Mariannina Coffa, trovato un componimento inedito
Mariannina Coffa: “O sommo Iddio! Per te, per la tua Croce, trovi perdon chi di perdono è indegno!”
Questo è l’ultimo toccante verso tratto da un più ampio componimento inedito che la poetessa Mariannina Coffa scrisse durante il suo lungo e tormentato soggiorno ragusano. Il merito della scoperta è del giovane studioso Stefano Vaccaro che, a seguito delle ricerche bibliografiche condotte tra la Biblioteca Civica “G.Verga” di Ragusa e il fondo librario custodito al Castello di Donnafugata (dal 17 dicembre scorso reso fruibile a turisti e visitatori), ha riportato alla luce importanti testimonianze documentarie comprovanti i rapporti di stima e di amicizia intercorsi tra la poetessa netina e il barone Corrado Arezzo, attento cultore d’arte e di lettere.
Tra i documenti più significativi trovati da Vaccaro vi sono l’Elenco delle persone che contribuirono per un monumento alla poetessa notinese Mariannina Coffa (Noto, Uff. Tipografico di F.Orecchia, 1892) recante in sé la cifra sborsata da Corrado Arezzo, una tra le più alte, affinché alla letterata fossero tributati tutti gli onori, e un compendio di poesie della sventurata Capinera netina raccolte dal medico della stessa, il dottore ragusano Filippo Pennavaria, dal quale volume proviene l’inedito coffiano scoperto da Vaccaro e oggi restituito alla critica e agli appassionati.
I documenti citati, numerose prime edizioni e diversi autografi, sono visibili visitando la mostra “La Biblioteca svelata – A carte scoperte”, l’esposizione, patrocinata dal Comune di Ragusa e curata insieme a Giuseppe Nuccio Iacono, è attualmente allestita nei pressi dell’antibiblioteca del Castello di Donnafugata che per l’occasione ha aperto le porte della sua antica biblioteca contenente all’interno migliaia di preziosi volumi (oltre 10.000) la cui datazione va dal XVI secolo ai primissimi del Novecento.
Il lavoro di ricerca di Vaccaro, raccolto in un saggio omonimo alla mostra, stampato dal Comune di Ragusa, ricostruisce il rapporto inedito tra Mariannina Coffa e Corrado Arezzo, amicizia intavolata su una medesima sensiblerie politica e poetica, quest’ultima ordita su concetti filosofico-spirituali che strizzano l’occhio all’universo esoterico e massonico del quale entrambi furono affiliati.
“La mostra attualmente allestita mira a restituire agli studiosi e ai visitatori una panoramica esaustiva della produzione letteraria femminile ottocentesca – spiega Vaccaro – che ebbe nella nostra Isola un fiorire di notevoli autrici, dalla Turrisi-Colonna alla Muzio Salvo, dalla Ramondetta Fileti a Letteria Montoro, le quali opere godettero dell’apprezzamento dei maggiori intellettuali italiani e che l’Arezzo, evidentemente dotato di particolare acume critico-letterario, volle raccogliere nella sua biblioteca privata.”
Continua il giovane ricercatore – Il fatto che moltissimo materiale in mostra provenga da Donnafugata è indice della vivacità culturale che interessò l’antico maniero. Le ricerche storiche ed archivistiche finora condotte ci restituiscono un’amicizia inedita, quella che legò Mariannina Coffa a Corrado Arezzo, difatti, se dai carteggi in nostro possesso è stato possibile appurare una conoscenza del Barone da parte della poetessa, sconosciuta era l’affezione che questo nutriva nei confronti della stessa, ammirazione che lo condusse a raccogliere e conservare nel proprio palazzo numerosi testi a firma della netina.
E conclude – La ricerca scientifica ha condotto all’individuazione di un componimento coffiano inedito custodito all’interno di una più ampia miscellanea poetica che il medico personale della poetessa, il dott. Pennavaria, aveva fatto rilegare. I toni appassionati e a tratti veementi propri della tarda produzione della Coffa ci permettono di datare l’inedito agli anni ragusani della letterata che visse nella cittadina iblea dal 1860 al 1876. L’argomento riprende il topos religioso della passione di Cristo le cui sofferenze fisiche, empaticamente assimilate dalla Nostra, sono rese in versi con immediato trasporto e drammatica intensità.
