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Pubblicato il 16 aprile 2018 | di Alessandro Bongiorno

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Io resto qui, ecco i primi segnali di speranza

Circa 85 attività avviate, 130 nuovi posti di lavoro creati: sono questi i primi riscontri del Microcredito per le imprese promosso dalle Diocesi di Ragusa e Noto. Li ha resi noti Renato Meli, direttore dell’ufficio di Pastorale sociale e del Lavoro, nel corso dell’iniziativa “Io resto qui, percorsi di vita che vincono il deserto” che si è tenuta ieri nell’auditorium dell’Itis di Ragusa. «Come Chiesa – ha sottolineato Meli – si tratta di un segno piccolo ma significativo». Il vicario generale don Roberto Asta ha parlato di «segnale di speranza» e auspicato che si possano colmare quei vuoti generati dalle assenze di un progetto di sviluppo per la nostra terra, di una autentica cultura politica e di iniziative che mettano al centro l’universo giovanile.

In questo contesto, il ruolo della Chiesa non può che essere di stimolo all’avvio di processi virtuosi. Il progetto “Policoro”, il Microcredito per l’avvio delle nuove imprese, la scuola di cucina sono passaggi di una visione più ampia che conduce la Chiesa a investire sulla passione e sull’intelligenza dei giovani. Passione, intelligenza e persino sogni di cui il nostro territorio ha bisogno, non potendosi più permettere l’emigrazione in massa di un’intera generazione.

Dall’incontro, promosso dalla Consulta delle aggregazioni laicali e da Radio Karis e moderato da Simone Di Grandi, è emerso come ci siano delle alternative all’andare via. Denise Arcieri ha presentato i risultati di un’inchiesta condotta su Radio Karis e una carrellata di esperienze di giovani che hanno scommesso su un’idea, riuscendo a crearsi il lavoro e il futuro restando a Ragusa. Perché queste esperienze non restino isolate occorrono ancora formazione, partecipazione, cultura imprenditoriale e del lavoro, una comunità che sappia valorizzare il buono che c’è nei territori (anche con il carrello della spesa dando precedenza ai prodotti ragusani). Oggi ci sono più opportunità rispetto a cinque anni fa (quando fu avviato il Microcredito) di accesso ai finanziamenti nelle banche e il governo ha varato misure come “Resto al Sud” che possono stimolare questi processi, anche se nessuno si nasconde le difficoltà che burocrazia, mala amministrazione e anche mafia sono in grado di generare.

Circa 85 attività avviate, 130 nuovi posti di lavoro creati: sono questi i primi riscontri del Microcredito per le imprese promosso dalle Diocesi di Ragusa e Noto. Li ha resi noti Renato Meli, direttore dell’ufficio di Pastorale sociale e del Lavoro, nel corso dell’iniziativa “Io resto qui, percorsi di vita che vincono il deserto” che si è tenuta ieri nell’auditorium dell’Itis di Ragusa. «Come Chiesa – ha sottolineato Meli – si tratta di un segno piccolo ma significativo». Il vicario generale don Roberto Asta ha parlato di «segnale di speranza» e auspicato che si possano colmare quei vuoti generati dalle assenze di un progetto di sviluppo per la nostra terra, di una autentica cultura politica e di iniziative che mettano al centro l’universo giovanile.

In questo contesto, il ruolo della Chiesa non può che essere di stimolo all’avvio di processi virtuosi. Il progetto “Policoro”, il Microcredito per l’avvio delle nuove imprese, la scuola di cucina sono passaggi di una visione più ampia che conduce la Chiesa a investire sulla passione e sull’intelligenza dei giovani. Passione, intelligenza e persino sogni di cui il nostro territorio ha bisogno, non potendosi più permettere l’emigrazione in massa di un’intera generazione.

Dall’incontro, promosso dalla Consulta delle aggregazioni laicali e da Radio Karis e moderato da Simone Di Grandi, è emerso come ci siano delle alternative all’andare via. Denise Arcieri ha presentato i risultati di un’inchiesta condotta su Radio Karis e una carrellata di esperienze di giovani che hanno scommesso su un’idea, riuscendo a crearsi il lavoro e il futuro restando a Ragusa. Perché queste esperienze non restino isolate occorrono ancora formazione, partecipazione, cultura imprenditoriale e del lavoro, una comunità che sappia valorizzare il buono che c’è nei territori (anche con il carrello della spesa dando precedenza ai prodotti ragusani). Oggi ci sono più opportunità rispetto a cinque anni fa (quando fu avviato il Microcredito) di accesso ai finanziamenti nelle banche e il governo ha varato misure come “Resto al Sud” che possono stimolare questi processi, anche se nessuno si nasconde le difficoltà che burocrazia, mala amministrazione e anche mafia sono in grado di generare.

Dall’incontro è quindi partito un invito a non rassegnarsi, a forzare la speranza e a credere, come ha detto Mario Tamburino a nome delle aggregazioni laicali aprendo i lavori, che anche il deserto possa diventare un terreno fertile e persino fiorire.

Dall’incontro è quindi partito un invito a non rassegnarsi, a forzare la speranza e a credere, come ha detto Mario Tamburino a nome delle aggregazioni laicali aprendo i lavori, che anche il deserto possa diventare un terreno fertile e persino fiorire.

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Autore

Alessandro Bongiorno

Giornalista, redattore della Gazzetta del Sud e condirettore di Insieme. Già presidente del gruppo Fuci di Ragusa, è laureato in Scienze politiche.



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