Vita Cristiana

Pubblicato il 15 Gennaio 2020 | di Mario Cascone

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La politica come carità in grande e l’impegno sociale come vocazione

La politica trova la sua ragion d’essere nel costruire il bene della “polis”, ossia della città in cui gli uomini e le donne quotidianamente abitano. Chi viene eletto ad amministrare la città o a governare le regioni e la nazione si deve porre al servizio del bene comune, che è il bene di tutti e di ciascuno, bandendo dalla sua azione ogni forma di interesse personale o di parte. Utilizzare il potere per costruire il bene della città è il fine della politica, servirsi del potere per fare i propri interessi è il male per eccellenza, che porta facilmente la gente a non avere più fiducia nei politici di professione e a deplorarne il comportamento immorale.

Oggi purtroppo la classe politica brilla per la sua mediocrità. Qualcuno si distingue per la capacità di gridare in modo rozzo e volgare alcuni slogan di facile impatto sulla pubblica opinione; qualche altro utilizza con diabolica scaltrezza i mass media, al fine di propagandare in modo pervasivo e assillante le proprie idee, anche quando sono apertamente censurabili; qualcuno infine ha sempre di mira un nemico da demonizzare e da combattere, ingaggiando un’azione politica violenta e integralista, che sfocia talora nel fanatismo.

A fronte di queste situazioni si alimenta nella gente la convinzione che la politica sia una cosa sporca, un ambito in cui sono tutti ladri e corrotti. Di conseguenza aumenta il disinteresse per l’impegno politico da parte di tante persone, che potrebbero dare il proprio prezioso contributo in ordine alla costruzione del bene comune. In questo modo si lascia libero spazio ai peggiori e ai mediocri oppure ai forti di turno. Risulta perciò sempre più urgente lo sforzo di ridare nobiltà etica alla politica.

Giorgio La Pira, soleva dire che fare politica significa dare lavoro ai disoccupati e costruire case dove la gente possa abitare, ospedali in cui i malati possano curarsi, scuole in cui i giovani vengano istruiti. Ed aggiungeva che, dopo l’unione con Dio, la politica è la più alta forma di carità! Anche Paolo VI affermava che la politica è la carità in grande, cioè una forma di amore, che cerca di dare risposte strutturali ai problemi della povertà, dell’occupazione, dell’ordine pubblico, della sanità, della pubblica istruzione, dell’ambiente.

Naturalmente le vocazioni ad un impegno politico serio e moralmente rigoroso non si inventano, ma devono essere ricercate attraverso un adeguato percorso di formazione delle coscienze e delle intelligenze, nel quale anche la comunità ecclesiale può e deve fare la sua parte. I cristiani infatti non possono rinchiudersi nel sacro tempio, limitandosi a celebrare belle liturgie. Essi sono chiamati ad inserirsi come sale e come lievito nella vita sociale, per portare in essa i valori del Vangelo. L’impegno temporale dei cristiani è ineludibile, se non si vuole ridurre la fede a qualcosa di privatistico e di intimistico.

È indilazionabile che la Chiesa, in sinergia con altre istituzioni educative, possa contribuire a formare una nuova classe dirigente del nostro Paese, memore anche della sua tradizione, che annovera personaggi come Giorgio La Pira, Alcide De Gasperi, don Luigi Sturzo, Aldo Moro: sono tutte persone delle quali è in corso il processo di beatificazione, a testimonianza del fatto che, attraverso un impegno politico interpretato in termini di carità e di servizio al bene comune, ci si può anche santificare.

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Autore

Mario Cascone

Sacerdote dal 1981, attualmente Parroco della Chiesa S. Cuore di Gesù a Vittoria, docente di Teologia Morale allo studio Teologico "San Paolo" di Catania e all'Istituto Teologico Ibleo "S. Giovanni Battista" di Ragusa, autore di numerose pubblicazioni e direttore responsabile di "insieme".



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