Cultura digitale

Pubblicato il 9 Luglio 2019 | di Redazione

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Il digitale palestra di razzismo e odio?

Stefano Pasta è membro del CREMIT e del CRRI, entrambi dell’Università Cattolica di Milano

Come si risponde all’odio verso l’altro nel digitale? Come si crea responsabilità sociale nel web? Prova a rispondere a queste domande Stefano Pasta, ricercatore in pedagogia dell’Università Cattolica, nel libro appena edito da Scholé Morcelliana “Razzismi 2.0. Analisi socio-educativa dell’odio online” (prefazione di Pier Cesare Rivoltella e postfazione di Milena Santerini). Si muove su due direzioni: da un lato, l’analisi delle diverse forme di comunicare online in modo scorretto, dall’hate speech al coro antisemita delle pgine social calcistiche, dai gruppi di razzismo militante ed estremo alle conversazioni in cui gli adolescenti si insultano ricorrendo a parole xenofobe senza capirne il significato ma solo per superficialità. Razzismi al plurale, appunto. Dall’altro lato, il libro – destinato a insegnanti, educatori, operatori sociali, studenti, genitori, decisori politici e cittadini – passa al “cosa fare”. La proposta è un approccio morale che educhi a comportamenti di aiuto e cooperazione, orientando ad essere non solo naturalmente, ma anche culturalmente, “negli” altri e “per” gli altri. «Educare – dice il ricercatore della Cattolica – è più importante della denuncia: promuovere gli anticorpi della Rete e l’attivismo digitale di cittadini che devono essere formati come agenti morali che si assumono responsabilità personale». E, infatti, i dati della recente ricerca Eu Kids Online, svolta tra ragazzi da 11 a 17 anni, ci dicono che i giovanissimi affermano di aver incontrato l’odio online, in gran parte non lo approvano, ma la maggioranza non fa nulla per contrastarlo. «Passare da spettatori a soccorritori» è una delle chiavi del libro, in cui sono presentati anche progetti e campagne, dall’Italia all’Australia, per educare a non essere indifferenti di fronte al male.

Razzismi 2.0 Analisi socio-educativa dell’odio online

Due capitoli sono poi dedicati a come l’online influenzi le performances di odio. Dalla velocità 2.0 all’analfabetismo emotivo, dalla banalizzazione dei contenuti alle fake news e la post-verità, dal ruolo di meme e immagini (che spiega il successo di Instagram) alla spirale del silenzio. L’autore non vuole colpevolizzare l’ambiente o le tecnologie, ma conoscere queste caratteristiche è la base per progettare interventi efficaci di prevenzione e contrasto. Inserisce questi comportamenti nello spettro della cyberstupidity (che include il sexting e il cyberbullismo, per esempio), cioè quando non le conseguenze delle proprie azioni non vengono valutate con consapevolezza. Nel libro Pasta racconta di conversazioni, via social network, con adolescenti che hanno partecipato a performances razziste: «Ripetono frasi come “non prendermi sul serio”, “era solo una battuta”, anche quando inneggiano allo sterminio etnico. Con i nuovi media non basta più educare lo spettatore, occorre anche educare il produttore che ogni spettatore è diventato grazie allo smartphone che si porta in tasca, sviluppando responsabilità e pensiero critico».

Stefano Pasta è membro del Centro di Ricerca sull’Educazione ai media dell’Informazione e alla Tecnologia (Cremit) e del Centro di Ricerca sulle Relazioni Interculturali, entrambi dell’Università Cattolica di Milano.

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"Insieme" esce col n° 0 l'8 dicembre del 1984. Da allora la redazione è stata la "casa di formazione" per tanti giovani che hanno collaborato con passione ed impegno.



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