Cultura

Pubblicato il 23 Maggio 2019 | di Luca Farruggio

Spiritualità, vita interiore, politica: puntare lo sguardo verso l’essenziale

Quando parliamo di spiritualità a cosa pensiamo? Sicuramente alla vita interiore. Ma per non renderla troppo vaga o costruita su personalismi sterili, abbiamo il dovere di spiegarla almeno a noi stessi. Per questo motivo abbiamo bisogno di parole, di un lessico. Qualcosa che ci toglie dall’imbarazzo di una muta e cattiva solitudine e ci porti alla condivisione e alla comprensione di sé e dell’altro. Questo è l’impegno che, nel 1999, si è preso Enzo Bianchi, fondatore della Comunità di Bose, pubblicando per Rizzoli un “Lessico della vita interiore. Le parole della spiritualità”.

Attraverso parole fondamentali come “meditazione”, “ascolto”, “silenzio”, “amore del nemico”, “morte”, “fede” e altre ancora, Bianchi cerca di dare un senso a tutti quegli aspetti fondamentali della spiritualità cristiana. Un percorso difficile, ma necessario per sperare nel Vangelo con più consapevolezza; un libro per capire il proprio carisma e metterlo al servizio della comunità in cui si vive. Un compito necessario in tempi in cui l’amore per Dio, per il prossimo e soprattutto per il nemico, non trova un riscontro nella nostra società e nei nostri cuori.

Alcuni filosofi hanno parlato della “morte di Dio”, ma preferisco nominare questo fenomeno come “morte di Gesù”. Ciò che in Gesù è “Verità, Via e Vita” (cf. Gv 14,6), si è tradotto in freddi concetti. Molte volte sembra che la religione cristiana si sia ridotta a impartire imperativi categorici, a comunicare dogmi senza fare capire i problemi intrinseci ai discorsi teologici e a proporre ciecamente un’etica del buon senso civile, in cui viene dimenticata la complessità dell’essere umano e il suo essere per natura in cammino perenne, quindi anche in contraddizione in certi momenti della vita. Scrive Enzo Bianchi: «Questa riduzione dell’esperienza cristiana a morale è la via più diretta per la vanificazione della fede. La fede, invece, ci porta a fare un’esperienza reale di Dio, ci immette cioè nella vita spirituale, che è la vita guidata dallo Spirito Santo».

Se da un lato è vero che la propria e intima fede non deve essere necessariamente spiegata agli altri, dall’altro lato è evidente che c’è un grande bisogno di tornare a parlare di ciò che abbiamo smarrito durante il nostro cammino. C’è il bisogno di una comunità in cui le parole più profonde ritornino ad avere un senso per una vera comunicazione, per il bene comune. Anche in questo caso un segnale decisivo arriva sempre dalla Comunità Bose e dal suo nuovo priore, Luciano Manicardi, che ha pubblicato da poco per Qiqajon “Spiritualità e politica”.

Riprendendo da Max Weber, sociologo e filosofo tedesco, la vocazione propria dell’uomo politico, Manicardi fa emergere i tratti spirituali necessari per attuare una buona politica. L’azione politica sempre è a servizio di una causa, la causa a cui il politico si consacra implica una fede: «Egli può servire la nazione o l’umanità, può dar la sua opera per fini sociali, etici o culturali, mondani o religiosi … sempre però deve avere una fede». Max Weber ritiene che chi si impegna nell’agone politico debba accordare un’attenzione particolare alla cura della propria vita interiore: la politica, che conduce l’uomo a gestire forza e potere, e perfino la “violenza legittima”, porterà con sé “pericolose tentazioni”, condurrà a incontrare il male, a confrontarsi con potenze diaboliche, a subire seduzioni potenti e richiederà perciò discernimento e saldezza, conoscenza di sé e lotta interiore, capacità di volere e capacità di dire di no. Se la dedizione alla politica esige passione, senso di responsabilità e lungimiranza, essa richiede un rigoroso esercizio al governo di sé e delle proprie passioni per acquisire forza e autorevolezza. E magari l’assunzione di quella virtù che si chiama coerenza.

Da questi due importanti libri emerge l’esigenza sia della ricerca di una forte fede personale sia di una spiritualità che sia il fondamento per uscire da una crisi più umana-politica che economica. In questi tempi tutto ciò può sembrare paradossale, inattuale e inutile. Ma se volgiamo lo sguardo verso l’essenziale tutto ciò non ci sembrerà assurdo. Bianchi e Manicardi ci riportano su un cammino di umanizzazione per evitare la barbarie che sta avanzando senza ostacoli nei nostri cuori e nei nostri paesi. E questo cammino va intrapreso anche a costo di essere incompresi o individuati, ancora una volta, come una “vox clamantis in deserto”.

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Autore

Luca Farruggio

(Catania 1984). Filosofo e poeta, si è laureato al San Raffaele di Milano nel 2011. È allievo di Massimo Cacciari ed Enzo Bianchi. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo Bugie estatiche (Il Filo 2006, prefazione di Manlio Sgalambro) e Del pessimismo teologico (Il Prato 2017, prefazione di Giuseppe Girgenti). Si guadagna da vivere insegnando in Veneto e ogni tanto, come pubblicista, dice la sua dove gli capita.



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