ordinanze sono state varie, da motivazioni igieniche a “rispetto del principio di laicità” a salvaguardia dell’ordine pubblico, ma appare abbastanza evidente che sia stata una reazione ai gravi attentati che hanno insanguinato la Francia e soprattutto all’ultimo, quello di Nizza.

La vicenda ha ovviamente alimentato il dibattito in Francia ed è stato abbastanza sorprendente scoprire che oltre ai leader politici di destra dalla Le Pen a Sarkozy (che hanno assicurato che in caso di loro vittoria elettorale il burkini verrà vietato per legge su tutto il territorio nazionale), anche il primo ministro socialista Valls si è dichiarato contrario al burkini perché «incompatibile con i valori della Francia» anche se si è detto contrario al divieto.

Adesso io non so se indossare il burkini per una donna islamica sia aderire a un modello culturale o ad un precetto religioso o più semplicemente solo soddisfare il proprio senso del pudore, so però che sicuramente il fatto che lo indossi non lede la libertà di nessuno ne offende gli altri bagnanti quindi mi risultano incomprensibili le motivazioni di ordine pubblico addotte dai sindaci che hanno adottato il divieto, incredibile poi mi appare la motivazione della salvaguardia del principio di laicità che non credo che si attui vietando la possibilità di “esprimere” con l’abbigliamento la propria appartenenza religiosa, ma casomai permettendola a tutti in modo indistinto …

In realtà questi atteggiamenti, che a mio avviso sono chiaramente finalizzati a captare consenso politico in un momento in cui la comunità nazionale francese si sente comprensibilmente ferita e sotto attacco, rappresentano solo una sconfitta dei valori cui l’occidente si ispira proprio grazie all’esempio dell’illuminismo francese: libertà, uguaglianza, fraternità.

Dirò di più, atteggiamenti così grossolanamente lesivi di principi di libertà e di uguaglianza dei cittadini sono un vero e proprio assist all’estremismo islamico perché ne legittimano l’impianto ideologico confermando la vulgata dello “scontro di civiltà” quando sappiamo benissimo che quest’impostazione è solo frutto della propaganda estremista per acquisire adepti, tanto è vero che la violenza principale si sta consumando all’interno del mondo islamico e non tra oriente ed occidente.

In più in una ex potenza coloniale come la Francia questi atteggiamenti che sono chiaramente impositivi di modelli culturali e sociali alimentano risentimenti antichi che vengono così ad essere stimolati e amplificati.

Per fortuna uno Stato liberale come è quello francese ha al proprio interno i correttivi che permettono di correggere questi atteggiamenti democraticamente devianti, il Consiglio di Stato, massimo giudice amministrativo francese, infatti chiamato a pronunciarsi su una di queste ordinanze l’ha annullata perché «ha rappresentato una violazione grave e apertamente illegale delle libertà fondamentali» … i politici che per mera propaganda avevano preannunciato leggi in linea con questi provvedimenti sono avvisati!

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Vito Piruzza



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