Vita Cristiana

Pubblicato il 11 Gennaio 2019 | di Silvio Biazzo

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La festa di S. Antonio Abate a Giarratana

La cittadina dell’altipiano ibleo si prepara a festeggiare in maniera solenne sant’Antonio Abate: è un rito che affonda le radici nella tradizione più antica e che coinvolge l’intera comunità dei fedeli. L’apertura dei festeggiamenti è in programma sabato 12 gennaio quando, nella basilica omonima, che si trova sul colle che sovrasta il centro abitato, alle 16,30 ci sarà il suono a festa delle campane e subito dopo lo sparo di colpi a cannone. Sono i caratteristici segnali che anticiperanno la traslazione del seicentesco simulacro del santo sull’altare maggiore. I solenni festeggiamenti, organizzati dal comitato presieduto dal parroco, don Marius Starczewski, proseguiranno sino a domenica 20 gennaio, data in cui si terrà la festa esterna, con le due processioni, una mattutina e l’altra vespertina. In particolare, poi, da giovedì 17 prenderà il via il triduo di preparazione alla festa che sarà presieduto dal diacono Giovanni Agostini di Monterosso Almo. La basilica ospita una statua di sant’Antonio che risale al 1626, proveniente dall’antico abitato. Il luogo di culto è documentato già nel Trecento come “chiesa sacramentale” e in esso si venera “da tempo immemorabile” l’immagine della Madonna della Neve. La chiesa di sant’Antonio Abate fu rasa al suolo in seguito al disastroso sisma del 1693. L’opera di ricostruzione fu avviata nei primissimi anni del XVIII secolo nella parte più alta dell’abitato. Il tempio, già nel 1748, era ricostruito ed adibito al culto. Tuttavia, fu consacrato solo il 21 settembre 1783 dal vescovo Giovanni Alagona. Sant’Antonio è considerato anche il protettore degli animali domestici. Non è un caso che la domenica della festa esterna, nel primo pomeriggio, sia prevista una speciale benedizione degli animali. Una curiosità: la tradizione di benedire gli animali non è legata direttamente a sant’Antonio: nasce nel Medioevo in terra tedesca, quando era consuetudine che ogni villaggio allevasse un maiale da destinare all’ospedale, dove prestavano il loro servizio i monaci di sant’Antonio. Da qui prese piede un’usanza che fu mutuata su tutto il territorio della cristianità. E che resiste ancora oggi.

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Autore

Silvio Biazzo

Giornalista Pubblicista dal 1980 , ha collaborato con Radio Insieme, Avvenire, Giornale di Sicilia e Gazzetta del Sud e tv locali, diploma di Maturità Classica, studi universitari in Giurisprudenza , dal 1993 insignito della Onorificenza di Cavaliere dell’ O.M.R.I.



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