Attualità

Pubblicato il 31 Marzo 2017 | di Redazione

Esercizi Spirituali Radiofonici – 3, 4, 5 Aprile 2017

L’Ufficio per la Pastorale della Salute della Diocesi di Ragusa, anche quest’anno ha organizzato lunedì 3, martedì 4 e mercoledì 5 aprile 2017, tre giorni di Esercizi Spirituali Radiofonici rivolti ad ammalati e anziani, che si trovano a casa o in ospedale, per vivere la Settimana Santa e prepararsi alla Pasqua.

Gli Esercizi saranno trasmessi da Radio Kàris a Ragusa nei seguenti orari:
la mattina alle ore 11.00 e il pomeriggio alle ore 16.00.

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+ Le frequenze di Radio Kàris
87.800 FM per la zona di Ragusa

99.300 FM per tutto il restante territorio della Diocesi di Ragusa, della Provincia di Ragusa, e di diverse zone del Nisseno e dell’Agrigentino.

«La Radio – sottolinea Don Giorgio Occhipinti, Direttore della Pastorale della Salute della Diocesi – diventa un provvidenziale strumento di evangelizzazione e carità che permette alle Comunità di avvicinarsi a chi è solo e sofferente, e contestualmente al malato di non sentirsi emarginato in un Tempo Liturgico e di Grazia come la Settimana Santa».

Gli Esercizi Spirituali, saranno predicati dallo stesso Direttore Don Giorgio Occhipinti, con un chiaro riferimento al Messaggio di Papa Francesco per la Quaresima 2017: “La Parola è un dono. L’altro è un dono”.

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Cari fratelli e sorelle,

la Quaresima è un nuovo inizio, una strada che conduce verso una meta sicura: la Pasqua di Risurrezione, la vittoria di Cristo sulla morte. E sempre questo tempo ci rivolge un forte invito alla conversione: il cristiano è chiamato a tornare a Dio «con tutto il cuore» (Gl 2,12), per non accontentarsi di una vita mediocre, ma crescere nell’amicizia con il Signore. Gesù è l’amico fedele che non ci abbandona mai, perché, anche quando pecchiamo, attende con pazienza il nostro ritorno a Lui e, con questa attesa, manifesta la sua volontà di perdono (cfr Omelia nella S. Messa, 8 gennaio 2016).

La Quaresima è il momento favorevole per intensificare la vita dello spirito attraverso i santi mezzi che la Chiesa ci offre: il digiuno, la preghiera e l’elemosina. Alla base di tutto c’è la Parola di Dio, che in questo tempo siamo invitati ad ascoltare e meditare con maggiore assiduità. In particolare, qui vorrei soffermarmi sulla parabola dell’uomo ricco e del povero Lazzaro (cfr Lc 16,19-31). Lasciamoci ispirare da questa pagina così significativa, che ci offre la chiave per comprendere come agire per raggiungere la vera felicità e la vita eterna, esortandoci ad una sincera conversione.

1. L’altro è un dono. La parabola comincia presentando i due personaggi principali, ma è il povero che viene descritto in maniera più dettagliata: egli si trova in una condizione disperata e non ha la forza di risollevarsi, giace alla porta del ricco e mangia le briciole che cadono dalla sua tavola, ha piaghe in tutto il corpo e i cani vengono a leccarle (cfr vv. 20-21). Il quadro dunque è cupo, e l’uomo degradato e umiliato.

La scena risulta ancora più drammatica se si considera che il povero si chiama Lazzaro: un nome carico di promesse, che alla lettera significa «Dio aiuta». Perciò questo personaggio non è anonimo, ha tratti ben precisi e si presenta come un individuo a cui associare una storia personale. Mentre per il ricco egli è come invisibile, per noi diventa noto e quasi familiare, diventa un volto; e, come tale, un dono, una ricchezza inestimabile, un essere voluto, amato, ricordato da Dio, anche se la sua concreta condizione è quella di un rifiuto umano (cfr Omelia nella S. Messa, 8 gennaio 2016). Lazzaro ci insegna che l’altro è un dono.

La giusta relazione con le persone consiste nel riconoscerne con gratitudine il valore. Anche il povero alla porta del ricco non è un fastidioso ingombro, ma un appello a convertirsi e a cambiare vita. Il primo invito che ci fa questa parabola è quello di aprire la porta del nostro cuore all’altro, perché ogni persona è un dono, sia il nostro vicino sia il povero sconosciuto. La Quaresima è un tempo propizio per aprire la porta ad ogni bisognoso e riconoscere in lui o in lei il volto di Cristo. Ognuno di noi ne incontra sul proprio cammino. Ogni vita che ci viene incontro è un dono e merita accoglienza, rispetto, amore.

La Parola di Dio ci aiuta ad aprire gli occhi per accogliere la vita e amarla, soprattutto quando è debole. Ma per poter fare questo è necessario prendere sul serio anche quanto il Vangelo ci rivela a proposito dell’uomo ricco.

