Cultura

Pubblicato il 26 Febbraio 2018 | di Agenzia Sir

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Nel capoluogo etneo un pezzo della Ville Lumière

Catania ha spalancato le porte della cultura per far spazio nel suo mondo ad un grande della pittura, Henri Toulouse Lautrec, pittore post-impressionista di fine Ottocento che da decenni ha ammaliato il pubblico di ogni estrazione ed età: dotato di una personalità bizzarra e marcatamente singolare, la sua produzione artistica sta rievocando nel capoluogo etneo l’irripetibile fascino della Ville Lumière ( il Musée d’Orsay ne è testimonianza sublime ), che tra l’altro da il nome all’evento.

L’esposizione può essere ammirata dal 7 febbraio al 3 giugno 2018, ed è allocata all’interno dello splendido Palazzo della Cultura ( Palazzo Platamone ) in via Vittorio Emanuele quasi adiacente alla Cattedrale di Sant’Agata. L’importante appuntamento artistico è promosso dal Comune di Catania, è prodotto e organizzato dal Gruppo Arthemisia in collaborazione con Herakleidon Museum di Atene ed è curato da Stefano Zuffi: ripercorre il percorso artistico del pittore post-impressionista con una selezione di oltre 170 stupende opere provenienti dal prestigioso museo ateniese su citato.

La mostra deve essere visitata con la massima attenzione ed ogni opera esposta merita una riflessione – si è equipaggiati con audioguide -, quasi una introspezione intima che certamente varia da visitatore a visitatore , anche perché variegata è la tipologia delle opere esposte che va dai disegni alle illustrazioni, dai manifesti pubblicitari alle locandine, per proseguire con gli acquerelli, e le litografie di cui il grande artista è stato eccelso maestro: il tutto costituisce una dotta carrellata nel mondo della Parigi di fine Ottocento , meta imperdibile di artisti di strada, prostitute, ballerine e derelitti che Lautrec predilige nel riportarli nelle sue opere ed ai quali dedica l’intera vita.

La sua è stata un’esistenza assai breve stroncata ad appena trentasette anni, una vita dissoluta contrassegnata dall’alcol e dai bordelli. Vive da sbandato tra le strade e i locali di Montmartre: per il suo eterno girovagare nel cuore di uno dei quartieri parigini che meglio rappresenta la vita da bohémien, è soprannominato “l’anima di Montmartre”.
Henri de Toulouse-Lautrec vede la luce il 24 novembre 1864 in uno dei palazzi di famiglia, l’Hôtel du Bosc, presso Albi, una cittadina del Meridione della Francia, a ottanta chilometri di distanza da Tolosa. La sua è una delle famiglie più prestigiose di Francia: ben presto la sua fragile salute inizia a deteriorarsi in maniera allarmante, quando compie dieci anni si scopre che soffre di una deformazione ossea congenita, la picnodisostosi, che gli procura fortissimi dolori ( alcuni medici la definiscono osteogenesi imperfetta ).

Con il suo modus vivendi spiritoso e cortese, il petit homme (ometto) familiarizza molto presto con gli abitanti di Montmartre e con gli avventori dei suoi locali: qui si dona a un’esistenza sregolata e anticonformista, bohémienne per dirla in breve, che si concretizza nel frequentare locali come il Moulin de la Galette, il Café du Rat-Mort, il Moulin Rouge, traendo da essi la linfa vitale che plasmerà le sue opere. Si spegne alle ore 2:15 del 9 settembre 1901, assistito al capezzale dalla madre disperata, aveva che trentasei anni. Le sue spoglie sono dapprima inumate a Saint-André-du-Bois, per poi vengono traslate nella vicina città di Verdelais, in Gironda.

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