Cultura

Pubblicato il 1 Giugno 2017 | di Vito Piruzza

Da Eschilo alla cronaca Aleppo, Mosul, Tebe?

Potenza della rappresentazione scenica!

Grazie a un testo di 2500 anni fa si ripercorre il dramma attuale e scottante delle città martoriate dalla guerra civile.

L’Istituto nazionale per il dramma antico (Inda) di Siracusa quest’anno mette in scena al teatro greco la saga della famiglia di Edipo con due tragedie che colgono due diversi momenti: “Le Fenicie” di Euripide che tratta del dramma interiore di Giocasta inconsapevolmente incestuosa, e “Sette contro Tebe” di Eschilo che tratta della guerra fratricida dei figli di Edipo: Eteocle e Polinice.

Marco Baliani, regista di Sette contro Tebe, coglie nel dramma della lotta per il potere tra fratelli l’elemento di attualità e lo sottolinea.

Eteocle non rispetta il patto con il fratello Polinice di governo alternato della città di Tebe e allo scadere del proprio mandato non cede il potere; Polinice, forte del suo diritto leso, non esita a raccogliere un esercito e muovere guerra contro la sua stessa città, il suo popolo.

Tebe diventa simbolo di tutte le città assediate di tutte le città in cui si consuma la guerra civile.

Il primo scontro dialettico si consuma davanti al tempio rappresentato da un grande albero di carrubo quasi a indicare la naturalezza del rapporto con il trascendente e vede contrapposti Eteocle (Marco Foschi) e la sorella Antigone (Anna Della Rosa) sulla reazione appropriata davanti alla guerra: abbandonarsi alla disperazione e affidarsi agli dei (Antigone), oppure reagendo lucidamente sforzarsi di trovare una strategia di resistenza (Eteocle)?

Il regista raffigura efficacemente l’angoscia della città assediata aggiungendo, alla rappresentazione visiva dell’agitazione delle donne impaurite che implorano gli dei, la rappresentazione sonora del fragore sempre crescente di movimenti di truppe al di fuori delle mura.

Eteocle ha una sua dimensione eroica e ,appresa la strategia adottata dal fratello di schierare sette eroi tra cui se stesso con le proprie truppe per espugnare ciascuna delle sette porte della città, vi contrappone i sette più valenti combattenti di Tebe ovviamente scegliendo per se la porta che sosterrà l’assalto di Polinice.

La battaglia imperversa, l’agitazione sulla scena è massima ma anche il fragore della guerra si fa assordante e si arricchisce dei suoni “attuali” delle guerre di oggi e in fondo i fumi della città messa “a ferro e fuoco” che si vedono su quel palcoscenico antico sono identici ai fumi di Aleppo trasmessi dagli schermi moderni.

In Eschilo la dimensione umana è abbastanza marginale rispetto all’incombenza del destino e, per quanto efficace, la strategia di Eteocle salva la città ma i due fratelli si danno la morte reciprocamente.

Ed ecco l’ultimo argomento della tragedia: il consiglio decide sepoltura ed onori per Eteocle, eroe che ha salvato la città, e dileggio dei resti di Polinice, che non ha esitato a fare la guerra al suo popolo.

Antigone sorella di entrambi e rispettosa più delle leggi naturali che dei deliberati umani decide di disattendere l’ordine del consiglio facendo prevalere la pietà e il rispetto che va riconosciuto a tutti i morti.

Insomma, come sempre, spunti di riflessione ed emozioni si intrecciano in un contesto molto suggestivo. È la magia delle tragedie al teatro greco di Siracusa che affascina il pubblico.

In chiusura è opportuno segnalare quest’anno l’attesa per “Le Rane” di Aristofane che andrà in scena dal 29 giugno al 9 luglio e che vedrà protagonisti la strepitosa coppia composta da Salvo Ficarra e Valentino Picone.


Autore

Vito Piruzza



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