Società

Pubblicato il 23 Maggio 2019 | di Eleonora Pisana

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Mafia e Amministrazioni locali

In occasione del secondo incontro dei percorsi di formazione politica e sociale “Civicamente”, sul tema “Mafia e Amministrazioni locali”, il prof. Francesco Raniolo e il prof. Ercole Giap Parini, entrambi dell’Università della Calabria, hanno esposto i risultati della loro ricerca, conclusasi lo scorso febbraio, sul commissariamento dei comuni per mafia.

Il loro lavoro, sollecitato dall’ex presidente della Commissione parlamentare di inchiesta antimafia,  si è incentrato sulla realtà calabrese, ma mette in risalto alcune criticità valide anche in altre regioni. In Italia sono circa 60 i comuni sciolti per mafia, le regioni con il maggior numero di scioglimenti dal 1991 sono proprio la Calabria (113), la Campania (107) e la Sicilia (78); sebbene, come sottolineato  dai due ricercatori, i dati non possano rappresentare  la reale incidenza del fenomeno. Particolarmente allarmante è il fenomeno delle recidive, sintomo da un lato della particolare virulenza delle infiltrazioni mafiose, ma anche della non appropriatezza della “cura”.

I prof. Raniolo e Parini nel loro lavoro di ricerca hanno voluto proprio indagare sulle radici dell’inconsistenza della normativa e studiare il fenomeno delle recidive dall’interno, grazie alle testimonianze dei commissari straordinari in Calabria. Mediante questi confronti, con tredici commissari diversi, si è provati ad arrivare al nocciolo del problema: innanzitutto la poca chiarezza della normativa riguardo all’obiettivo da raggiungere in questi comuni durante gli anni di commissariamento. Secondo alcuni bisognerebbe ristabilire l’ordine amministrativo, altri riconoscono che invece sarebbe anche auspicabile un accompagnamento formativo della nuova classe politica. C’è senza dubbio molta volontà, ma pochissimi strumenti, poiché un grande ostacolo è proprio il tempo, sebbene il commissariamento abbia una durata che varia dai 12 a 18 mesi, prorogabili fino a 24 mesi per casi eccezionali; il Commissario dedica ad un comune solo un giorno a settimana in cui deve assolvere a compiti diversi. Emerge anche un problema di preparazione: buona parte dei Commissari ha un’eccellente preparazione in ambito giuridico, ma una scarsa conoscenza del fenomeno mafioso e del tessuto sociale in cui si opera, ricoprendo così un ruolo più burocratico, che di lotta alla mafia.

La legislazione esistente, nonostante i suoi limiti, rappresenta l’unico baluardo in caso di infiltrazioni mafiose. Infatti, la normativa sugli scioglimenti (decreto legge n. 164 del 1991), che è figlia delle grandi stragi, fu la prima a riconoscere l’elemento organizzativo della mafia ed è l’unico strumento in grado di ridimensionarne la sfera di influenza.

Venerdì 24 maggio, alle ore 18:00 presso il Saloncino del Vescovado (in via Roma 109, a Ragusa) si terrà il terzo ed ultimo incontro di “Civicamente”, un “Laboratorio di approfondimento” sulla partecipazione e comunicazione responsabili in politica propedeutico al corso, che avrà inizio ad ottobre 2019. Possono partecipare al laboratorio solo coloro che si sono già iscritti al corso. Per coloro che non l’avessero ancora fatto è possibile inviare una mail a problemisociali@diocesidiragusa.it.

Eleonora Pisana

 

 

 

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Autore

Eleonora Pisana

Diplomata in maturità classica, studia Scienze della Comunicazione a Catania. Ha collaborato con alcune testate giornalistiche on-line e ha svolto un tirocinio presso il quotidiano “La Sicilia” di Ragusa. Attualmente volontaria del servizio civile presso l’Ufficio Comunicazioni Sociali della Diocesi di Ragusa.



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