Vita Cristiana

Pubblicato il 23 Aprile 2019 | di Redazione

Dono alle donne

Nella chiesa madre di Giarratana, è custodita un’opera del 1871 del sacerdote Gaetano Distefano che ritrae la Vergine Desolata attorniata dalle donne. È la Madre che ha lasciato il corpo martoriato del Figlio nel sepolcro e che tornata a casa guarda con dolore composto la corona di spine adagiata su un bianco velo. Le donne hanno lo sguardo rivolto a lei, nell’atto di consolarla, mentre altre hanno l’espressione attonita per quanto hanno vissuto.  Quali siano stati i pensieri di queste donne non lo sappiamo, i vangeli non ne parlano. Degli amici di Gesù ci viene raccontata la fuga, il rinnegamento di Pietro, l’impiccagione dell’Iscariota. Delle donne ci viene detto che erano con Maria sua madre sotto la croce. Ad eccezione di Giovanni, nessuno degli amici del Maestro è presente perché impauriti, se non addirittura delusi per quanto successo. Ed ancora; con la sola eccezione di due discepoli (Giuseppe d’Arimatea e Nicodemo) ed un solo apostolo, Giovanni, la sepoltura è eseguita alla presenza delle donne. Sono esse a condividerne con la Madre il dolore nella “notte oscura” del Sabato Santo.

Nella società giudaica del tempo, la donna era emarginata, esclusa dall’istruzione e la sua testimonianza non valeva in giudizio, era oggetto di proprietà materiale degli uomini al pari del bestiame. In questo contesto, socio-culturale, Dio ama il “paradosso” così che la venuta del Verbo trova il suo inizio con il servirsi delle donne, mandando in frantumi il pensare secondo le regole stabilite dagli uomini. Le donne, come è successo con l’Annunciazione e con la visita di Maria alla cugina Elisabetta, sono le prime destinatarie e protagoniste della “Buona Novella” che, accogliendola nel cuore, le consacra già donne credenti. In Maria, questo miracolo si manifesta in maniera eminente: Maria, custodisce “più la Verità nella sua mente, che la carne nel suo grembo”, poiché “Cristo è verità nella mente di Maria, Cristo è carne nel grembo di Maria. Conta di più ciò che è nella mente di ciò che è portato nel grembo” (Discorsi , disc. 25 S. Agostino). Il “paradosso” di Dio si manifesta nuovamente nell’annuncio della Resurrezione. A Nazareth, Gabriele viene inviato a Maria; a Gerusalemme gli Angeli sono inviati alle donne. Irrompe Dio nella quotidianità dei gesti a Nazareth, irrompe la potenza del Risorto davanti alla fragilità fisica delle donne che pensavano a chi avrebbe rotolato l’enorme masso per entrare nel sepolcro e terminare il rito della sepoltura.

Le donne, durante la vita pubblica, avevano seguito il Maestro con discrezione. A volte, però, come nell’episodio della resurrezione di Lazzaro, questa discrezione era stata rotta, così che Marta ebbe a pronunciare parole di professione di fede “Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo il Figlio del Dio che deve venire nel mondo” (Gv 11, 27). Dunque niente di straordinario se il Signore abbia voluto che la Resurrezione avvenisse in primo luogo nel cuore delle donne perché esse non si erano staccate da Lui; in un certo senso erano rimaste inchiodate al Maestro e sorretto la Madre chiamata a generare sul Golgota ciascuno di noi. Come nella notte di Betlemme, anche la Resurrezione aveva bisogno di “incarnarsi” cioè di diventare vita, presenza, realtà . E le donne erano le più adatte. Oso dire che, con Maria, le donne sono state chiamate ad accogliere, ricordare  dunque portare l’annuncio: “Davvero il Signore è risorto!” (Lc.24,34). Queste donne, private di dare testimonianza in tribunale dove la cui parola non era credibile se non c’era un testimone maschio che la supportava, venivano scelte dal Signore per annunciare l’evento straordinario della sconfitta della morte e il trionfo della vita. “Senza quelle donne la salvezza di Cristo sarebbe caduta nel nulla “( D. Marzotto – “Pietro e Maddalena . Il vangelo corre a due voci”). L’annuncio di Maria di Magdala della pietra ribaltata, fa correre i due apostoli (Pietro e Giovanni) al sepolcro che credono, non perché detto da Maria, ma per le bende e il sudario privi del corpo del Signore e tornano a casa nell’ordinarietà perché con semplicità Giovanni afferma che non “avevano infatti compreso la Scrittura che Egli cioè doveva risuscitare dai morti (GV20, 9). E Maria? Maria rimane, piange non si dà pace e viene fatta partecipe dell’apparizione del Maestro.  “Maria” ( Gv 20,16) è la sola parola del Risorto; “Rabbuni” (Gv 20,16) è la sola parola della discepola che riconosce il Maestro. Quel “voltarsi” rappresenta il cambiamento immediato dal dolore alla gioia, quasi una “incarnazione” della resurrezione nel cuore di Maria di Magdala che vede il Signore nella sua gloria e vorrebbe trattenerlo, lo vorrebbe tutto per sé.

È il premio del Signore a chi è rimasto fedele ai piedi della croce, che ha accolto lo Spirito del Crocifisso morente, e dunque è chiamata ad essere “apostola apostolorum” (S. Gregorio Magno) cioè figura che evangelizza coloro che hanno, sì seguito Gesù, ma sono fuggiti nella notte del Getsemani e ora stentano a credere. Alle donne è stata dato il compito di capire il mistero della passione, morte e resurrezione di Gesù. Per questo sono le più adatte ad aprire le porte alla missione, ad allargare i confini. Spetterà al Risorto andare incontro ai suoi discepoli ma nell’intimità. Presto, Egli apparirà nel luogo dove sono riuniti mostrando i segni gloriosi della sua passione, lungo la via di Emmaus spezzando il pane, Tommaso potrà toccare le sue piaghe, Giovanni lo riconoscerà sul lago ascoltando la sua voce, “È il Signore” (Gv 21,7) cui farà seguito il tuffo di Pietro in acqua e il silenzioso pasto di tutti sulla riva, ma sono atti intimi del Maestro con i suoi, mentre alle donne è spettato l’atto più grande: il primo annuncio che il Maestro era tornato in Vita. Nella vita della mistica Teresa d’Avila, Gesù fa partecipe la santa facendole conoscere il dolore di sua Madre, delle sue sofferenze e di quanto Lui, il Risorto, ha dovuto “intrattenersi con la Madre” per consolarla nella mattina di Pasqua. Anche questo è un segno di Gesù, lungo la storia in cui ha preferito confessare solo al “genio” femminile quello che i Vangeli hanno forse volutamente tenuto nascosto.

Carmelo Ferraro

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Redazione

"Insieme" esce col n° 0 l'8 dicembre del 1984. Da allora la redazione è stata la "casa di formazione" per tanti giovani che hanno collaborato con passione ed impegno.



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