Politica

Pubblicato il 22 Novembre 2016 | di Redazione

Le ragioni del “sì” al referendum

vito-piruzzaPer capire le motivazioni del “SI” al referendum costituzionale, a mio avviso, si deve guardare alla situazione di partenza: qual è la situazione attuale dell’Italia?

Ebbene, grazie al bicameralismo paritario (la fiducia deve essere ottenuta da due assemblee con maggioranze diverse) da anni abbiamo un governo “anomalo” formato dal più grosso partito del centrosinistra e da pezzi di centrodestra che in virtù del fatto che hanno visioni divergenti della politica deve mediare ogni singolo provvedimento che fatalmente non soddisfa appieno nessuno dei partiti di governo e quindi si pone continuamente la fiducia su ogni legge.

L’iniziativa legislativa è di fatto svolta esclusivamente dal governo tramite le leggi delega e i decreti legge, atteso che una legge di iniziativa parlamentare mediamente a causa della “navetta” vede la luce dopo altre 500 giorni, un tempo assolutamente poco adatto alle necessità di risposta di una società moderna. A questo proposito va detto che la Costituzione del ’48 prevedeva i decreti legge solo come provvedimenti caratterizzati da “necessità e urgenza”, ma oramai questo strumento da un trentennio viene abbondantemente abusato per rispondere a qualsiasi esigenza normativa.

Le leggi più importanti (in primis le leggi di bilancio) oramai da anni invece di essere strutturate con i vari articoli, essendoci la necessità di porvi la fiducia, sono composti del solo articolo 1 che comprende centinaia di “commi”  (fino a 700 e anche più) di fatto rendendo le leggi illeggibili.

La riforma delle competenze regionali approvata nel 2001 ha di fatto aumentato a dismisura il contenzioso davanti la Corte Costituzionale bloccando un sacco di provvedimenti anche importanti (nei primi 10 anni in media un ricorso alla Corte Costituzionale ogni 3/4 giorni).

Per grandi linee questo è il motivo per cui da 34 anni si susseguono le Commissioni per la riforma della Costituzione.

Peraltro già durante i lavori della Costituente molti esprimevano perplessità sul bicameralismo paritario che alla fine venne adottato perché ciascun partito temeva il prevalere dell’altro alle elezioni, ma questo accadeva all’alba della democrazia in Italia, possibile che ancora oggi si debba mantenere questo impianto?

La riforma su cui voteremo il 4 dicembre dà risposte a questi problemi senza toccare per il resto ne i principi generali, ne l’equilibrio dei poteri dei vari organi costituzionali; anzi pone degli aggiustamenti innalzando il quorum per l’elezione del presidente della Repubblica ed evitando così di renderne possibile l’elezione dalla sola maggioranza parlamentare, sarà infatti eletto come minimo dal 60% dei votanti.

Il governo avrà la possibilità di tempi certi nell’approvazione delle leggi “strategiche” la Camera si dovrà pronunciare entro 70 giorni, a fronte di questo, in compenso i riformatori hanno aumentato gli strumenti di democrazia diretta:1) viene introdotto il referendum propositivo e di indirizzo che non esisteva nel nostro ordinamento; 2) riguardo al referendum abrogativo, se le firme raccolte per richiederlo superano le 800.000 il quorum si abbassa rendendo praticamente sempre utile i referendum che in atto raramente raggiungono il quorum; 3) contrariamente a quanto avviene oggi, che restano sempre lettera morta, si inserisce di fatto l’obbligo della Camera di esprimersi sulle leggi di iniziativa popolare votandole, anche se viene innalzato il numero delle firme per presentare la proposta a 150.000, va però evidenziato che la vecchia previsione di 50.000 firme era stata prevista 70 anni fa, quando esisteva appena la radio, i nuovi mezzi di comunicazione rendono molto più semplice raggiungere oggi il nuovo numero di firme.

Davanti a questa riforma, anche a seguito di una iniziale esposizione personale di Renzi, si è alzato un muro di diffidenza con argomentazioni che più che riferirsi alla riforma in se trovano fondamento nell’opposizione al governo, cosa che appare poco conducente e soprattutto basate su ipotesi, più o meno argomentate, di riduzione dei diritti, svilimento della democrazia, asservimento ai poteri forti… tutti argomenti che non trovano un riscontro nel testo della riforma, come dimostrato anche dal fatto che ben 184 docenti di scienze politiche e giuridiche, hanno firmato un documento di sostegno al SI alla riforma.

Ora non c’è dubbio che come in tutte le riforme ciascuno può trovare dei limiti, e certamente ciascuno di noi pensa che andavano trovate soluzioni diverse, ma in democrazia per riformare qualcosa si deve raggiungere la maggioranza e ciò comporta trovare delle mediazioni, non è un caso che finora tutte le riforme del bicameralismo siano andate a vuoto, compresa quelle tentate dalle commissioni presiedute da De Mita e da D’Alema che adesso con disinvoltura asseriscono che è possibile una riforma migliore.

La vera alternativa che ci si porrà davanti giorno 4 sarà: vogliamo cambiare l’andazzo attuale? Votando sì avremo delle risposte forse parziali, forse imperfette, ma a dei problemi concreti che oggi ci attanagliano,con un indubbio passo avanti; votando no tutto resta com’è adesso.

di Vito Piruzza

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Redazione

"Insieme" esce col n° 0 l'8 dicembre del 1984. Da allora la redazione è stata la "casa di formazione" per tanti giovani che hanno collaborato con passione ed impegno.



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