Cultura

Pubblicato il 27 Aprile 2017 | di Luca Farruggio

La mia breve idea di scrittura creativa

Ognuno di noi ha una storia da raccontare. Tuttavia, in questi tempi, siamo più portati alla veloce comunicazione orale o a scrivere brevi pensieri effimeri sui social network. Un corso di scrittura creativa, invece, può essere un “luogo sperimentale” in cui l’allievo si sente libero di dar vita ai propri pensieri e di scriverli secondo le regole della grammatica, della lingua e del genere letterario che viene scelto.

Come scrisse Tommaso Landolfi: “Viene sempre il momento in cui ci si trova di fronte … a che o a chi? A se stessi, alle proprie azioni, alla propria coscienza? Almeno a quell’ignoto che ci fa noi stessi“. Il compito dell’insegnante, quindi, è un movimento maieutico e dialettico: l’insegnante aiuta a far “partorire” le idee che stanno più a cuore all’allievo.

Se l’allievo vuole scrivere racconti o iniziare l’impegnativa stesura di un romanzo, il compito dell’insegnante sarà quello di aiutare l’allievo a lavorare sul destinatario dell’opera, sulla trama, sul protagonista, sull’antagonista, sui dialoghi, sugli imprevisti, sui luoghi e i paesaggi, sugli avvenimenti e su tutti i personaggi che affollano la mente dell’esordiente scrittore. Invece, se l’allievo vorrà scrivere una raccolta di poesie, l’insegnante dovrà far ragionare l’allievo sulla forma, sulle figure retoriche, sullo stile, sul ritmo e sulla musicalità del verso. Oltre al racconto, al romanzo e alle poesie, l’alunno può scrivere i suoi pensieri e creare aforismi, può commentare fatti di attualità o del passato, può scrivere qualcosa a partire da un articolo di giornale che lo ha colpito, può scrivere ispirato da un brano musicale, può commentare un film che ha visto o un libro che ha letto.

Sui libri va fatta una precisazione: per saper scrivere bene è importantissimo il rapporto con la lettura. Leggendo, l’allievo apprende dai grandi maestri del passato e del presente, e inizia a conoscere diversi stili per trovarne uno personale, innovativo e originale. Perciò, durante le lezioni, sarebbe giusto suggerire anche delle letture in base alle esigenze dell’allievo.

L’intenzione dell’insegnante dovrebbe essere quella di far lavorare su tutte le forme di scrittura, per poi capire insieme qual è quella più idonea all’allievo. Ma l’approccio essenziale e il giusto atteggiamento da attuare durante un corso di scrittura creativa ci viene suggerito dal grande scrittore Rainer Maria Rilke, il quale, rispondendo a un giovane poeta, scrisse:  “Lei domanda se i suoi versi siano buoni. Lo domanda a me. Prima lo ha domandato ad altri. Li invia alle riviste. Li confronta con altre poesie, e si allarma se certe redazioni rifiutano le sue prove. Ora, poiché mi ha autorizzato a consigliarla, le chiedo di rinunciare a tutto questo. Lei guarda all’esterno, ed è appunto questo che ora non dovrebbe fare. Nessuno può darle consiglio o aiuto, nessuno. Non v’è che un mezzo. Guardi dentro di sé. Si interroghi sul motivo che la intima di scrivere; verifichi se esso protenda le radici nel punto più profondo del suo cuore; confessi a se stesso: morirebbe, se le fosse negato di scrivere? Questo soprattutto: si domandi, nell’ora più quieta della sua notte: devo scrivere? Frughi dentro di sé alla ricerca di una profonda risposta. E se sarà di assenso, se lei potrà affrontare con un forte e semplice “io devo” questa grave domanda, allora costruisca la sua vita secondo questa necessità. La sua vita, fin dentro la sua ora più indifferente e misera, deve farsi insegna e testimone di questa urgenza“.

Un corso di scrittura creativa dovrebbe essere una viva testimonianza di questa “urgenza”. Tuttavia, resta sempre una domanda alla quale è difficile rispondere: “si può davvero insegnare a scrivere o saper scrivere è un’arte innata?”. Io sono più propenso a dire che saper scrivere è un dono innato, ma in ogni caso è un’arte che va coltivata, perché non esiste genio senza regole!

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Autore

Luca Farruggio

(Catania 1984). Filosofo e poeta, si è laureato al San Raffaele di Milano nel 2011. È allievo di Massimo Cacciari ed Enzo Bianchi. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo Bugie estatiche (Il Filo 2006, prefazione di Manlio Sgalambro) e Del pessimismo teologico (Il Prato 2017, prefazione di Giuseppe Girgenti). Si guadagna da vivere insegnando in Veneto e ogni tanto, come pubblicista, dice la sua dove gli capita.



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