Società

Pubblicato il 12 Febbraio 2017 | di Vito Piruzza

Formazione professionale smantellata senza il Cnos

Ci sono date che passano inosservate, e solo dopo ci si rende conto di quanto siano state importanti: il 12 gennaio per me è stata una di queste!

Come ha già scritto Simona Brugaletta sul nostro sito, in quella data l’ultimo dipendente, un amministrativo, ha chiuso il Cnos il centro di formazione professionale dei Salesiani di Ragusa, ma i ragazzi non c’erano più dal novembre scorso …

Quando chiude una scuola una comunità è comunque più povera!

Ma quando chiude una scuola “speciale” l’impoverimento è maggiore, e quella scuola aveva una sua specialità sia in termini didattici (formava in modo eccellente tornitori, elettricisti ed elettrotecnici, professioni artigiane apprezzate e che non hanno nel territorio altri luoghi di insegnamento), ma soprattutto in termini sociali (forniva un presidio “reale”, utile e concreto contro la dispersione scolastica, a favore di quei ragazzi che non si sentivano di continuare a studiare dopo la scuola media e che comunque fino a 16 anni non possono neanche sperare in un contratto di apprendistato, sempre ammesso che ci siano in questi periodi margini di inserimento).

Le cronache ci hanno dimostrato che la formazione professionale in Sicilia era un verminaio che andava profondamente disinfestato, e giusta è stata la decisione di incidere profondamente senza guardare in faccia nessuno, ma come troppo spesso capita insieme all’acqua sporca si è buttato via non solo il bambino previsto nel proverbio, ma tutti i ragazzi per i quali il Cnos rappresentava una speranza di professionalizzazione, un’oasi di ambiente protetto, un’occasione di socializzazione e di crescita alternativa spesso a contesti sociali particolarmente precari.

Tra tanti corsi “fantasma” o inutili, è paradossale che chiuda un centro che formava professionalità molto richieste e che costituiva un centro di eccellenza per la strumentazione di cui fruiva e la qualità della proposta formativa!

Per i Salesiani la formazione professionale non era e non può essere una “attività collaterale”, fa parte integrante della loro missione spirituale, Don Bosco ha pensato gli oratori e la formazione professionale come metodo di prevenzione del disagio sociale dei giovani e di promozione umana e civile, questo modello dura e funziona da quasi 200 anni e anche Ragusa ne era una dimostrazione concreta.

In ultimo una amara riflessione sulla rassegnata indifferenza che ha accompagnato questa vicenda, e che mi ha indotto a ritornare sull’argomento nonostante avessimo già dato la notizia.

Possibile che le autorità locali sia civiche che statali non abbiano trovato nulla da ridire su questa chiusura?

È vero che tutto si inquadra nello smantellamento generalizzato della formazione professionale che nella nostra città risulta sostanzialmente azzerata, ma proprio per questo, e a maggior ragione in questo caso non essendo la motivazione dovuta a irregolarità o a illeciti, ma solo a una riorganizzazione (con forte riduzione complessiva) dell’articolazione regionale dei Cnos, un intervento, e pesante, andava fatto!

Questa vicenda purtroppo rappresenta l’ennesima prova dello sfilacciamento della comunità cittadina in cui la rassegnazione e l’individualismo hanno la meglio e accompagnano in modo inesorabile un declino che oramai appare sempre più irreversibile.

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Autore

Vito Piruzza



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