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Pubblicato il 8 Novembre 2016 | di Redazione

San Martino: protettore dei soldati e dei pellegrini

L’11 Novembre si celebra la festa di San Martino, quindi l’onomastico di tutti coloro che portano questo nome. San Martino era figlio di un servitore dell’Impero romano, dunque, con un destino già segnato: fare il soldato come suo padre che lo chiamò Martino in onore del dio della guerra Marte.

Molto presto,  infatti, fu avviato alla carriera militare, durante la quale si verificò uno degli episodi più noti della vita del Santo raffigurato in moltissimi dipinti e sculture. Si racconta che in una notte d’inverno, mentre era di ronda, incontrò un povero viandante che soffriva il freddo, e non avendo denaro da dargli, tagliò a metà il proprio mantello affinché il mendicante avesse qualcosa con cui coprirsi. Perciò san Martino, oltre a essere il protettore dei militari, lo è anche  dei pellegrini. Nonostante, abbracciò la stessa carriera del padre continuò ad amare i precetti evangelici, nonostante la sua famiglia fosse pagana. Finito la leva obbligatoria e raggiunta l’età dei 25 anni, lasciò la carriera militare e decise di lottare contro l’Arianesimo coinvolgendo anche sua madre. Studiò le Sacre Scritture e fece un’intensa opera di apostolato fino a quando fu eletto Vescovo di Tours, ma non abbandonò le sue abitudini monacali. Un regime di vita fatto essenzialmente di povertà, che spinse molti giovani rampolli delle famiglie nobili a piegarsi a questa regola. L’eccezionalità della sua figura è tale che San Martino costituisce uno dei primi santi non martiri ad essere stato proclamato dalla Chiesa. Ben presto il suo culto sempre più potente, lo fece diventare il santo francese per eccellenza e un vero e proprio modello di vita per chi vuole essere cristiano a tutto tondo.  Dopo anni di frenetica e febbrile attività il Santo si spense a Candes, lungo questo fiume  fu portato il suo corpo fino al cimitero di Tours, dove l’11 novembre ebbe sepoltura in un’umile tomba.  Presto divenne meta di incessanti pellegrinaggi, e al suo monastero giungevano in massa  i fedeli per chiedere la guarigione di ogni tipo di malattia. Ma  San Martino divenne ancora più popolare per la collocazione della sua festa nel calendario che coincideva con la fine delle celebrazioni del Capodanno dei Celti, il “Samuin”,   che cadevano proprio nei primi dieci giorni di novembre. Quella festa pagana era ancora viva nell’VIII secolo e siccome Martino fu fin dal primo medioevo il santo più popolare d’Occidente, la Chiesa pensò bene di cristianizzare i festeggiamenti celtici trasferendo molte delle sue usanze nella festività del celebre vescovo di Tours. Perciò la festa di San Martino divenne in gran parte dell’Europa una sorta di capodanno, così come i Celti festeggiavano il “Samuin” banchettando, il giorno di San Martino trascorreva anche nell’ingorda letizia delle tavole colme di ogni ben di Dio. Perciò, tuttora, la figura del Santo è sinonimo di abbondanza. Il giorno di San Martino era anche tempo di baldoria, si svolgeva la fiera del bestiame con le corna e la semina del grano. Senza dubbio, il proverbio più celebre che si ripete ancora oggi, rammenta che  “L’estate di San Martino dura tre giorni  e un pochinino”. Spesso, infatti, intorno all’11 novembre  torna per qualche giorno il bel tempo insieme con un po’ di tepore. I ragusani in questi giorni di bel tempo rispettano le tradizioni culinarie, mangiando “u sinapu”, la salsiccia, le frittelle dolci e salate, il vino nuovo che si degusta per la prima volta. Inoltre, si macella il maiale, si degustano le classiche caldarroste ed infine si partecipa alle varie sagre. Anno dopo anno, dunque, l’11 novembre non è solo diventato occasione di ritrovo e di squisite degustazioni, ma ha anche assunto un importante carattere folkloristico, grazie al clima mite tipico di questi giorni, dove non c’è posto per il grigiore autunnale.

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"Insieme" esce col n° 0 l'8 dicembre del 1984. Da allora la redazione è stata la "casa di formazione" per tanti giovani che hanno collaborato con passione ed impegno.



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