Politica

Pubblicato il 1 marzo 2018 | di Vito Piruzza

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Ecco come si vota il 4 marzo

Per la prima volta eleggeremo il Parlamento con un nuovo sistema che richiede in modo inevitabile un minimo di attenzione.

Il 4 marzo incombe e i cittadini saremo chiamati al voto per rinnovare il Parlamento della Repubblica.

Le elezioni politiche costituiscono il momento fondamentale della vita democratica di una nazione e in questa tornata ci troveremo ad esprimere il nostro voto con un sistema elettorale nuovo, il cosiddetto “rosatellum” varato quattro mesi fa.

 

Come funziona questo sistema? Ma soprattutto, come potremo esprimere il nostro voto?

 

In sintesi, ma sperando comunque di riuscire ad essere chiaro, il sistema è sostanzialmente omogeneo per la Camera dei Deputati e per il Senato della Repubblica e prevede circa un terzo dei candidati eletti con sistema maggioritario e i restanti due terzi con il sistema proporzionale, questa quota proporzionale per la Camera è ripartita a livello nazionale, per il Senato invece regione per regione.

 

Al netto dei seggi riservati per gli Italiani all’estero (6 per il Senato e 12 per la Camera), il territorio è stato diviso in 232 collegi uninominali per la Camera e in 102 collegi per il Senato in questi collegi ogni coalizione o i partiti che non si coalizzano presentano ciascuno un solo candidato e risulta eletto il candidato che riceve un voto più degli altri; questo incentiva i partiti a coalizzarsi e quindi nel caso delle coalizioni si può verificare il caso che nel  singolo collegio non ci sia il candidato del mio partito, ma quello di un partito alleato.

 

I restanti seggi (386 Camera e 207 Senato) vengono suddivisi in proporzione ai voti ottenuti dai partiti o dalle coalizioni (vengono esclusi i partiti che non abbiano raggiunto il 3% o le coalizioni che non abbiano raggiunto il 10%) ed assegnati sulla base di liste bloccate (non ci sono preferenze) in circoscrizioni che raggruppano un numero limitato di collegi uninominali, contrariamente a prima però adesso il nome di tutti i candidati (sia il candidato al collegio uninominale, ma anche le liste dei candidati al proporzionale) sono scritti nella scheda e valutabili dall’elettore.

La Sicilia per esempio è stata divisa per quanto riguarda la Camera in 19 collegi uninominali poi raggruppati in 6 circoscrizioni; per il Senato in 9 collegi uninominali raggruppati in 2 circoscrizioni.

 

Più in dettaglio per la Camera il nostro collegio “maggioritario” comprende quasi tutti i comuni della nostra provincia tranne Pozzallo, Ispica, Monterosso e Giarratana che fanno parte del collegio di Avola, e la circoscrizione “proporzionale” comprende sostanzialmente le province di Ragusa e Siracusa e il Calatino fino a Paternò.

Per il Senato invece il nostro collegio “maggioritario” comprende la nostra provincia e quasi tutta la provincia di Siracusa, la circoscrizione “proporzionale” comprende la Sicilia orientale.

 

Adesso parliamo dell’espressione del voto perché rispetto alle altre elezioni ci sono degli elementi di novità.

Giorno 4 marzo ci verranno consegnate due schede una per la Camera dei Deputati e una per il Senato della Repubblica, le schede saranno di colore diverso, ma assolutamente simili nella struttura perché il meccanismo elettorale è sostanzialmente lo stesso; la scheda sarà ripartita in tanti riquadri quanti sono i candidati nel collegio uninominale. In cima ad ogni riquadro c’è scritto in evidenza il nome del candidato e a seguire i partiti che lo sostengono con a fianco ad ogni simbolo la lista del partito con i nomi dei candidati per la quota proporzionale.

 

Come può esprimere il suo voto l’elettore?

  • Può segnare il nome del candidato e il simbolo di uno dei partiti che lo sostengono: questo è il modo più “completo e pieno” di esprimere il voto;
  • Può votare solo il simbolo del partito che preferisce: e in questo caso il voto si trasferisce automaticamente anche al candidato sostenuto da quel partito nel collegio uninominale;
  • Può votare solo per il candidato: ma anche in questo caso il voto si trasferisce automaticamente anche al partito che lo sostiene, o nel caso che quel candidato sia sostenuto da una coalizione il voto viene ripartito a tutti i partiti della coalizione in percentuale alle preferenze che i partiti di quella coalizione hanno ricevuto in quel collegio.

 

Non è ammesso il voto disgiunto! Se un elettore vota un candidato nel collegio uninominale e un partito che sostiene un altro candidato il voto viene annullato.

 

Quindi se si vuole far vincere un candidato nel collegio uninominale si può votare anche e solo per uno dei partiti che lo sostengono e viceversa, se invece non si vuole votare il candidato del partito per cui abitualmente si vota non c’è altra via che votare per un altro partito.

 

Questo per estrema sintesi è il sistema elettorale con il quale andremo a votare il 4 marzo e come tutti i meccanismi ha luci ed ombre, può piacere o non piacere, ma non si deve perdere mai di vista che è solo uno strumento; la sostanza è la democrazia rappresentativa e le elezioni politiche ne sono la massima espressione.

Giorno 4 marzo comunque eleggeremo le assemblee legislative del nostro Paese, coloro che decideranno il governo che ci amministrerà e che voterà le leggi che regoleranno la nostra vita.

Come recita la Costituzione votare, e ci auguriamo che ciascuno lo faccia in retta coscienza, è un “dovere civico”.

 

 

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Vito Piruzza



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