Vita Cristiana

Pubblicato il 20 Settembre 2018 | di Silvio Biazzo

Cinquanta anni fa P. Pio tornava nella Casa del Padre

Era la notte del 23 settembre 1968 e P. Pio ritornava nella casa dal Padre Celeste .

Ci piace parlare oggi delle sue stimmate un argomento che nel corso di decenni ha riempito pagine e pagine di scritti. Ne traiamo lo spunto da una lettera di Padre Pio a Padre Benedetto, datata 22 ottobre 1918 .” Era la mattina del 20 dello scorso mese, in Coro, dopo la celebrazione della santa messa, allorché venni sorpreso dal riposo, simile ad un dolce sonno. Tutti i sensi interni ed esterni, nonche’ le stesse facoltà dell’anima si trovarono in una quiete indescrivibile. In tutto questo vi fu un totale silenzio intorno a me e dentro di me; vi subentrò subito una gran pace ed abbandono alla completa privazione del tutto e una posa nella stessa rovina. Tutto questo avvenne in un baleno. E mentre tutto questo si andava operando, mi vidi dinanzi un misterioso personaggio, simile a quello visto la sera del 5 agosto, che differenziava in questo solamente che aveva le mani ed i piedi ed il costato che grondava sangue. La sua vista mi atterrisce; ciò che sentivo in quell’istante in me non saprei dirvelo. Mi sentivo morire e sarei morto se il Signore non fosse intervenuto a sostenere il cuore, il quale me lo sentivo sbalzare dal petto. La vista del personaggio si ritira ed io mi avvidi che mani, piedi e costato erano traforati e grondavano sangue. Immaginate lo strazio che esperimentai allora e che vado sperimentando continuamente quasi tutti i giorni. La ferita del cuore gitta assiduamente del sangue, specie dal giovedì a sera sino al sabato. Padre mio, io muoio di dolore per lo strazio e per la confusione susseguente che io provo nell’intimo dell’anima. Temo di morire dissanguato, se il Signore non ascolta i gemiti del mio povero cuore e col ritirare da me questa operazione. Mi farà questa grazia Gesù che è tanto buono? Toglierà almeno da me questa confusione che io esperimento per questi segni esterni? Innalzerò forte la mia voce a lui e non desisterò dal scongiurarlo, affinché per sua misericordia ritiri da me non lo strazio, non il dolore perché lo veggo impossibile ed io sento di volermi inebriare di dolore, ma questi segni esterni che mi sono di una confusione e di una umiliazione indescrivibile ed insostenibile”.

Per riflettere ci affidiamo alle parole di Padre Luciano Lotti (Segretario Generale dei Gruppi di Preghiera): “ Parlare delle stimmate di Padre Pio nella nostra società è molto difficile. Per alcuni credervi è impossibile e, dal canto nostro, non possiamo pretendere che qualcuno che non crede affatto nel soprannaturale possa accettare un fenomeno così difficile da spiegare. Anche per il credente le stimmate sono un interrogativo, a volte una pietra d’inciampo, perché, per quanto possiamo essere bravi cristiani, nella nostra società tendiamo a quel benessere che è nascondimento del dolore, che è far finta che la sofferenza non esista tanto da aver cambiato le terminologie: usiamo la parola “scomparso” invece di “morto”, diciamo che una persona è “non vedente” e non “cieca”. Abbiamo adottato purificazioni ipocrite del linguaggio che ci hanno portato a guardare la sofferenza e il dolore come cose talmente brutte e inaccettabili da non volerne assolutamente parlare. Padre Pio usa le sue stimmate come pietra d’inciampo per mostrarci che il dolore non è qualcosa di cui non dobbiamo parlare, ma qualcosa che dobbiamo guardare in faccia, che dobbiamo affrontare. Padre Pio ci suggerisce di guardare e amare le sofferenze di un malato, di un disabile per come appaiono, per quello che sono. Le stimmate sono state, sulla croce di Cristo, uno strumento di redenzione: Padre Pio le porta per cinquant’anni soffrendo per sé stesso e per i fratelli e confessando. Ci insegnano momenti di Preghiera e riflessione sulle Stimmate di San Pio perchè le nostre sofferenze sono strumento di redenzione per la nostra storia. Dio non ha bisogno del nostro sangue e dei nostri momenti di dolore e sofferenza poiché sono proprio questi i momenti in cui Gesù è più vicino a noi, entra nella nostra vita e porta un raggio di gioia”.
La Sua Beatificazione e successiva Canonizzazione appartengono alla storia.

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Autore

Silvio Biazzo

Giornalista Pubblicista dal 1980 , ha collaborato con Radio Insieme, Avvenire, Giornale di Sicilia e Gazzetta del Sud e tv locali, diploma di Maturità Classica, studi universitari in Giurisprudenza , dal 1993 insignito della Onorificenza di Cavaliere dell’ O.M.R.I.



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