Politica

Pubblicato il 22 Novembre 2016 | di Redazione

Le ragioni del “no” al referendum

giorgio-massari-e1444642510455-300x242Il referendum sulle riforme costituzionali può rappresentare, al di là del suo esito, una opportunità per la maturazione della coscienza democratica nelle nostre comunità se ci sottrarremo alle retoriche delle riforme come giudizio finale, come ultima spiaggia per la modernizzazione del paese, alla contrapposizione fasulla tra vecchio e nuovo, tra cambiamento e conservazione, se non ci faremo sedurre dalla retorica del messianismo  di riforme attese dalla notte dei tempi, dalla logica del plebiscito pro o contro il Presidente del consiglio.

Per trasformare il referendum da rischio di divisione di un paese già debole e frastornato  nella sua identità ad opportunità di crescita democratica, dobbiamo giudicare la proposta di riforma della costituzione ponendoci le domande giuste: queste riforme migliorano la qualità della vita dei cittadini, migliorano la qualità della democrazia e migliorano la qualità del sistema politico in Italia?

La riforma che non è un fiore nel deserto (le revisioni delle costituzione dal 1 gennaio del 1948 sono state 15 e la maggior parte dal 1989) verte su due punti centrali : la composizione e le funzioni  del parlamento  ed i rapporti tra parlamento e governo e tra stato e regioni.

Senato e  Camera dei deputati non faranno più le stesse cose . La Camera dei deputati sarà quella preminente in quanto esprimerà la fiducia al presidente del consiglio designato e nella approvazione delle leggi  avrà  l’ultima parola

Il Senato continuerà ad esistere, ridotto nel numero dei componenti, come camera di rappresentanza delle autonomie locali.  A cosa serve differenziare tra Camera e Senato?  Si dice che  così  aumenterà  la governabilità perché si evita il ping-pong tra le due camere e quindi le leggi si faranno più in fretta. Un obiettivo sbagliato. Il problema non è la produzione di leggi( soffochiamo di leggi, neanche sappiamo quante ne abbiamo) . Il Parlamento Italiano ne fa troppe e  supera di quattro volte il parlamento inglese e di due volte quello tedesco e quello francese, per leggi approvate. Con i nuovi tempi  procedurali , l’approvazione sarà ancora più veloce.  Pensare che il governo possa governare meglio grazie a leggi alla Speed Gonzales è un idea dannosa perché si lascia più spazio a leggi  fatte magari sull’onda dell’emotività e della spinta populistica del momento.   La riforma proposta migliora la legislazione? Sicuramente No.

Il  Senato, ridotto a 100 senatori, farà risparmiare 50milioni di euro, ma continuerà a costare altri 500 milioni tra personale e servizi, per quello che è chiamato a fare non ne vale la spesa. Esso   è un ibrido perché dovrebbe rappresentare le regioni , ma nessuna delle sue funzioni riguarda in modo esclusivo le regioni. Dovrebbe  rappresentare le istituzioni locali,  ma viene eletto in modo indiretto nei consigli regionali e non dalle giunte e in esso siedono 5 senatori nominati dal presidente della repubblica che non si capisce che ci azzeccano con questa rappresentanza dei territori . I senatori  dovranno fare contemporaneamente i deputati regionali e i sindaci. Insomma  un ibrido senz’anima, che non ha il potere che tutti i senati nel mondo hanno e non svolge alcuna funzione propria delle  Camere alte, quelle cioè  di raffreddamento e di riflessione e di ponderazione del processo legislativo.. Il caso ci darà Senatori che vivranno il loro impegno  come un dopolavoro oppure come un doppio lavoro. La riforma del Senato,  migliora la rappresentanza degli interessi di regioni e di comuni ? Sicuramente No

La camera dei deputati, responsabile dell’approvazione definitiva delle leggi, stressata ed ingolfata da leggi da approvare velocemente, da leggi da approvare a data certa, non avrà altra funzione che questa. Ma sappiamo che la funzione centrale, più importante, di tutti i parlamenti del mondo non è  quella di approvare le leggi , ma di controllare e controbilanciare  i governi.  Questa riforma migliora la rappresentatività, la democrazia e l’efficienza del Parlamento? Penso proprio di NO.

Le proposte di riforma delineano un percorso di ritorno dal decentramento della fine degli anni settanta con la nascita delle regioni, proseguito fino al limite del federalismo con la riforma del titolo V della costituzione nel 2001,  al neo centralismo statale. Tra disposizioni generali e comuni, tra possibilità di intervenire quando lo richieda la tutela dell’unità giuridica o economica della repubblica, ovvero la tutela dell’interesse nazionale, lo Stato e per esso il governo accentra funzioni legate alla tutela della salute, alle politiche sociali, alla tutela e valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici, alla formazione professionale. Viene cancellata la parola “ Province”, mentre quelle vere erano state cancellate dalla legge Del Rio. Il neocentralismo è un bene o un male?  Incerta è la storia. Le regioni negli ultimi anni hanno avuto comportamenti poco virtuosi e rendimenti scadenti. Ma  paradossalmente la riforma non riforma le regioni a statuto speciale come la Sicilia che nella classifica delle performance è tra le ultime.

La riforma contrasta la crisi della democrazia italiana? La democrazia italiana sappiamo essere  caratterizzata dal crollo della partecipazione politica ed elettorale, da una posizione non eccelsa nell’indice di sviluppo umano dato dal livello di reddito , di istruzione di aspettativa di vita; da cittadini poco informati, privi di sentimenti di efficacia della politica, con un sistema di difesa dalla povertà arcaico , iniquo e particolarista, una distribuzione della ricchezza tra le più diseguali al mondo.  Le riforme di cui discutiamo, hanno qualcosa da dire alla crisi della democrazia. Penso proprio di no.

Infine, per valutare se  queste riforme migliorano la vita della Repubblica e quella dei suoi cittadini, bisogna liberarsi dalla falsa alternativa proposta da chi fa propaganda e non vuole mettere le persone nella condizione di decidere nella libertà cioè che , chi vota per il Si favorisce il cambiamento , mentre chi vota per il no è per bloccare ogni cosa. Il rispetto delle intelligenze e delle  ragioni di tutti, richiede di riconoscere che chi vota sì è convinto che la riforma è un bene per il Paese, ma richiede altresì di riconoscere che chi vota no, non è per lo status quo , ma per un mutamento dell’esistente pensato in modo diverso rispetto alle  proposte referendarie. Chi vota No è diversamente riformatore e  il proprio progetto di riforma passa per la bocciatura di questo referendum.

Mi piacerebbe che, riprendendo la politologa Sofia Ventura, ognuno di noi possa dire liberamente e senza ricatti: “ ho studiato la riforma, ho riflettuto sul suo impianto, ho riflettuto sulle possibili conseguenze, ho letto molti e diversi pareri e ho deciso che io Voto…

di Giorgio Massari

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Redazione

"Insieme" esce col n° 0 l'8 dicembre del 1984. Da allora la redazione è stata la "casa di formazione" per tanti giovani che hanno collaborato con passione ed impegno.



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