2. Il peccato ci acceca. La parabola è impietosa nell’evidenziare le contraddizioni in cui si trova il ricco (cfr v. 19). Questo personaggio, al contrario del povero Lazzaro, non ha un nome, è qualificato solo come “ricco”. La sua opulenza si manifesta negli abiti che indossa, di un lusso esagerato.

La porpora infatti era molto pregiata, più dell’argento e dell’oro, e per questo era riservato alle divinità (cfr Ger 10,9) e ai re (cfr Gdc 8,26). Il bisso era un lino speciale che contribuiva a dare al portamento un carattere quasi sacro. Dunque la ricchezza di quest’uomo è eccessiva, anche perché esibita ogni giorno, in modo abitudinario: «Ogni giorno si dava a lauti banchetti» (v. 19). In lui si intravede drammaticamente la corruzione del peccato, che si realizza in tre momenti successivi: l’amore per il denaro, la vanità e la superbia (cfr Omelia nella S. Messa, 20 settembre 2013).

Dice l’apostolo Paolo che «l’avidità del denaro è la radice di tutti i mali» (1 Tm 6,10). Essa è il principale motivo della corruzione e fonte di invidie, litigi e sospetti. Il denaro può arrivare a dominarci, così da diventare un idolo tirannico (cfr Esort. ap. Evangelii gaudium, 55). Invece di essere uno strumento al nostro servizio per compiere il bene ed esercitare la solidarietà con gli altri, il denaro può asservire noi e il mondo intero ad una logica egoistica che non lascia spazio all’amore e ostacola la pace.

La parabola ci mostra poi che la cupidigia del ricco lo rende vanitoso. La sua personalità si realizza nelle apparenze, nel far vedere agli altri ciò che lui può permettersi. Ma l’apparenza maschera il vuoto interiore. La sua vita è prigioniera dell’esteriorità, della dimensione più superficiale ed effimera dell’esistenza (cfr ibid., 62). Il gradino più basso di questo degrado morale è la superbia. L’uomo ricco si veste come se fosse un re, simula il portamento di un dio, dimenticando di essere semplicemente un mortale. Per l’uomo corrotto dall’amore per le ricchezze non esiste altro che il proprio io, e per questo le persone che lo circondano non entrano nel suo sguardo.

Il frutto dell’attaccamento al denaro è dunque una sorta di cecità: il ricco non vede il povero affamato, piagato e prostrato nella sua umiliazione. Guardando questo personaggio, si comprende perché il Vangelo sia così netto nel condannare l’amore per il denaro: «Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza» (Mt 6,24).

3. La Parola è un dono. Il Vangelo del ricco e del povero Lazzaro ci aiuta a prepararci bene alla Pasqua che si avvicina. La liturgia del Mercoledì delle Ceneri ci invita a vivere un’esperienza simile a quella che fa il ricco in maniera molto drammatica. Il sacerdote, imponendo le ceneri sul capo, ripete le parole: «Ricordati che sei polvere e in polvere tornerai».

Il ricco e il povero, infatti, muoiono entrambi e la parte principale della parabola si svolge nell’aldilà. I due personaggi scoprono improvvisamente che «non abbiamo portato nulla nel mondo e nulla possiamo portare via» (1 Tm 6,7). Anche il nostro sguardo si apre all’aldilà, dove il ricco ha un lungo dialogo con Abramo, che chiama «padre» (Lc 16,24.27), dimostrando di far parte del popolo di Dio.

Questo particolare rende la sua vita ancora più contraddittoria, perché finora non si era detto nulla della sua relazione con Dio. In effetti, nella sua vita non c’era posto per Dio, l’unico suo dio essendo lui stesso. Solo tra i tormenti dell’aldilà il ricco riconosce Lazzaro e vorrebbe che il povero alleviasse le sue sofferenze con un po’ di acqua. I gesti richiesti a Lazzaro sono simili a quelli che avrebbe potuto fare il ricco e che non ha mai compiuto.

Abramo, tuttavia, gli spiega: «Nella vita tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti» (v. 25). Nell’aldilà si ristabilisce una certa equità e i mali della vita vengono bilanciati dal bene. La parabola si protrae e così presenta un messaggio per tutti i cristiani. Infatti il ricco, che ha dei fratelli ancora in vita, chiede ad Abramo di mandare Lazzaro da loro per ammonirli; ma Abramo risponde: «Hanno Mosè e i profeti; ascoltino loro» (v. 29). E di fronte all’obiezione del ricco, aggiunge: «Se non ascoltano Mosè e i profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti» (v. 31).

In questo modo emerge il vero problema del ricco: la radice dei suoi mali è il non prestare ascolto alla Parola di Dio; questo lo ha portato a non amare più Dio e quindi a disprezzare il prossimo. La Parola di Dio è una forza viva, capace di suscitare la conversione nel cuore degli uomini e di orientare nuovamente la persona a Dio. Chiudere il cuore al dono di Dio che parla ha come conseguenza il chiudere il cuore al dono del fratello. Cari fratelli e sorelle, la Quaresima è il tempo favorevole per rinnovarsi nell’incontro con Cristo vivo nella sua Parola, nei Sacramenti e nel prossimo. Il Signore – che nei quaranta giorni trascorsi nel deserto ha vinto gli inganni del Tentatore – ci indica il cammino da seguire.

Lo Spirito Santo ci guidi a compiere un vero cammino di conversione, per riscoprire il dono della Parola di Dio, essere purificati dal peccato che ci acceca e servire Cristo presente nei fratelli bisognosi. Incoraggio tutti i fedeli ad esprimere questo rinnovamento spirituale anche partecipando alle Campagne di Quaresima che molti organismi ecclesiali, in diverse parti del mondo, promuovono per far crescere la cultura dell’incontro nell’unica famiglia umana.

Preghiamo gli uni per gli altri affinché, partecipi della vittoria di Cristo, sappiamo aprire le nostre porte al debole e al povero. Allora potremo vivere e testimoniare in pienezza la gioia della Pasqua.

Don Giorgio Occhipnti

“La giusta relazione con le persone consiste nel riconoscerne con gratitudine il valore.

Anche i malati, gli anziani e le persone fragili non sono un fastidioso ingombro, ma un appello per noi tutti a convertirci (in particolare ad uscire dal guscio dell’indifferenza) e a cambiare vita, una vita aperta alla solidarietà. Vogliamo impegnarci ad aprire la porta del nostro cuore all’altro, perché ogni persona è un dono.

La Quaresima è un tempo propizio per aprire la porta ad ogni bisognoso e riconoscere in lui o in lei il volto di Cristo. Ognuno di noi ne incontra sul proprio cammino. Ogni vita che ci viene incontro è un dono e merita accoglienza, rispetto e amore. La Parola di Dio ci aiuta ad aprire gli occhi per accogliere la vita e amarla, soprattutto quando è debole.

Inoltre ritengo personalmente – afferma Don Occhipinti – che accogliere è “prendersi cura”, è sguardo attento e premuroso, è guardare alla persona e non solo ai suoi bisogni. Cfr. la parabola del Buon Samaritano (Lc 10,2-37). «Gesù andava attorno per tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe e predicando la buona novella del Regno e curando ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo» (Mt 4,23).

Nel “guarire” i malati Gesù rivela non solo la sua potenza, ma la sua condivisione delle infermità e delle malattie dell’uomo.

Nel cap. 8, Mt ci racconta tre episodi di guarigione: il lebbroso, il servo del centurione, la suocera di Pietro. Quindi presenta un sommario dell’attività di Gesù: «Venuta la sera», portavano da Gesù molti indemoniati ed «egli scacciò gli spiriti con la sua parola e guarì tutti i malati perché si adempisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia (53,4): “Egli ha preso su di sé le nostre infermità e si è addossato le nostre malattie”».

«Prendere – portare» più che la potenza di Gesù, dicono la sua dedizione, la sua partecipazione alle condizione dell’uomo fragile.
Oggi più che mai siamo invitati ad essere presenti accanto a chi sperimenta le fragilità, senza pregiudizi, paure e soprattutto indifferenza. «Non c’è sporcizia più grande di chi non vuole sporcarsi le mani con gli altri» (Tolstoj).

Dopo gli Esercizi Spirituali, l’iniziativa prosegue con la S. Messa del Precetto Pasquale presieduta dal nostro Vescovo Mons. Carmelo Cuttitta, giovedì 6 aprile 2017 alle ore 16.00 nella Parrocchia San Pio X – Ragusa, con la partecipazione e l’animazione dei componenti della Pastorale della Salute, della Cappellania Ospedaliera, dei Medici e geli Operatori Sanitari, delle Associazioni di Volontariato Sanitario e Parrocchiale e dei Laici operanti nella Pastorale della Salute.

Immagine elaborata da Don Giorgio Occhipinti

Un momento carico di solidarietà che vedrà insieme in un’unica Celebrazione, tutte le Associazioni operanti nei vari settori al servizio dei malati e delle fragilità. Un momento simboleggiato da una significativa immagine – elaborata da Don Giorgio Occhipinti – che rappresenta una croce formata da tante mani intrecciate (segno del nostro comune impegno ad alleviare le sofferenze delle persone fragili). Al centro della Croce, Cristo Risorto nostra speranza.
Gesù, il crocifisso, è risorto, è vivo! Egli non abita tra i morti perché ha vinto la morte. “Morte e Vita – ci fa cantare la liturgia – si sono affrontate in un prodigioso duello. Il Signore della vita era morto; ma ora, vivo, trionfa”.

Ecco perché ancora una volta nelle nostre Chiese risuona l’annuncio: “Il Signore è risorto. È veramente risorto”.

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Autore

Redazione

"Insieme" esce col n° 0 l'8 dicembre del 1984. Da allora la redazione è stata la "casa di formazione" per tanti giovani che hanno collaborato con passione ed impegno.



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